09/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Nell'oasi di Bilma le donne Kanouri estraggono il sale che verrà venduto ai carovanieri
Scritto per noi da
Marco Pavan 
 
Carovana accampata presso le saline di BilmaDall'oasi parte una pista larga almeno cinquanta metri segnata da un incalcolabile il numero di impronte. Centinaia di dromedari ogni anno arrivano a Bilma, l'oasi meridionale della falesia del Kaouar, a parecchie decine di chilometri dal confine tra Niger e Ciad, ai limiti di un immenso deserto di dune. Il Grand Erg di Bilma è per estensione il secondo al mondo dopo quello libico. Nemmeno un secolo fa le carovane che arrivavano qui, per scambiare i prodotti delle oasi dell'Air con il sale, erano composte anche da migliaia di animali. Ora, spesso, il progresso trasforma i carovanieri in guide turistiche. Capita a volte che qualche Touareg si sposi con una facoltosa donna occidentale, il cui primo regalo è un telefono satellitare. Per ora le ultime carovane del Sahara continuano ad attraversare il deserto come avviene da migliaia di anni. Le prime si muovono in ottobre e si spingono fino alle oasi più lontane, come Seguedine. Le ultime concludono il loro viaggio verso febbraio. Tra i cordoni di dune si incontrano le tracce che formano vere e proprie autostrade, seguendole è probabile raggiungere anche la carovana che le ha lasciate.

Le saline di BilmaQuando la sabbia lascia il posto a una terra dura e tagliente, salata, compaiono le prime verdi palme. Bilma, ai piedi della falesia, è abitata dai Kanouri. A nord e a sud, invece, vi sono i Tebu, popolo guerriero proveniente dal Tibesti, che in passato li teneva in schiavitù. A Bilma le donne Kanouri lavorano in quello che sembra un girone dantesco e si occupano della produzione del sale. Un reticolo di muriccioli fatti di blocchi di sale delimita le proprietà di ogni famiglia. All'interno sono scavate alcune vasche di qualche metro di larghezza in cui l'acqua che filtra dal sottosuolo si colora di rosso. Più la gradazione è intensa, maggiore è la quantità di sale. Qui, curve sotto il sole, le donne muovono l'acqua perchè la superficie non si solidifichi. Ogni due settimane circa si forma una crosta molto spessa che viene rotta. Se ne ricavano dei blocchi di sale che vengono sbriciolati. Mentre le donne, con i loro vestiti colorati, lavorano i bambini sciamano rumorosi fra i dromedari, alle saline, invece, gli uomini non si vedono, non è un lavoro che spetta a loro. Una volta estratto, il sale, impuro, di colore grigio, viene pressato in stampi fatti con pelle di capra e listelli di palma. Si formano così i pilon, blocchi conici che pesano una quindicina di chili e vengono lasciati seccare al sole. Serviranno ad alimentare gli animali allevati nelle regioni sub-sahariane.

Donna Kanouri raccoglie il saleUna donna dalle mani secche e bianche di sale discute con un Touareg che indossa un ampio vestito grigio e il tradizionale taguelmoust sulla testa. Stanno contrattando la vendita dei pilon e dei datteri dell'oasi. Probabilmente l'uomo, oltre ai franchi cfa, come pagamento userà anche alcuni montoni. Il capo carovana ha il compito di raggiungere Bilma e caricare il sale sui dromedari che gli altri uomini della sua oasi gli hanno affidato. Ogni animale tornerà carico di due sacche di datteri e quattro pilon, che costano circa 400 cfa ciascuno, 60 centesimi di euro, a seconda della purezza del sale. Le carovane partono per Bilma cariche di fieno che servirà come alimento e come imballaggio. Per il ritorno i blocchi di sale vengono chiusi in stuoie di foglie di palma intrecciate e caricati sui cammelli, usando le sacche piene di datteri come cuscinetti. In attesa di ripartire, le carovane si accampano al limitare delle saline, con il verde delle palme che si vede in lontananza. Qui si fermano una settimana e si preparano ad affrontare il deserto per la seconda volta.
Categoria: Popoli
Luogo: Niger