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Il cambiamento demografico. Prima che la forza dell’uragano Katrina facesse cedere gli argini che la proteggevano
dalle acque, New Orleans era una città di mezzo milione di persone, per il 70
percento afro-americane. Oggi la popolazione, si stima, è di circa 200mila abitanti.
Una parte di New Orleans si è praticamente trasferita a Houston, dove vivono 150mila
sfollati. Il resto è distribuito in otto Stati. Storicamente il blocco afro-americano
– che di solito vota per i Democratici – è sempre stato decisivo in qualunque
elezione. Ma l’allagamento della città ha distrutto in particolare i quartieri
più poveri, popolati esclusivamente dai neri. Il timore di molti è che, se buona
parte degli sfollati si stabilirà in altre città, New Orleans diventi una città
diversa dal punto di vista demografico. E di conseguenza politico. Secondo i più
maligni, la tarda risposta dell’amministrazione Bush verso l’emergenza si spiegherebbe
anche con un calcolo sottile: ai Repubblicani una New Orleans non più feudo democratico
farebbe comodo.
Il ricorso. Il senso della richiesta di rinvio delle elezioni da parte del Naacp (National Association for the Advancement of Colored People) era in sostanza questo, che riflette considerazioni fatte da mesi da commentatori
afro-americani e/o di simpatie democratiche. Nel merito, però, il ricorso si fondava
sull’impossibilità di permettere a tutti di votare, e in particolare ai cittadini
neri più poveri. A New Orleans molti seggi sono andati distrutti, e per legge
non sarà possibile istituirne altri negli Stati che ospitano gli sfollati: questi
potranno votare solo per posta, se ne fanno richiesta. Il timore è quindi che
molti non riusciranno, neanche volendo, ad andare alle urne.
Avanti come previsto. Il giudice Lemelle, anch’egli un nero con la casa allagata dall’uragano, ha
motivato il suo rifiuto di rinviare il voto con il fatto che “la città ha un bruciante
desiderio” di tornare alla normalità. Pur riconoscendo che le operazioni sono
ancora dei “lavori in corso”, è rimasto fermo sulla sua posizione. “Le vostre
preoccupazioni solo legittime”, ha detto ai gruppi che avevano fatto ricorso,
“ma questa città di sfollati, tra cui io, vuole vivere la vita di prima”. Le elezioni,
quindi si svolgeranno come previsto. Intanto, il sindaco Ray Nagin e gli altri
23 candidati stanno facendo campagna elettorale anche a Houston e ad Atlanta.
Lo Stato della Louisiana sta comprando pagine di giornale in otto Stati per pubblicizzare
il voto, e ha acquistato anche spot radiotelevisivi. Dove batterà il cuore politico
di New Orleans nel futuro, però, è tutto da vedere.Alessandro Ursic