27/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il filo-russo Yanukovic in testa sugli 'arancioni', che pagano divisioni e promesse non mantenute
Il conteggio non è ancora terminato, ma il risultato delle elezioni parlamentari ucraine è chiaro.
La tanto decantata ‘rivoluzione arancione’ è stata punita dal popolo ucraino, che ha scelto di premiare i due avversari del presidente Viktor Yushenko (fermo al 15 per cento dei voti): il ‘controrivoluzionario’ filo-russo Victor Yanukovic (primo con oltre il 30 per cento) e la demagogica ‘pasionaria’ arancione Yulia Timoshenko (seconda con il 22) che aveva scelto di correre da sola dopo aver ‘rotto’ con Yushenko.
 
YanukovicTroppe promesse non mantenute. La leadership arancione paga la disillusione della popolazione: troppe promesse non mantenute. Prima tra tutte, quella di un miglioramento delle condizioni di vita grazie alla svolta capitalista dell’economia. Peccato che, nel breve periodo, l’unico risultato visibile sia stato un forte aumento del costo della vita, tanto più devastante a causa dei salari medi, rimasti invece inchiodati a una media di 84 euro al mese.
Poi la promessa di mettere sotto processo i corrotti del regime di Leonid Kuchma: non solo non è stato fatto, ma molti di loro sono rimasti ai propri posti, continuando a fare affari con la nuova leadership arancione, soprattutto con la nuova cricca presidenziale di Viktor Yushenko.
 
YushenkoGli arancioni pagano le divisioni interne. Quest’ultima cosa ha provocato la rottura del blocco arancione: nell’agosto 2005 il primo ministro Yulia Timoshenko ha iniziato ad accusare il presidente Yushenko e il suo entourage di corruzione. A settembre, stanco di critiche, Yushenko ha mandato a casa la ‘pasionaria’ facendo un grave errore. La Timoshenko se l’è presa e ha dichiarato guerra totale all’ex alleato, accusandolo niente di meno che di aver tradito gli ideali e le promesse della rivoluzione arancione. A gennaio, cavalcando il malcontento popolare per la ‘guerra del gas’ con la Russia, la bionda Yulia ha definitivamente rotto con il presidente, sfiduciando il suo nuovo governo dopo la firma del contratto di fornitura di gas con la Russia, giudicato svantaggioso per il paese. 
 
TimoshenkoAlla fine ha vinto la ‘pasionaria’. Alle elezioni, la Timoshenko ha deciso addirittura di sfidare Yushenko rompendo il blocco arancione e correndo da sola con un suo partito, con una campagna elettorale tutta incentrata sulla difesa della ‘rivoluzione tradita’. Un’operazione molto rischiosa ma anche astuta, che alla fine ha dato proprio i frutti che lei sperava: dimostrare a Yushenko che lei ha più consensi di lui e dare una nuova speranza agli ucraini, che probabilmente, se avessero avuto da votare solo per Yushenko, non avrebbero mai dato agli ‘arancioni’ un totale del 40 per cento, ovvero la somma dei voti dei due partiti ‘rivoluzionari’ di Yushenko e della Timoshenko. Che ora faranno pace e si riuniranno. Chiaramente, alle condizioni della ‘pasionaria’. Che con tutta probabilità chiederà di essere rinominata primo ministro.  

Enrico Piovesana

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità