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Si chiama “Trasmissione Materno-Fetale dell’HIV (MTCT)”. Ogni anno
colpisce 800mila bambini nel mondo, il 90 per cento dei quali nella
sola Africa.
In Uganda, uno dei Paesi più colpiti, sono quasi 40mila i neonati
affetti dal virus dell’Immunodeficienza che, nonostante i recenti
progressi, continua a mietere decine di migliaia di vittime, mettendo
in pericolo la sopravvivenza di intere generazioni.
Da quattro anni, Gaetano Azzimonti, medico dell’Associazione Volontari
per il Servizio Internazionale ( AVSI ), lavora nel nord dell’Uganda
per portare avanti un programma di prevenzione che riduca le
possibilità di trasmissione del virus dalla madre al bambino. A molte
donne sieropositive dei distretti di Hoima, Kitgum e Pader viene
infatti somministrata la Nevirapina, un farmaco antiretrovirale. E
grazie ad una costante assistenza socio-sanitaria e a controlli
periodici, in molti casi la terapia salva la vita dei piccoli.
“Questi farmaci riducono del 50 per cento la possibilità di contagio”,
spiega a PeaceReporter il dottor Azzimonti. “Senza trattamento, su
quattro bambini nati dalla stessa madre sieropositiva, c'è il rischio
che uno nasca già infettato . Con l’assunzione del farmaco, la
percentuale scende a uno su otto. A questi ritmi, in un paese e un
continente martoriati dall’ Aids, si possono ottenere, nel giro di
qualche anno, ottimi risultati”.
Ma la lotta all’MTCT non è che parte del programma a cui lavorano
Azzimonti e i suoi collaboratori. Alla cura viene infatti affiancata
una rigorosa campagna di prevenzione e controllo attraverso incontri
informativi nei villaggi.
“Il nostro programma segue fasi e passaggi molto precisi”, continua il
medico. “Cominciamo con un colloquio personale che crei fiducia
reciproca tra le donne in gravidanza e il nostro staff. Se
dalle analisi risulta che sono affette dal virus dell’HIV, forniamo
loro il supporto psicologico necessario a superare lo shock iniziale.
Nel frattempo cominciamo il trattamento a base della Nevirapina,
monitorando lo stato di salute di madre e bambino sia prima che dopo la
gravidanza.
Oltre alla cura e alla prevenzione, il progetto MTCT mira a sostenere
le madri sieropositive con aiuti nutrizionali finanziati
dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità. Ad essi si accompagnano
attività di autofinanziamento a beneficio delle famiglie e comunità che
spesso non sono in grado di mantenere i propri malati.
Dal settembre 2001 a oggi, sono già 20mila le donne che hanno accettato
di partecipare al progetto nei tre distretti in cui opera l’AVSI. A
quasi 1200 di loro è stato diagnosticato il virus dell’HIV e molte
si sono sottoposte ai trattamenti. “Il governo ugandese si è fatto
carico delle spese dei farmaci, che oggi sono sostenute anche
dall’AVSI”, conclude Azzimonti. “Ma c’è ancora molto lavoro da fare.
L’HIV non è solo un virus che debilita fisicamente e psicologicamente
una madre e il suo bambino. E’ uno stigma che toglie dignità, che
isola socialmente, che umilia.
E’ per questo motivo che siamo qui. Per far sì che i malati e i loro figli non
siano più costretti a nascondersi”.