24/03/2006
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Gli ambientalisti riaprono l’accesso al ponte tra Argentina e Uruguay, ma non è detta l’ultima parola
Scritto per noi da
Adriano Seu
Mentre la Asamblea Ambientalista de Gualeguaychù, che da 45 giorni presidiava il principale ponte di collegamento tra Argentina
e Uruguay in segno di protesta contro la costruzione di due cartiere, ha deciso
di sospendere temporaneamente il blocco a partire da martedì 21 marzo, anche gli
ambientalisti di Colòn hanno rimosso le barricate lungo la statale 135. I dimostranti
di Gualeguaychù, che manterranno comunque il presidio senza impedire l’accesso
al ponte sul Rio Uruguay, si riuniranno ogni sera per valutare l’evolversi della
situazione. Se multinazionali e governi non accorderanno la sospensione dei lavori
di costruzione degli impianti di cellulosa, gli ambientalisti torneranno ad occupare
il valico frontaliero.
Primo passo. "Adesso vedremo se Tabaré Vasquez – presidente uruguayano – manterrà la parola",
ha affermato Oracio Melo, membro dell’assemblea di Gualeguaychù. "Come condizione
per mediare con le due imprese voleva che riaprissimo le vie di comunicazione
e lo abbiamo fatto. In questi 45 giorni si è parlato troppo del blocco, senza
nessun cenno alla questione ambientale". C’è anche chi legge questa presa di posizione
più come un atto strategico che come un semplice gesto conciliatorio, come Emiliano
Ezcurra, dirigente di Greenpeace Argentina: “A questo punto, per evitare una nuova
paralisi, i governi e le multinazionali saranno costretti a trovare una soluzione”.
Oracio Melo ha indicato le condizioni necessarie per evitare nuovi disagi: “Chiediamo
il blocco dei cantieri per i prossimi 90 giorni e una perizia indipendente sull’impatto
ambientale, che dovrebbe essere successivamente presa in esame da una commissione
ad hoc, integrata da abitanti del luogo e membri delle organizzazioni ambientaliste,
con potere di veto”.
No a las papeleras, si a la vida. E’ questo il motto che gli ambientalisti ripetono da quasi due mesi. Contro
un modello industriale che devasta l’ambiente circostante e prevede un sistema
di riforestazione che sovverte gli equilibri dell’ecosistema sottostante. L’attivazione
delle due cartiere permetterebbe di dare impiego a migliaia di persone, ma la
manodopera non sarebbe necessariamente di estrazione locale e i costi ambientali
per le 300 mila persone che popolano l’area si prevedono elevati. Nel Rio Uruguay
vivono circa 400 specie di uccelli e 150 di pesci. Il cambiamento climatico delle
acque del fiume e le sostanze inquinanti che verranno scaricate, così come l’indiscriminata
semina di piante di eucalipto, determineranno la probabile scomparsa di molti
esemplari. “Tralasciando le conseguenze inquinanti dirette su persone e animali,
un serio allarme è rappresentato perfino dalle stesse piante di eucalipto. Queste
hanno la prerogativa di assorbire l’acqua dei terreni circostanti come vere e
proprie spugne, determinandone la morte e la conseguente e prevedibile modificazione
dell’ecosistema”, dichiara Juan Carlos Villalonga, direttore politico di Greenpeace
Argentina.
Una questione di rispetto. Ogni singolo impianto risucchierà un metro cubo d’acqua al secondo, per riversarla
nel letto del fiume alla temperatura di 80 gradi, ricca di cloro e diossina. Villalonga
fa notare che “negli impianti europei la produzione annuale arriva al massimo
a 600 mila tonnellate, a Fray Bentos si oltrepasserà il milione e mezzo”. Per
ogni singola tonnellata prodotta verranno liberati nell’atmosfera fino a tre chili
di biossido di solfuro, il cui odore di uovo marcio verrà proiettato fino a un
raggio di quasi 30 chilometri. “Greenpeace non dice ‘no’ all’industria della carta
– precisa Villalonga - esige semplicemente il rispetto di determinate condizioni,
come quelle previste dal piano di produzione pulita già sommariamente elaborato.
La questione va considerata da un punto di vista più ampio: oltre a questi due
stabilimenti, ci sono già 5 cartiere in Uruguay e ben 11 in Argentina. La produzione
delle 16 cartiere già attive non corrisponderà nemmeno alla metà di quella prevista
da Botnia ed Ence messe insieme".