13/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



In Uganda sono quasi 40mila i neonati affetti dal virus

UgandaSi chiama “Trasmissione Materno-Fetale dell’HIV (MTCT)”. Ogni anno colpisce 800mila bambini nel mondo, il 90 per cento dei quali nella sola Africa.
In Uganda, uno dei Paesi più colpiti, sono quasi 40mila i neonati affetti dal virus dell’Immunodeficienza che, nonostante i recenti progressi, continua a mietere decine di migliaia di vittime, mettendo in pericolo la sopravvivenza di intere generazioni.

Da quattro anni, Gaetano Azzimonti, medico dell’Associazione Volontari per il Servizio Internazionale ( AVSI ), lavora nel nord dell’Uganda per portare avanti un programma di prevenzione che riduca le possibilità di trasmissione del virus dalla madre al bambino. A molte donne sieropositive dei distretti di Hoima, Kitgum e Pader viene infatti somministrata la Nevirapina, un farmaco antiretrovirale. E grazie ad una costante assistenza socio-sanitaria e a controlli periodici, in molti casi la terapia salva la vita dei piccoli.

“Questi farmaci riducono del 50 per cento la possibilità di contagio”, spiega a PeaceReporter il dottor Azzimonti. “Senza trattamento, su quattro bambini nati dalla stessa madre sieropositiva, c'è il rischio che uno nasca già infettato . Con l’assunzione del farmaco, la percentuale scende a uno su otto. A questi ritmi, in un paese e un continente martoriati dall’ Aids, si possono ottenere, nel giro di qualche anno, ottimi risultati”.

Azzimonti Ma la lotta all’MTCT non è che parte del programma a cui lavorano Azzimonti e i suoi collaboratori. Alla cura viene infatti affiancata una rigorosa campagna di prevenzione e controllo attraverso incontri informativi nei villaggi.
“Il nostro programma segue fasi e passaggi molto precisi”, continua il medico. “Cominciamo con un colloquio personale che crei fiducia reciproca tra le donne in gravidanza e il nostro staff. Se dalle analisi risulta che sono affette dal virus dell’HIV, forniamo loro il supporto psicologico necessario a superare lo shock iniziale. Nel frattempo cominciamo il trattamento a base della Nevirapina, monitorando lo stato di salute di madre e bambino sia prima che dopo la gravidanza.

Oltre alla cura e alla prevenzione, il progetto MTCT mira a sostenere le madri sieropositive con aiuti nutrizionali finanziati dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità. Ad essi si accompagnano attività di autofinanziamento a beneficio delle famiglie e comunità che spesso non sono in grado di mantenere i propri malati.

Dal settembre 2001 a oggi, sono già 20mila le donne che hanno accettato di partecipare al progetto nei tre distretti in cui opera l’AVSI. A quasi 1200 di loro è stato diagnosticato il virus dell’HIV e molte si sono sottoposte ai trattamenti. “Il governo ugandese si è fatto carico delle spese dei farmaci, che oggi sono sostenute anche dall’AVSI”, conclude Azzimonti. “Ma c’è ancora molto lavoro da fare. L’HIV non è solo un virus che debilita fisicamente e psicologicamente una madre e il suo bambino. E’ uno stigma che toglie dignità, che isola socialmente, che umilia.
E’ per questo motivo che siamo qui. Per far sì che i malati e i loro figli non siano più costretti a nascondersi”.

Pablo Trincia


 

Categoria: Salute
Luogo: Uganda