
Dall'oasi
parte una pista larga almeno cinquanta metri segnata da un incalcolabile il numero
di impronte. Centinaia di dromedari ogni anno arrivano a Bilma, l'oasi
meridionale della falesia del Kaouar, a parecchie decine di chilometri
dal confine tra Niger e Ciad, ai limiti di un immenso deserto di dune.
Il Grand Erg di Bilma è per estensione il secondo al mondo dopo quello libico.
Nemmeno un secolo fa le carovane che arrivavano qui, per scambiare i
prodotti delle oasi dell'Air con il sale, erano composte anche da
migliaia di animali. Ora, spesso, il progresso trasforma i carovanieri
in guide turistiche. Capita a volte che qualche Touareg si sposi con una
facoltosa
donna occidentale, il cui primo regalo è un telefono satellitare. Per
ora le ultime carovane del Sahara continuano ad attraversare il deserto
come avviene da migliaia di anni. Le prime si muovono in ottobre e si
spingono fino alle oasi più lontane, come Seguedine. Le ultime
concludono il loro viaggio verso febbraio. Tra i cordoni di dune si
incontrano le tracce che formano vere e proprie autostrade, seguendole
è probabile raggiungere anche la carovana che le ha lasciate.

Quando
la sabbia lascia il posto a una terra dura e tagliente, salata,
compaiono le prime verdi palme. Bilma, ai piedi della falesia, è
abitata dai Kanouri. A nord e a sud, invece, vi sono i Tebu, popolo
guerriero proveniente dal Tibesti, che in passato li teneva in
schiavitù. A Bilma le donne Kanouri lavorano in quello che sembra un
girone
dantesco e si occupano della produzione del sale. Un reticolo di
muriccioli fatti di blocchi di sale delimita le proprietà di ogni
famiglia. All'interno sono scavate alcune vasche di qualche metro di
larghezza in cui l'acqua che filtra dal sottosuolo si colora di rosso.
Più la gradazione è intensa, maggiore è la quantità di sale. Qui, curve
sotto il sole, le donne muovono l'acqua perchè la superficie non si
solidifichi. Ogni due settimane circa si forma una crosta molto spessa
che viene rotta. Se ne ricavano dei blocchi di sale che vengono
sbriciolati.
Mentre le donne, con i loro vestiti colorati, lavorano i bambini
sciamano
rumorosi fra i dromedari, alle saline, invece, gli uomini non si
vedono, non è un lavoro che spetta a loro. Una volta estratto, il
sale, impuro, di colore grigio, viene pressato in stampi fatti con
pelle di capra e listelli di palma. Si formano così i
pilon,
blocchi conici che pesano una quindicina di chili e vengono lasciati
seccare al sole. Serviranno ad alimentare gli animali allevati nelle
regioni sub-sahariane.

Una donna dalle mani secche e bianche di sale discute con un Touareg che indossa
un ampio vestito grigio e il tradizionale
taguelmoust sulla testa. Stanno contrattando la vendita dei
pilon
e dei datteri dell'oasi. Probabilmente l'uomo, oltre ai franchi cfa,
come pagamento userà anche alcuni montoni. Il capo carovana ha il
compito di raggiungere Bilma e caricare il sale sui dromedari che gli
altri uomini della sua oasi gli hanno affidato. Ogni animale tornerà carico di
due sacche di datteri e quattro
pilon, che costano circa 400
cfa ciascuno, 60 centesimi di euro, a seconda della purezza del sale.
Le carovane partono per Bilma cariche di fieno che servirà come
alimento e come imballaggio. Per il ritorno i blocchi di sale vengono
chiusi in stuoie di foglie di palma intrecciate e caricati sui
cammelli, usando le sacche piene di datteri come cuscinetti. In attesa di ripartire,
le carovane si
accampano al limitare delle saline, con il verde delle palme che si vede in
lontananza. Qui si fermano una settimana e si preparano ad affrontare
il deserto per la seconda volta.