11/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Comunità di popolazione in resistenza, un viaggio dove si difende tradizione e natura contro distruzione e mercato
Scritto per noi da 
Marc A. Gonzalez Aguilar
Mònica Vergés Solervicens
 

Scena di mercato. Foto di Marc e Monica
L’imponente foresta che ospita la Comunità di popolazione in resistenza Santa Rita è preceduta da un cartellone dove si può leggere una frase che dà qualche indicazione sulla gente che ci vive: “Il popolo dice Sì ai fiumi per la vita, No alle dighe”. Questo succede perché a Santa Rita si può ancora sentire lo spirito della comunità in lotta all’interno di un paese dove i valori sono sempre più minacciati dal neoliberismo selvaggio e dall’apatia che flagellano la zona. Valenzuela,  uno storico studioso delle Cpr, a questo riguardo diceva di sentire ancora di più la responsabilità di mantenere vivi i valori appresi durante la vita in montagna perché la situazione si va facendo sempre più ostile e minaccia di peggiorare in futuro.
“Benvenuti al calore della Cpr, il calore umano e della foresta”. Con questa frase ci danno il benvenuto Judith e la sua famiglia di sei persone, che ci accolgono e condividono con noi la loro esperienza.
 
Turista al mercato. Foto di Marc e MonicaUn po' di geografia. Questa regione a nord del Guatemala è la più grande del paese e confina con il Messico e il Belize. Il Peten è da sempre conosciuto per le sue foreste, le sue risorse idriche, e soprattutto per i complessi architettonici Maya dislocati per tutto il territorio (Tikal, Ceibal, Piedras Negras, El Mirador etc.). Negli ultimi anni, il forte sfruttamento delle risorse petrolifere e boschive della zona ne sta modificando troppo velocemente l’aspetto.
Al centro di tutto questo confluire di interessi e ricchezze si trova una delle poche Cpr esistenti in Guatemala.
 
Lago e cascata. Foto di Marc e MonicaUn po' di storia. Le Cpr nacquero in seguito al lungo e duro genocidio della guerra civile promossa dai governi militari di destra che si sono succeduti al comando del paese. La guerra provocò un elevato numero di vittime e centinaia di migliaia di rifugiati e sfollati, specie durante gli anni ’80. Di conseguenza, nelle montagne e nelle foreste si raccolsero tutti coloro che per sfuggire agli abusi dell’esercito dovettero abbandonare le loro case e vivere in comunità organizzate, senza mai poterne uscire per gli ultimi otto anni della guerra. Con gli accordi di pace del ’96, le Cpr furono obbligate ad abbandonare i loro insediamenti in cambio dell’impegno da parte del governo a trovare per tutti loro un nuovo posto dove vivere. Nel ’98 le Cpr uscirono dalla foresta Lacandona, alle foci del fiume Usumacinta, per insediarsi di nuovo nel paese, ma il governo non mantenne fede agli accordi presi, rese anzi ancora più difficile le loro condizioni di vita. Alcuni ritornarono dai loro familiari, altri cercarono di stabilirsi in luoghi diversi da quelli di provenienza e altri ancora, come coloro che abbiamo conosciuto, rimasero insieme per formare una nuova comunità cercando di conservare i valori acquisiti durante la vita nelle montagne.
 
Guatemaltechi con turbanti colorati tipici della regione. Foto di Marc e Monica
Luoghi comuni. In più parti nel Guatemala, parlando delle Cpr si dicono cose come: “sono selvaggi della montagna”, “erano assassini della guerriglia”, o, più tipicamente, “sono molto ricchi, hanno avuto tutto”. Come sempre, gli apparati del potere si sono preoccupati di fare disinformazione. Bisogna infatti ricordare che le famiglie delle Cpr hanno solo un’ora d’acqua ogni due giorni e che non gli è stato regalato niente; solo l’organizzazione e la lotta comune hanno dato qualche risultato.
 
Ragazzi che caricano vasi colorati sulle spalle. Foto di Marc e MonicaL'organizzazione. Attualmente la vita della comunità si svolge lontano dalle foreste perché ogni famiglia ha la sua abitazione e coltiva i suoi campi, però si continuano a gestire i terreni in comune e si gestiscono cooperative per la cura del bestiame. L’assemblea della comunità ha l’incarico di eleggere i rappresentanti della Giunta Direttiva e di distribuire gli incarichi. Nonostante le condizioni di vita siano sempre più difficili e molti giovani pensino di abbandonare la comunità, all’interno delle Cpr nascono sempre nuovi progetti, come la radio della comunità, Radio Libertad, diffusa su un ampio territorio, o la Scuola Secondaria Popolare, che si avvale di un metodo formativo orientato a garantire un’istruzione uguale per tutti.
 
bambine e donne che scrivono cartelli. Foto di Marc e Monica
Vita quotidiana. La vita quotidiana in una Cpr non è diversa da quella di altre comunità rurali: bisogna provvedere alla legna, pulire i fagioli, cuocere il mais e preparare il pane, curare i campi. Uomini e donne hanno le loro responsabilità fin da piccoli perché è necessario, tuttavia a Santa Rita si cerca di riservare sempre alcuni spazi comuni al gioco e all’aggregazione, come le partite di calcio e pallavolo che ci sono tutti i pomeriggi o i vari laboratori.
Oltre alle attività giornaliere, nel mese di marzo sono stati creati dei centri informativi sulle coltivazioni transgeniche e sui Trattati di Libero Commercio (TLC). Tra le altre cose si partecipa anche alle manifestazioni internazionali, come quella dell’8 marzo, con una marcia di donne all’interno della stessa comunità, o la Giornata Internazionale contro gli sbarramenti fluviali, con picchetti durati un’intera mattinata, organizzati da tutte le comunità e le associazioni toccate dal problema.
 
Cimitero tipico, dalle tombe colorate. Foto di Marc e MonicaFuturo nero. Si è arrivati fino a oggi così: guardando con paura verso un futuro incerto, segnato da politiche internazionali che danneggiano sempre più il piccolo contadino. I Trattati di libero commercio metteranno in competizione il grano sovvenzionato dagli Usa con quello prodotto a fatica dai paesi dell’America Centrale. Le privatizzazioni dei terreni e delle risorse naturali stanno modificando la geografia e gli ecosistemi del territorio minacciando soprattutto la capacità di produrre alimenti per la popolazione.
È chiaro che tutte queste variabili non lasciano molte speranze ai giovani e rappresentano una sfida difficile per la sostenibilità dell’economia, ma è ancora più chiaro che le organizzazioni comunitarie e di mutuo soccorso sono le uniche in grado di contrastare gli effetti negativi e devastatori dello sfruttamento selvaggio del mercato.
 
Bambina che lava i panni al fosso. Foto di Marc e Monica.L'alternativa. Un buon esempio in proposito lo offre la cooperativa Nuevo Horizonte, nei dintorni di Santa Rita, che ha una storia parallela a quella della Cpr. A Nuevo Horizonte vivono 115 famiglie e si stanno sviluppando vari micro-progetti per affrontare la nuova situazione. I progetti vanno da un allevamento di galline destinato alla produzione di uova a laboratori di sartoria o panifici, e comprendono anche un piccolo progetto per il turismo sostenibile.
Come succede in ogni tipo di organizzazione, anche qui ci sono conflitti di interessi, problemi di comunicazione tra le diverse associazioni e momenti di stanchezza, ma almeno qui non si è mai smesso di lottare e le comunità rappresentano una piccola speranza per il pessimismo in cui questo Guatemala ferito e sofferente sembra destinato a bloccarsi
Categoria: Costume
Luogo: Guatemala
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