stampa
invia
Troppe promesse non mantenute. La leadership
arancione paga la disillusione della popolazione: troppe promesse non
mantenute. Prima tra tutte, quella di un miglioramento delle condizioni di vita
grazie alla svolta capitalista dell’economia. Peccato che, nel breve periodo,
l’unico risultato visibile sia stato un forte aumento del costo
della vita, tanto più devastante a causa dei salari medi, rimasti invece
inchiodati a una media di 84 euro al mese.
Gli arancioni pagano le divisioni interne.
Quest’ultima cosa ha provocato la rottura del blocco arancione: nell’agosto
2005 il primo ministro Yulia Timoshenko ha iniziato ad accusare il presidente
Yushenko e il suo entourage di corruzione. A settembre, stanco di critiche,
Yushenko ha mandato a casa la ‘pasionaria’ facendo un grave errore. La
Timoshenko se l’è presa e ha dichiarato guerra totale all’ex alleato,
accusandolo niente di meno che di aver tradito gli ideali e le promesse della
rivoluzione arancione. A gennaio, cavalcando il malcontento popolare per la
‘guerra del gas’ con la Russia, la bionda Yulia ha definitivamente rotto con il
presidente, sfiduciando il suo nuovo governo dopo la firma del contratto di
fornitura di gas con la Russia, giudicato svantaggioso per il paese.
Alla fine ha vinto la ‘pasionaria’. Alle
elezioni, la Timoshenko ha deciso addirittura di sfidare Yushenko rompendo il
blocco arancione e correndo da sola con un suo partito, con una campagna
elettorale tutta incentrata sulla difesa della ‘rivoluzione tradita’.
Un’operazione molto rischiosa ma anche astuta, che alla fine ha dato proprio i
frutti che lei sperava: dimostrare a Yushenko che lei ha più consensi di lui e
dare una nuova speranza agli ucraini, che probabilmente, se avessero avuto da
votare solo per Yushenko, non avrebbero mai dato agli ‘arancioni’ un totale del
40 per cento, ovvero la somma dei voti dei due partiti ‘rivoluzionari’ di
Yushenko e della Timoshenko. Che ora faranno pace e si
riuniranno. Chiaramente, alle condizioni della ‘pasionaria’. Che con tutta
probabilità chiederà di essere rinominata primo ministro. Enrico Piovesana