11/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Tra Grecia e Turchia, Cipro è in un mare di guai

La bellissima isola di Cipro è tagliata in due da una cosiddetta “buffer zone”lunga 183 chilometri che segue un asse da nord-ovest a sud-est. La situazione è questa da quando, nella notte tra il 19 e il 20 luglio 1974, la quiete del Mar Mediterraneo è stata sconvolta dal boato dei motori degli aerei da trasporto dell’esercito turco. Il cielo sopra Cipro, in pochi istanti, è stato costellato di centinaia di sagome nere. Erano gli incursori dei corpi speciali che il governo di Ankara aveva deciso di paracadutare sulla Repubblica di Cipro.

L’attacco è, per la Turchia, una mossa di “legittima difesa preventiva”, come quelle che vanno di moda di questi tempi, per tutelare la minoranza di origine turca che abitava l’isola di Cipro. La Grecia, allora, era nelle mani di un giunta militare nota come  "il regime dei colonnelli” che avevano preso il controllo del Paese nel 1967 con un colpo di stato. Cipro, repubblica indipendente, era abitata in massima parte da popolazione di origine greca e, praticamente, orbitava da sempre nella politica di Atene. Attraverso un partito estremista locale filo-ellenico, guidato da Nicos Sampson, il governo greco dell’epoca tentò un colpo di stato ai danni del governo cipriota liberamente eletto e presieduto da mons.Makarios. Il golpe fallì, ma la Turchia agì ritenenendo che la minoranza turca dell’isola fosse in pericolo.

In realtà, l’isola di Cipro, è da sempre un obiettivo conteso tra Ankara e Atene, per la sua posizione strategica. Sull’isola c’è la più grande stazione di avvistamento radar del Mar Mediterraneo. Dal 20 luglio al 15 agosto del 1974 l’esercito turco completò l’occupazione militare della parte settentrionale dell’isola. Lo sbarco causò violenti scontri a fuoco e i turchi arrivarono a bombardare la capitale Nicosia. Nella zona che l’esercito turco aveva posto sotto il suo controllo, quella nord-orientale, furono eseguiti arresti di massa e, da allora, non si hanno più notizie di 1619 persone trascinate nelle caserme dai soldati turchi. Migliaia di persone morirono o rimasero ferite nei combattimenti e, quasi 200mila persone, di origine greca, dovettero abbandonare la parte settentrionale di Cipro, lasciandosi alle spalle case e legami familiari. I profughi si ammassarono alla periferia delle città principali come Nicosia, Limassolo e Larnaca. Fu proclamata una Repubblica di Cipro del Nord che nessuno, tranne la Turchia, ha mai riconosciuto. La sua capitale è la città di Lefkosa.

Pur non riconoscendo il governo filo-turco, nessuno ha mai fatto nulla per riequilibrare la situazione. Cipro è l’incrocio di tre zone bollenti: Medio Oriente, il sud-est europeo e l’Africa settentrionale. All’epoca dell’attacco il governo di mons.Makarios, era considerato tra i “non-allineati” e, probabilmente, una presenza sull’isola della fidata Turchia non dispiaceva alle diplomazie occidentali. L’invasione ha sconvolto la vita dell’isola dove per secoli, la maggioranza greco-cipriota e la minoranza turca, avevano convissuto pacificamente, rispettandosi. Simbolo della tolleranza sono, ancora oggi, i minareti e le chiese ortodosse che svettano, fianco a fianco, nelle stesse piazze. Per tutti la “patria” era Cipro.

Dal 1974, la Turchia, ha iniziato da subito una “turchizzazione” a tappe forzate dell’isola e questo ha stravolto l’equilibrio demografico del Paese, con l’arrivo di quasi 80mila turchi. Il nome della linea di demarcazione è “Attila” e le Nazioni Unitehanno un contingente, chiamato Unficyp, che occupa una zona cuscinetto tra le due parti. L’area è interdetta sia ai greco-ciprioti che ai turchi. Appare come un paesaggio spettrale di villaggi abbandonati, miniere di rame dismesse e torrette di avvistamento. Sembra molto affascinante per molti turisti che ci fanno dei safari fotografici.

La situazione è cristallizzata sostanzialmente dal 1974, anche nei sentimenti degli isolani, salvo rare scaramucce tra le sentinelle delle due parti. I greco-ciprioti ritengono di aver subito un’aggressione mentre i turchi ritengono di essere stati tutelati dalla madre patria, perché Cipro sarebbe stata annessa sicuramente alla Grecia, come minacciavano i “colonnelli”.

A nord (parte turca) governa, dal 1983, Rauf Denktash, che è il leader della minoranza turca da anni. Dall’altra parte il premier Clerides presiede quella Repubblica di Cipro internazionalmente riconosciuta. Le due zone sono totalmente diverse: quella greco-cipriota è la parte più ricca dell’isola, inondata dai denari del turismo di massa e che sta per entrare nell’Unione Europea. La parte turca è estremamente povera e sostanzialmente regge la sua economia sui proventi di traffici illeciti, contrabbando in massima parte, che trovano a Lefkosa, un paradiso fiscale. In città ci sono 170mila abitanti a fronte di 36 banche off-shore, 29 normali e 18 casinò. La Fatf, task-force dell’OSCE contro il riciclaggio di denaro sporco, ha censurato più volte i traffici che passano da Leffkosa.

Si spera che la prospettiva di entrare nell’Unione Europea, con tutti i benefici economici possibili, spinga alla riunificazione pacifica di Cipro, magari in senso federale. Tantissimi tentativi di un accordo di pace hanno sempre ottenuto scarsi risultati, ma almeno dal gennaio 2003, i due capi s’incontrano ogni giorno, avvantaggiati anche dal miglioramento dei rapporti diplomatici tra Grecia e Turchia (“diplomazia dei terremoti”, cioè aiuti reciproci nelle catastrofi naturali che hanno colpito i due paesi) e dalla mediazione delle Nazioni Unite.

Mentre le cancellerie discutono di strategie presenti e future, ogni sabato, un gruppo di donne vestite di nero, si riversa in piazza a Nicosia e si siede silenzioso per terra. La manifestazione avviene davanti all’hotel Ledra Palace, dove c’è un check point, unica breccia di un muro invalicabile di cavalli di frisia e sacchetti di sabbia. Portano al collo le foto dei congiunti scomparsi durante l’attacco del 1974, di cui non sanno più nulla.

Christian Elia 

Categoria: Muri
Luogo: Cipro