23/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Passa una legge contro il proselitismo cristiano
“Chiunque tenti di convertire un musulmano a un’altra religione, costringendolo o usando mezzi di seduzione, rischia una condanna da 2 a 5 anni di carcere e una multa fino a 10mila euro”. Questo il testo di una legge proposta dal governo algerino e accettata dal Parlamento.
 
una vetrata di una basilica cristiana in algeriaUna legge controversa. L’obiettivo della legge sono i protestanti evangelici e pentecostali, che da molto tempo, secondo tanti mezzi d’informazione algerini, sarebbero all’opera per convertire quanta più gente è possibile, in massima parte nella regione della Cabilia. Mancano dati certi sulla questione, ma al di là dei numeri effettivi di conversioni, resta la preoccupazione per un provvedimento che rischia di restringere la libertà di culto della comunità cristiana in Algeria. Si parla di circa 11mila persone che, durante la guerra civile che ha insanguinato il Paese negli anni Novanta, ha pagato un pesante tributo ma che per il resto vive rispettata, in uno dei paesi meno religiosi a livello istituzionale.
“Tutti quelli che vogliono praticare la loro religione sono i benvenuti, purché lo facciano in un quadro legale e organizzato”, ha subito dichiarato Abdellah Temine, portavoce del ministero degli Affari religiosi, “vogliamo solo che ognuno pratichi la sua religione in un quadro legale e organizzato”.
In poche parole libertà di culto sì, ma non il proselitismo.
 
madre di una vittima della guerra civileUn passato doloroso. La decisione lascia molto perplessi, in particolare perché viene da un governo che ha fatto della laicità dello Stato il principio inderogabile per il quale è scoppiata la guerra al Fronte Islamico di Salvezza, che aveva vinto le elezioni nel 1991. L’Algeria inoltre ha grandi interessi economici nelle relazioni con i paesi cristiani dell’altra sponda del Mediterraneo, con l’Italia in particolare, per l’esportazioni di gas. Pare quindi piuttosto complesso capire quale logica ispiri una legge che, se sulla carta non è punitiva verso i cristiani algerini, non pare neanche un passo verso la libertà di culto di uno stato laico. Una possibile interpretazione dell’iniziativa legislativa è quella di correlare questa legge alla Carta di Riconciliazione nazionale, proposta dal presidente algerino Bouteflika e sottoposta a referendum popolare l’anno scorso.
 
il presidente algerino bouteflikaUna riconciliazione difficile. La Carta, approvata a grande maggioranza, vuole nella sostanza chiudere i conti con la Guerra civile. Nessuna delle amnistie proposte negli anni dal governo Bouteflika ai guerriglieri ha portato al completo cessate il fuoco. La popolazione civile, dopo un conflitto che è costato la vita a circa 150mila persone, è adesso al sicuro, ma in certe aree del Paese continua lo stillicidio di scontri armati e di vittime tra l’esercito e il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, unica formazione del vecchio Gruppo Islamico Armato a non aver deposto le armi. D’altro canto, il governo Bouteflika non ha mai potuto agire liberamente per punire i militari che, come i guerriglieri islamici, si sono macchiati di gravi crimini contro i civili durante la guerra. Per tenere tutti buoni, Bouteflika ha deciso per il colpo di spugna. Ai parenti delle vittime è stato garantito un risarcimento economico e, nei giorni successivi all’entrata in vigore della Carta, migliaia di ex guerriglieri sono stati scarcerati. Nei giorni scorsi, il governo ha anche ammesso che, durante la guerra, l’esercito ha ucciso circa 17mila ribelli. Cifre mai fornite prima. Insomma pare che, in previsione delle elezioni del 2007, Bouteflika voglia una sorta di riconciliazione nazionale e i partiti islamici torneranno sulla scena politica algerina. Questa legge è una concessione agli islamisti, polemici verso un’Algeria laica, in modo da tenerli a badasenza pagare prezzi eccessivi. Sperando che basti per tenere sotto controllo l'integralismo religioso. 

Christian Elia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità