31/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La guerra contro Ollanta Humala, nazionalista che parla e straparla alle masse
Ollanta HumalaIl populista alla riscossa. E’ così che molti peruviani intitolerebbero la storia di Ollanta Humala, l’ex militare ora candidato nazionalista alla presidenza della Repubblica del Perù, che sta letteralmente dividendo in due l’elettorato: chi lo osanna e chi lo denigra.
 
I denigranti. Le ultime dichiarazioni di Ollanta & family lasciano sconcertati. “Dica a questo maricón che quando saremo al governo lo fucileremo”. Questa è solo una delle frasi esemplari uscite dalla bocca degli uomini dell’entourage del candidato, in questo caso del padre, Issac Humala, conosciuto ultranazionalista, che l’ha rivolta a uno scrittore e giornalista, Jaimi Bayly. La sua unica colpa? Condurre un programma in televisione, El Francotirador, una tribuna politica considerata aperta e liberale, in onda ogni domenica. Nonostante le scuse del figlio e la solita filastrocca che va ripetendo in risposta a ogni accusa (sono tollerante e democratico), un po’ di dubbi circolano. Perfino per mezzo di mail ‘apocalittiche’.
 
Alberto Fujimori, ex presidente Previsioni funeste. Da qualche giorno, infatti, è iniziata una vera e propria offensiva sul web. I continui anatemi contro la stampa, le promesse di espropri alla cieca e le urlate quanto generiche assicurazioni alla massa hanno provocato una reazione forte e decisa non solo dei suoi rivali.
L’improvviso balzo al primo posto nelle intenzioni di voto, poi, ha fatto il resto. Così sono nate decine e decine di campagne elettroniche contro la sua candidatura. Concetti come “un paese in rovina”, “caos”, “dittatura”, accomunano i messaggi. “Humala nazionalizzerà la proprietà privata, incarcererà coloro che hanno i soldi, limiterà l’uso della televisione via cavo e satellitare per limitare l’informazione e controllarla, e permetterà solo ai suoi uomini di usare il cellulare”, recita uno di questi messaggi.
 
MontesinosNon solo politici. A screditarlo ci pensano anche i suoi ex colleghi. Il generale Jorge de Souza Ferreyra Huapaya ha ufficialmente smentito che l’Esercito stia appoggiando la sua candidatura, come Humala sta invece tentando di far credere all’opinione pubblica. Ha anzi assicurato che i militari, al contrario, lo considerano un “un cattivo esempio” per il prestigio dell’esercito: “E’ un dovere morale per tutti i militari che tengono alle istituzioni dello Stato non votarlo il 9 aprile. Quando era un militare colpì, screditò, maltrattò e prese come ostaggio un generale. Come fidarsi di lui?”. Il riferimento è a quanto accadde a Locumba nel 2000, quando Humala si mise a capo della truppa d’artiglieria della VI Divisione blindata senza aver ricevuto nessun ordine. Quindi aggredì il suo diretto superiore e improvvisò un moto di rivolta. L’episodio avvenne nell’ottobre e fu interpretato come un atto rivoluzionario contro l’allora presidente Alberto Fujimori. Le denunce di corruzione che in quel periodo fioccavano da destra e da manca, crearono un vero e proprio scandalo in cui venne coinvolto anche Vladimiro Montesinos, capo dell’intelligence e braccio destro del premier. Ma il generale mette in discussione persino il carattere rivoluzionario di quell’azione: “La rivolta di Locumba era parte di una strategia calata dall’alto per favorire la fuga di Montesinos – incalza – Mentre gli uomini capeggiati da Humala distraevano l’opinione pubblica nel sud del Paese, nel nord Montesinos poté fuggire indisturbato. Non fu un atto rivoluzionario: il governo Fujimori era già finito, stava tramontando. Ci sono invece collegamenti diretti tra Humala e Montesinos. Non mi stancherò di ripeterlo”.
 
FujimoriMa non finisce qui. “Toledo non ha le palle per difendere il Paese”. Questa è un’altra delle affermazioni ormai tipiche sparate, questa volta, da un collaboratore del candidato, Daniel Abugattas, anch’egli nella lista dei candidati al Parlamento. In uno dei suoi discorsi ha persino offeso pesantemente la moglie del presidente, tanto da provocare la sua reazione: ha minacciato querela e ha chiesto a Humala di depennare Abugattas dalla corsa elettorale. “Non è un bene far vedere al Paese e al mondo che abbiamo simili personaggi candidati a essere i padri della patria – ha tuonato Toledo - Come può gente simile pretendere di governare? E’ persino xenofobo, lui e molti altri legati al partito nazionalista giurano di epurare le minoranze religiose e tutti coloro che hanno gusti sessuali diversi”.  Ha quindi invitato il Paese intero a fare attenzione: “Potrebbe rivelarsi vero e proprio razzismo. Non ce lo possiamo permettere. Attenti. Il Perù è avvertito su quello che potrebbe accadere”, ha enfatizzato Toledo, concludendo con un invito all’unità, alla tolleranza e alla speranza, per fortificare la democrazia.
 
La difesa. “Mi impegno a rispettare il diritto di espressione e la libertà dei mezzi d’informazione”, si è precipitato a dire il nazionalista candidato premier, “potete rileggere il nostro programma elettorale: vedrete che in nessun punto parliamo di nazionalizzazione o esproprio dei mass media. Io semplicemente porrò le risorse dello Stato a servizio della gente. Basta con questa guerra sporca nei miei confronti. Sono così accaniti nel distruggermi solo perché sono in testa ai sondaggi”.
 
Guerriglieri Sendero LuminosoNubi minacciose. Le elezioni si avvicinano a suon di polemiche, dunque, e sullo sfondo si aggiungono ulteriori nubi nere e minacciose: i guerriglieri filo-maoisti di Sendero Luminoso sono tornati a farsi sentire. Benché decimati da arresti, defezioni e morti ogni tanto sono tornati a colpire. In questo caso hanno minacciato di boicottare, armati fino ai denti, le elezioni, impedendo alla gente dei più remoti paesi di andare a votare. Così il governo ha deciso di spedire nei dipartimenti più a rischio decine di unità militari. Il pericolo di scontri dunque sale e la gente torna ad avere paura.
 

Stella Spinelli

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