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La situazione. Gli haitiani scappano da una situazione drammatica. Ad Haiti manca tutto. La
speranza di un futuro migliore per le nuove generazioni è riposta nei remoti cassetti
dei sogni. Nelle tasche della gente non ci sono soldi, solo illusioni. E per questo,
molto spesso, gli haitiani sono costretti a fuggire, alla ricerca di un domani
più roseo. Ma quasi sempre sono senza documenti e questo è un grave problema.
In una situazione come quella haitiana dove nel corso degli anni si sono alternati
governi autoritari e violenti, l’ultimo pensiero dello Stato, ma anche della popolazione,
era quello di far iscrivere i neonati all’anagrafe. In molti casi, infatti, ancora
oggi chi richiede un passaporto non è in grado di fornire una data di nascita
che sia certificata da un’autorità.
I buscones. Esiste però un modo abbastanza semplice di attraversare un confine senza essere
forniti di documenti: attraversarlo illegalmente da clandestini. E ci sono persone,
spietati trafficanti, che con un’organizzazione perfetta, riescono a far passare
migliaia di clandestini da una frontiera all’altra. Come nel caso della frontiera
fra Haiti e la Rep. Dominicana. Si chiamano buscones. Sono i trafficanti di uomini alla frontiera fra i due Paesi che occupano l’isola
di Hispaniola. Sono abilissimi e guadagnano moltissimo denaro: circa 3 mila pesos
dominicani per persona (circa 100 dollari Usa). Non bisogna però farsi ingannare
dalla cifre. Rapportati a quelli pagati dei clandestini nord africani per arrivare
sulle coste italiane o spagnole, sembrano veramente pochi. Ma non lo sono affatto.
Haiti è il paese più povero del continente americano e uno dei più indigenti al
mondo; cento dollari per un cittadino haitiano sono moltissimi, un vero lusso.
Connivenze. Si calcola che siano almeno 60mila i cittadini di origine haitiana che in un
anno arrivano illegalmente, grazie ai buscones, nella Rep. Dominicana, e solo un decimo di loro (almeno per quest’anno sono
stati circa 6 mila) vengono rimpatriati (in molti casi con la forza). Il percorso
è presto fatto. Il clandestino paga la cifra richiesta al buscones che provvede ad accompagnarlo fino alla zona di confine, dove si dovrà corrompere
il comandante della frontiera.
Il rimpatrio forzato. E bisogna anche dire che le operazioni di rimpatrio forzato dei cittadini haitiani
sono un po’ diminuite nel corso dell’ultimo anno. Haiti e la Rep. Dominicana
non sono due stati che si amano. E’ così da sempre. Pare anche che la pratica
del rimpatrio forzato dei cittadini haitiani sia utilizzata dai governi di Santo
Domingo come valvola di sfogo in momenti di crisi di immagine dell’Esecutivo.
I motivi dei rimpatri, che colpiscono anche cittadini haitiani in regola, sono
sempre gli stessi: i presunti atti criminali della popolazione che arriva da Port
au Prince. Ma adesso le cose stanno cambiando grazie all’interessamento della
società civile dominicana e alla stabilizzazione della politica haitiana. Anche
qui adesso l’immigrato non necessariamente porta delinquenza. Bella scoperta.Alessandro Grandi