25/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Scontri tra milizie, quasi cento morti nella capitale somala
Da poco più di dodici ore è tornata la calma a Mogadiscio. Ma gli scontri appena conclusi, che hanno visto protagonisti un’alleanza di signori della guerra e alcune milizie islamiche, sono stati i peggiori degli ultimi dieci anni. Quasi cento morti, e i quartieri teatro dei combattimenti deserti dopo la fuga degli abitanti. Tanto per far capire come, nonostante il trattato di pace, in Somalia la guerra sia più viva che mai.
 
Miliziani a MogadiscioSangue e morte a Mogadiscio. “Da quando vivo a Mogadiscio, questa è la situazione peggiore che abbiamo mai dovuto affrontare”, racconta a PeaceReporter Abdullahi Farah Duguf, cameraman somalo. “I quartieri a nord di Mogadiscio, vicini al porto, sono praticamente abbandonati. Migliaia di persone sono fuggite con le poche cose che potevano portare con sé, mentre le milizie hanno passato tre giorni a combattersi. Fonti locali parlano di almeno 97 morti, ma probabilmente il bilancio crescerà”. Ironia della sorte, gli scontri più pesanti nella storia recente della città sono avvenuti poco dopo la riunificazione delle istituzioni di transizione, riunitesi per la prima volta in territorio somalo alla fine di febbraio.
 
I technicals, pick-up equipaggiati con mitragliatrici, protagonisti della guerra civileI signori della città. Secondo quanto riferito da Duguf, a Mogadiscio sarebbe in corso una modifica delle tradizionali alleanze. Buona parte dei signori della guerra che controllano la città si sarebbero uniti nella Alliance for the Restoration of Peace and Counter-Terrorism, impegnata a combattere l’ascesa di alcune milizie islamiche che avrebbero acquisito il controllo di importanti zone della capitale. Queste milizie avrebbero creato tribunali basati sulla sharia, la legge islamica, stringendo, secondo i membri dell’Arpct, legami con al-Qaeda, per conto della quale starebbero reclutando combattenti. Accuse difficili da verificare, anche se da anni ormai i governi occidentali, in primis Stati Uniti e Gran Bretagna, sostengono che la Somalia sia diventata una delle principali basi per il reclutamento e l’addestramento di terroristi islamici.
 
Un gioco a somma zero. L’ascesa di queste milizie ha modificato gli equilibri di potere in città. Non è un caso infatti che negli ultimi mesi i combattimenti a Mogadiscio si siano intensificati, senza che una delle parti sia riuscita a prendere il sopravvento. “Questa è la storia di tutta la guerra civile”, confida amareggiato Duguf. “Un gioco a somma zero, in cui le parti si combattono senza raggiungere alcun risultato. Se si riuscisse a uscire da questa logica di clan, forse qualcosa potrebbe cambiare. Invece la situazione, dopo la firma della pace, è addirittura peggiorata. Un inferno del genere a Mogadiscio non l’avevo mai visto”.
 
La guerra civile somala dura dal 1991Ancora ritardi. Gli scontri spingeranno le istituzioni somale, al momento ospitate nella città di Baidoa, a ritardare ancora il loro spostamento a Mogadiscio. L’anno scorso le dispute sulla città che sarebbe dovuta diventare la sede del governo spaccarono le neonate istituzioni, con un centinaio di parlamentari frondisti che, in polemica con il presidente Abdullahi Yusuf e il premier Mohammed Ghedi, si riunirono per mesi a Mogadiscio in un’assemblea separata. Ma i nuovi scontri mostrano come l’ipotesi di spostarsi a breve nella capitale sia irrealizzabile. “Per almeno altri sei mesi, le istituzioni non si muoveranno da Baidoa”, conclude Duguf. “Cosa verrebbero a fare qui? A fare da bersaglio delle milizie? Meglio che restino dove sono”. Per la Somalia, con 14 anni di guerra civile e mezzo milione di morti sulle spalle, l’inferno continua ancora.

Matteo Fagotto

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