22/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Eta annuncia un cessate il fuoco permanente. Un passo avanti verso la pace
Era nell’aria da tempo. Se ne parlava da anni, il primo ministro Josè Luis Zapatero aveva fatto capire che qualcosa sarebbe successo prima di Pasqua. E l’annuncio, puntualmente, è arrivato: l’Eta ha proclamato un cessate il fuoco permanente a partire da venerdì 24 marzo, con un comunicato pubblicato oggi sul quotidiano basco Gara e letto alla radio-televisione pubblica basca Radio Euskadi. Se già negli ultimi tre anni il gruppo separatista basco non aveva organizzato attentati mortali, ora il processo di pace potrebbe diventare realtà anche sulla carta.
 
Alcuni militanti dell'EtaIl comunicato. La mossa dell’Eta, si legge nel comunicato, ha come obiettivo il “dare impulso a un processo democratico nella Nazione Basca per costruire una nuova cornice in cui siano riconosciuti i diritti che ci spettano come popolo, e che nel futuro possa assicurare lo sviluppo di tutte le opzioni politiche”. Il fine ultimo del gruppo separatista, quindi, resta. Per l’Eta, “il risultato del processo democratico” (un referendum?) dovrà essere riconosciuto “senza nessun tipo di limitazioni” dai governi di Francia e Spagna (ai quali è chiesto di “mettere da parte la repressione”), e “la decisione che i baschi prenderanno sul loro futuro dovrà essere rispettata”. L’Eta conclude affermando che suo "desiderio e volontà è che il processo aperto giunga sino alla fine e si consegua così una vera situazione democratica per la Nazione Basca, superando il conflitto di molti anni e costruendo una pace basata sulla giustizia. Il superamento del conflitto, qui e ora, è possibile".
 
Il premier spagnolo Josè Luis ZapateroUn gruppo in difficoltà. Non è la prima volta che l’Eta annuncia un cessate il fuoco: l’ha già fatto dieci volte, anche se solo in un’occasione si trattava di una sospensione della violenza “unilaterale e a tempo indeterminato”. Era il settembre 1998, e la tregua fu interrotta dopo 14 mesi perché, secondo l’Eta, il Partito popolare allora al governo non aveva mantenuto i suoi impegni sulla via della pace.  Il governo accusò il gruppo separatista di aver solo voluto guadagnare tempo per riarmarsi. Stavolta, però, potrebbe essere quella buona. L’Eta è in difficoltà: centinaia di suoi militanti sono in prigione, le autorità di Madrid hanno messo fuorilegge Batasuna, il partito considerato l’ala politica del movimento. Soprattutto, dall’omicidio di Miguel Angel Blanco, un politico locale del Partito popolare rapito e ucciso dopo un ultimatum nell’estate del 1997, l’Eta ha subito un calo di popolarità – anche tra i baschi – da cui non si è più ripresa. Con l’arrivo al governo di Josè Luis Zapatero, le trattative sono riprese. La maggioranza in Parlamento si era detta favorevole all’apertura di negoziati con l’Eta se questa avesse mostrato una “chiara volontà” di rinunciare alla violenza. L’offerta di Zapatero, che lo scorso mese aveva visto vicino “l’inizio della fine” del gruppo separatista, sembra essere stata accettata.
 
Le reazioni. La notizia è stata accolta come “positiva” dalla totalità del mondo politico spagnolo. Zapatero ha comunque invitato alla “prudenza”, chiedendo l’appoggio di tutte le forze politiche. Ma i popolari di Mariano Rajoy, all’opposizione, hanno fatto sapere che l’annuncio della tregua da parte dell’Eta non è sufficiente: i popolari, come sostengono da sempre, vogliono “lo scioglimento” dell’organizzazione armata e accusano Zapatero di essere troppo morbido con l’Eta, un gruppo considerato terrorista da Stati Uniti e Unione Europea. Dopo quasi quarant’anni e 817 morti, il processo di pace nel Paese basco potrebbe ora cominciare sul serio. Ma, come in Irlanda del Nord, promette di trascinarsi a lungo. 

Alessandro Ursic

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