24/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Vivere su un'isola, divisi da un muro. Uno sguardo sulla segregazione a Cipro
Scritto per noi da
Jenni Garzon 
Cipro: la photogallery
 
Frontiera del Ledra Palace, Nicosia, ottobre 2003. Un gruppo di ragazzi di ritorno da una festa nell’ex albergo, ormai sede dei Caschi Blu dell’ Onu, viene fermato da un poliziotto.
“Scusate ragazzi, non potete passare così. Dovete dirmi di che nazionalità siete, se turco-ciprioti o greco-ciprioti”.
Una ragazza: “Sono cipriota”.
L’altro ragazzo vicino: “Anch’io sono cipriota”.
Il poliziotto insiste: “Ok… da che parte siete?”.
Un terzo ragazzo: “Da Cipro. Cipro è una e noi siamo solo ciprioti”.
 
Era bello quello che dicevano i ragazzi, e altrettanto bello sarebbe stato se li avessero lasciati andare, senza ulteriori spiegazioni. Invece li fermarono tutti e li costrinsero a dichiarare la loro nazionalità e a mostrare il passaporto. C’erano greco-ciprioti e turco-ciprioti insieme. Ma, giustamente, sempre ciprioti erano.
Dal 1974, anno in cui la Turchia occupò militarmente la metà Nord dell’ isola, i ciprioti furono costretti a dividersi nelle due diverse origini, dopo aver convissuto pacificamente per secoli, con un maledetto muro ad assicurare loro lontananza e ostilità. Nella Repubblica Democratica di Cipro del Nord, stato mai riconosciuto dalla comunità internazionale, ci sono turco-ciprioti e coloni turchi; al sud, Repubblica di Cipro, greco-ciprioti. Dall’aprile del 2003 è stata aperta la frontiera tra le due zone, per una politica di avvicinamento del governo turco all’ Unione Europea, che esige, per una eventuale e futura ammissione della Turchia, tra le altre cose, la risoluzione del problema di Cipro.

Questa apertura ha significato per i ciprioti di entrambe le parti la possibilità di ritornare nei posti di origine dai quali furono scacciati, di rivisitare le proprie vecchie abitazioni, di andare in pellegrinaggio in siti religiosi importanti, per esempio il monastero di Apostolos Andreas nell’estremità nord-est dell’isola per i greco-ortodossi o la moschea di Alan Sultan Tekke a Larnaka per i musulmani, quarta nel mondo per importanza nella religione Islamica. Le visite per i greco-ciprioti sono spesso dei ricordi amarissimi, come quello dei cari scomparsi, che riaffiorano dalla constatazione dello stato di degrado e povertà in cui è ridotta la parte occupata: osservare le chiese e i monasteri, spogliati di croci e campane per essere trasformati in moschee, e poi riconoscere la propria vecchia casa in quello che ora è un povero ostello. Ma entrare nella parte nord significa soprattutto dover mostrare il passaporto a stranieri in casa propria, gesto umiliante per i ciprioti, per cui molti si rifiutano di andarci, essere accolti da enormi bandiere turche, e striscioni con scritto “Repubblica Democratica di Cipro del Nord PER SEMPRE” o “Sono orgoglioso di essere turco”.
 
Greco-ciprioti e turco-ciprioti non si odiano, dicono sempre che fino a poco tempo fa erano amici, vicini di casa. Sono i militari turchi, numerosissimi, a suscitare tensione e ostilità, per ciò che hanno fatto e la distanza che hanno creato. La riunificazione di Cipro, auspicata dalla Comunità Europea, ma sfumata il 24 aprile 2004 in seguito al referendum, non sarebbe riuscita a cancellare la ferita tanto facilmente. Nord e sud dell’isola sono due mondi opposti, che forse riassumono nel loro piccolo spazio la distanza tra nord e sud del mondo, per caso rovesciato. La parte sud è tanto ricca e sviluppata, quanto quella nord povera e arretrata. A sud la religione dominante è quella ortodossa, a nord è l'islam. Sono diversità, queste, che aggiungono mattoni al muro che sta dividendo cristiani e musulmani, ricchi e poveri, non per principio (in principio erano vicini di casa e amici), ma per sottintesi politici pericolosi e illogici. 
Categoria: Muri
Luogo: Cipro