Vivere su un'isola, divisi da un muro. Uno sguardo sulla segregazione a Cipro
Scritto per noi da
Jenni Garzon
Frontiera del Ledra Palace,
Nicosia, ottobre 2003. Un gruppo di ragazzi di ritorno da una festa nell’ex
albergo, ormai sede dei Caschi Blu dell’ Onu, viene fermato da un poliziotto.
“Scusate
ragazzi, non potete passare così. Dovete dirmi di che nazionalità siete, se
turco-ciprioti o greco-ciprioti”.
Una
ragazza: “Sono cipriota”.
L’altro
ragazzo vicino: “Anch’io sono cipriota”.
Il
poliziotto insiste: “Ok… da che parte siete?”.
Un
terzo ragazzo: “Da Cipro. Cipro è una e noi siamo solo ciprioti”.
Era
bello quello che dicevano i ragazzi, e altrettanto bello sarebbe stato se li
avessero lasciati andare, senza ulteriori spiegazioni. Invece li fermarono
tutti e li costrinsero a dichiarare la loro nazionalità e a mostrare il
passaporto. C’erano greco-ciprioti e turco-ciprioti insieme. Ma, giustamente,
sempre ciprioti erano.
Dal
1974, anno in cui la Turchia occupò militarmente la metà Nord dell’ isola, i
ciprioti furono costretti a dividersi nelle due diverse origini, dopo aver
convissuto pacificamente per secoli, con un maledetto muro ad assicurare loro
lontananza e ostilità. Nella
Repubblica Democratica di Cipro del Nord, stato mai riconosciuto dalla comunità
internazionale, ci sono turco-ciprioti e coloni turchi; al sud, Repubblica di
Cipro, greco-ciprioti. Dall’aprile
del 2003 è stata aperta la frontiera tra le due zone, per una politica di
avvicinamento del governo turco all’ Unione Europea, che esige, per una
eventuale e futura ammissione della Turchia, tra le altre cose, la risoluzione
del problema di Cipro.

Questa
apertura ha significato per i ciprioti di entrambe le parti la possibilità di
ritornare nei posti di origine dai quali furono scacciati, di rivisitare le
proprie vecchie abitazioni, di andare in pellegrinaggio in siti religiosi
importanti, per esempio il monastero di Apostolos Andreas nell’estremità
nord-est dell’isola per i greco-ortodossi o la moschea di Alan Sultan Tekke a
Larnaka per i musulmani, quarta nel mondo per importanza nella religione
Islamica. Le
visite per i greco-ciprioti sono spesso dei ricordi amarissimi,
come quello dei cari scomparsi, che riaffiorano dalla constatazione dello stato
di degrado e
povertà in cui è ridotta la parte occupata: osservare le chiese e i
monasteri, spogliati di croci e campane per essere trasformati in
moschee, e poi riconoscere la propria vecchia casa in quello che ora è un povero
ostello. Ma
entrare nella parte nord significa soprattutto dover mostrare il passaporto a
stranieri in casa propria, gesto umiliante per i ciprioti, per cui molti si
rifiutano di andarci, essere accolti da enormi bandiere turche, e striscioni
con scritto “Repubblica Democratica di Cipro del Nord PER SEMPRE” o “Sono
orgoglioso di essere turco”.

Greco-ciprioti
e turco-ciprioti non si odiano, dicono sempre che fino a poco tempo fa erano
amici, vicini di casa. Sono i militari turchi, numerosissimi, a suscitare
tensione e ostilità, per ciò che hanno fatto e la distanza che hanno creato. La
riunificazione di Cipro, auspicata dalla Comunità Europea, ma sfumata il 24
aprile 2004 in seguito al referendum, non sarebbe riuscita a cancellare la
ferita tanto facilmente. Nord e sud dell’isola sono due mondi opposti, che
forse riassumono nel loro piccolo spazio la distanza tra nord e sud del mondo,
per caso rovesciato. La parte sud è tanto ricca e sviluppata, quanto quella
nord povera e arretrata. A sud la religione dominante è quella ortodossa, a
nord è l'islam. Sono diversità, queste,
che aggiungono mattoni al muro che sta dividendo cristiani e musulmani, ricchi
e poveri, non per principio (in principio erano vicini di casa e amici), ma per
sottintesi politici pericolosi e illogici.