30/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



New Orleans va verso le elezioni, ma rischia di cambiare sponda politica
Oltre la metà dei suoi abitanti non vi hanno ancora fatto ritorno, migliaia di case rimangono disastrate e quel che succederà con il prossimo uragano lo sa solo Dio. Ma New Orleans, intanto, voterà. La data per le prossime elezioni municipali è stata confermata ieri dal giudice distrettuale Ivan Lemelle, che ha rigettato il ricorso di alcune associazioni per i diritti civili che avevano chiesto il rinvio del voto. E le polemiche sul tema fanno parte in realtà di una questione più grande: il futuro stesso della città e il suo orientamento politico.
 
Il cambiamento demografico. Prima che la forza dell’uragano Katrina facesse cedere gli argini che la proteggevano dalle acque, New Orleans era una città di mezzo milione di persone, per il 70 percento afro-americane. Oggi la popolazione, si stima, è di circa 200mila abitanti. Una parte di New Orleans si è praticamente trasferita a Houston, dove vivono 150mila sfollati. Il resto è distribuito in otto Stati. Storicamente il blocco afro-americano – che di solito vota per i Democratici – è sempre stato decisivo in qualunque elezione. Ma l’allagamento della città ha distrutto in particolare i quartieri più poveri, popolati esclusivamente dai neri. Il timore di molti è che, se buona parte degli sfollati si stabilirà in altre città, New Orleans diventi una città diversa dal punto di vista demografico. E di conseguenza politico. Secondo i più maligni, la tarda risposta dell’amministrazione Bush verso l’emergenza si spiegherebbe anche con un calcolo sottile: ai Repubblicani una New Orleans non più feudo democratico farebbe comodo.
 
Il sindaco Ray Nagin col presidente BushIl ricorso. Il senso della richiesta di rinvio delle elezioni da parte del Naacp (National Association for the Advancement of Colored People) era in sostanza questo, che riflette considerazioni fatte da mesi da commentatori afro-americani e/o di simpatie democratiche. Nel merito, però, il ricorso si fondava sull’impossibilità di permettere a tutti di votare, e in particolare ai cittadini neri più poveri. A New Orleans molti seggi sono andati distrutti, e per legge non sarà possibile istituirne altri negli Stati che ospitano gli sfollati: questi potranno votare solo per posta, se ne fanno richiesta. Il timore è quindi che molti non riusciranno, neanche volendo, ad andare alle urne.
 
Avanti come previsto. Il giudice Lemelle, anch’egli un nero con la casa allagata dall’uragano, ha motivato il suo rifiuto di rinviare il voto con il fatto che “la città ha un bruciante desiderio” di tornare alla normalità. Pur riconoscendo che le operazioni sono ancora dei “lavori in corso”, è rimasto fermo sulla sua posizione. “Le vostre preoccupazioni solo legittime”, ha detto ai gruppi che avevano fatto ricorso, “ma questa città di sfollati, tra cui io, vuole vivere la vita di prima”. Le elezioni, quindi si svolgeranno come previsto. Intanto, il sindaco Ray Nagin e gli altri 23 candidati stanno facendo campagna elettorale anche a Houston e ad Atlanta. Lo Stato della Louisiana sta comprando pagine di giornale in otto Stati per pubblicizzare il voto, e ha acquistato anche spot radiotelevisivi. Dove batterà il cuore politico di New Orleans nel futuro, però, è tutto da vedere.

Alessandro Ursic

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