04/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un uomo al giorno salta su una mina. La storia di Armando, contadino saltato su un ordigno Farc
dal nostro inviato
Stella Spinelli 
 
 
Armando Albarino, Colombia. Foto di Matt Shonfeld“Stavo tornando dai campi. A due ore di cammino da qui. In mezzo alla fitta selva. All’improvviso quello scoppio e un dolore lancinante. Non avevo il coraggio di guardarmi la gamba. Riuscivo solo a urlare”. Armando Albarino ha 51 anni, la faccia segnata dal sole e dalla fatica. Ma i suoi occhi brillano ancora. Due anni fa saltò su una mina antiuomo nascosta nella vegetazione che ricopre i monti sovrastanti il suo villaggio, nella regione del Sur de Bolivar. Adesso al posto della gamba destra ha una protesi, dal ginocchio in giù. “Mi raccolsero gli stessi guerriglieri che l’avevano piazzata. Sembra strano no?!”, Armando sorride, ironico “Si scusarono anche. Ero a terra sanguinante, gli spasimi mi abbagliavano la vista, sudavo, gridavo, piangevo. E non avevo certo voglia di ascoltare le loro scuse. Ma quei ragazzi in mimetica continuarono a parlare. Mi spiegarono che le mine che loro sotterrano sono rivolte ai soldati, che gli ultimi a cui vogliono fare del male siamo noi contadini. Una tiritera che continuò per tutto il tragitto fino ad Alto Cañabraval, il mio paese, l’unico centro abitato nel raggio di chilometri”.
  Armando Albarino, Colombia. Foto di Matt Shonfeld
Scene di vita quotidiana. Scrolla le spalle spesso mentre racconta. Sta mescolando un brodo di gallina fumante sul fuoco di una cucina arrangiata fuori casa. Vive in una capanna di nudo legno, senza pavimento: due stanze, qualche scaffale inchiodato qua e là, sedie di plastica bianca e niente più. Ogni tanto un pollo arzillo e canterino fa la spola dall’orto, sul retro, al padiglione antistante l’abitazione. Armando prosegue il suo racconto: “Parole, solo parole. L’unica cosa che so è che da quel giorno sono diventato inutile, per la mia famiglia, per questa vita, l’unica che io conosca. Sono nato campesinos, figlio di campesinos, è questo che sono. Ma un contadino senza una gamba è tale e quale a un cavallo zoppo: un peso che non possiamo permetterci”. Il suo tono si fa triste, ma rassegnato: “Abbiamo sette figli e tocca a mia moglie tutto il fardello. E’ lei che cerca di portare a casa il necessario per tirare avanti. A me non resta che cucinare e portare avanti questo scarno orticello”.
La protesi di Armando ha comunque una struttura strana. È senza il piede. Per camminare ha incastrato artigianalmente una sorta di tronco. “Mi si è usurata poco dopo. Non era delle migliori evidentemente – spiega – così mi sono arrangiato. Non avevo certo tempo né tanto meno soldi per tornare all’ospedale. Mi ci vogliono circa cinque ore di viaggio e 50mila pesos (20 euro). Una fortuna”. Per arrivare al centro chirurgico più vicino la gente di questo villaggio deve affrontare un lungo viaggio suddiviso in tre tappe.
 
La cucina in legno. Foto di Matt ShonfeldViaggio della speranza. La prima tratta dura tre ore a bordo di un carro merci. Grazie a un potente motore quattro per quattro con marce ridottissime, questa speciale corriera è l’unico mezzo che può permettersi di trasportare persone e vivande in questa zona. Arrampicandosi su e giù per quelle strade impervie, fatte di veri e propri crateri, di fiumi da guadare, di pendii da sfiorare, è la sola speranza per gli abitanti di Alto Cañabraval, l’unico collegamento con il mondo. Gente di ogni età siede stipata nel cassone, tra balle di farina e yucca, di fagioli e riso, sotto il sole battente. Termine della prima tratta: San Pablo, cittadina sulla sponda sinistra del fiume Magdalena, da dove parte la barchetta verso Barrancabermeja. Un’ora di navigazione e finalmente la meta è vicina. L’ospedale è nel centro della grande città costiera, culla delle raffinerie di petrolio e del paramilitarismo. “Ho rischiato di morire dissanguato – sussurra Armando - ma è storia vecchia. La mia. Purtroppo però ogni giorno rischiamo la vita quassù. Specialmente i bambini. Non ci sono medicine né dottori. C’è un centro di salute nuovo di zecca costruito dall’Unione Europea, ma è vuoto e deserto. Siamo letteralmente dimenticati dallo Stato”.
 
Bambino in lacrime. Foto di Matt ShonfeldRecord. In Colombia, un uomo al giorno salta su una mina. L’Osservatorio per le mine ha reso pubblico il nuovo resoconto annuale. Sono 659 i comuni disseminati di mine: 289 in più rispetto al 2000. Negli ultimi cinque anni 2.358 persone sono state colpite da questi ordigni. Antioquia, Meta e Norte de Santander sono le zone che hanno registrato il maggior numero di casi. Tra il 2000 e il febbraio di quest'anno il numero dei luoghi infestati è salito del 46 percento. L'offensiva dell'esercito ha spinto i ribelli delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) a minare molti territori rurali, specialmente ne La Macarena, per proteggere le coltivazioni di coca. Secondo l'Osservatorio, sulle 4.575 persone colpite dal 1990, più di 1.600 erano civili, quasi tutti contadini, e 476 bambini. In quest'arco di tempo sono morte 1.125 persone.
 
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Colombia
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