Un uomo al giorno salta su una mina. La storia di Armando, contadino saltato su un ordigno Farc
dal nostro inviato
Stella Spinelli

“Stavo tornando dai
campi. A due ore di cammino da qui. In mezzo alla fitta selva. All’improvviso
quello scoppio e un dolore lancinante. Non avevo il coraggio di guardarmi la
gamba. Riuscivo solo a urlare”. Armando Albarino ha 51 anni, la faccia segnata
dal
sole e dalla fatica. Ma i suoi occhi brillano ancora. Due anni fa saltò su una
mina antiuomo nascosta nella vegetazione che ricopre i monti sovrastanti il suo
villaggio, nella regione del Sur de Bolivar. Adesso al posto della gamba destra
ha una protesi, dal ginocchio in giù. “Mi raccolsero gli stessi guerriglieri
che l’avevano piazzata. Sembra strano no?!”, Armando sorride, ironico “Si
scusarono anche. Ero a terra sanguinante, gli spasimi mi abbagliavano la vista,
sudavo, gridavo, piangevo. E non avevo certo voglia di ascoltare le loro scuse.
Ma quei ragazzi in mimetica continuarono a parlare. Mi spiegarono che le mine
che loro sotterrano sono rivolte ai soldati, che gli ultimi a cui vogliono fare
del male siamo noi contadini. Una tiritera che continuò per tutto il tragitto
fino ad Alto Cañabraval, il mio paese, l’unico centro abitato nel raggio di
chilometri”.

Scene di vita quotidiana. Scrolla le spalle spesso mentre racconta. Sta mescolando un brodo
di gallina fumante sul fuoco di una cucina arrangiata fuori casa. Vive in una
capanna
di nudo legno, senza pavimento: due stanze, qualche scaffale inchiodato qua e
là, sedie di plastica bianca e niente più. Ogni tanto un pollo arzillo e
canterino fa la spola dall’orto, sul retro, al padiglione antistante
l’abitazione. Armando prosegue il suo racconto: “Parole, solo parole. L’unica
cosa che so è che da quel giorno sono diventato inutile, per la mia famiglia,
per questa vita, l’unica che io conosca. Sono nato campesinos, figlio di
campesinos, è questo che sono. Ma un contadino senza una gamba è tale e quale
a
un cavallo zoppo: un peso che non possiamo permetterci”. Il suo tono si fa
triste, ma rassegnato: “Abbiamo sette figli e tocca a mia moglie tutto il
fardello. E’ lei che cerca di portare a casa il necessario per tirare avanti.
A
me non resta che cucinare e portare avanti questo scarno orticello”.
La protesi di Armando ha
comunque una struttura strana. È senza il piede. Per camminare ha incastrato
artigianalmente una sorta di tronco. “Mi si è usurata poco dopo. Non era delle
migliori evidentemente – spiega – così mi sono arrangiato. Non avevo certo
tempo né tanto meno soldi per tornare all’ospedale. Mi ci vogliono circa cinque
ore di viaggio e 50mila pesos (20 euro). Una fortuna”. Per arrivare al centro
chirurgico più vicino la gente di questo villaggio deve affrontare un lungo
viaggio suddiviso in tre tappe.
Viaggio della speranza. La prima tratta dura tre ore a bordo di un
carro merci. Grazie a un potente motore quattro per quattro con marce
ridottissime, questa speciale corriera è l’unico mezzo che può permettersi di
trasportare persone e vivande in questa zona. Arrampicandosi su e giù per
quelle strade impervie, fatte di veri e propri crateri, di fiumi da guadare, di
pendii da sfiorare, è la sola speranza per gli abitanti di Alto Cañabraval,
l’unico collegamento con il mondo. Gente di ogni età siede stipata nel cassone,
tra balle di farina e yucca, di fagioli e riso, sotto il sole battente. Termine
della prima tratta: San Pablo, cittadina sulla sponda sinistra del fiume
Magdalena, da dove parte la barchetta verso Barrancabermeja. Un’ora di
navigazione e finalmente la meta è vicina. L’ospedale è nel centro della grande
città costiera, culla delle raffinerie di petrolio e del paramilitarismo. “Ho
rischiato di morire dissanguato – sussurra Armando - ma è storia vecchia. La
mia. Purtroppo però ogni giorno rischiamo la vita quassù. Specialmente i
bambini. Non ci sono medicine né dottori. C’è un centro di salute nuovo di
zecca costruito dall’Unione Europea, ma è vuoto e deserto. Siamo letteralmente
dimenticati dallo Stato”.
Record. In Colombia, un uomo al
giorno salta su una mina. L’Osservatorio per le mine ha reso pubblico
il nuovo
resoconto annuale. Sono 659 i comuni disseminati di mine: 289 in più
rispetto al
2000. Negli ultimi cinque anni 2.358 persone sono state colpite da
questi
ordigni. Antioquia, Meta e Norte de Santander sono le zone che hanno
registrato
il maggior numero di casi. Tra il 2000 e il febbraio di quest'anno il
numero dei luoghi infestati è salito del 46 percento. L'offensiva
dell'esercito ha spinto i ribelli delle
Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) a minare molti
territori
rurali, specialmente ne La Macarena, per proteggere le coltivazioni di
coca.
Secondo l'Osservatorio, sulle 4.575 persone colpite dal 1990, più di
1.600
erano civili, quasi tutti contadini, e 476 bambini. In quest'arco di
tempo sono
morte 1.125 persone.