03/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Centinaia di dromedari attraversano il deserto guidati dagli ultimi carovanieri Touareg
Scritto per noi da
Marco Pavan
 
Una carovana nell'Erg di BilmaGli occhi scuri che osservano la sabbia sono carichi di responsabilità. Lo sguardo lascia trasparire un misto di ansia e fierezza. Djibril, il capo carovana, dalla cima osserva il cordone di dune che si allunga ininterrotto verso l'orizzonte. La carovana dovrà proseguire ancora verso sud prima di riuscire a superarlo. I dromedari carichi non riuscirebbero a salire il ripido pendio di sabbia soffice. Dall'alto può vedere bene i suoi duecento animali che camminano a ridosso delle dune. Dalle sue scelte dipende la vita delle bestie e delle persone che avanzano lentamente sotto il sole. Oltre il cordone, dopo aver scavalcato molte altre lingue di sabbia, si innalza l'Albero del Ténéré, la loro meta. Finalmente le bestie potranno abbeverarsi ai pozzi scavati attorno a un albero stilizzato di metallo. Al suo posto, fino al 1973, cresceva solitaria un'acacia, l'unica nella parte meridionale del deserto del Ténéré. Si racconta che un autista libico, probabilmente ubriaco, l'abbia abbattuta con il suo camion. Ora quel che resta dell'albero giace al museo nazionale di Niamey, come una reliquia. L'albero è il punto dove convergono le azalai, le carovane dei Touareg, che arrivano dalle montagne dell'Air per proseguire per Bilma, l'oasi dove compreranno il sale.

I dromedari carichi di sale "Ci impiegheremo tra i 9 e i 13 giorni per attraversare il deserto", spiega Djibril. Il mare di dune che va dall'Albero del Ténéré all'oasi di Bilma è largo circa 400 chilometri. I carovanieri lo percorrono a piedi, raramente salgono in sella per non affaticare gli animali. Le zampe dei dromedari si adagiano sulla sabbia, allargandosi per affondare solo qualche centimetro nonostante il peso dell'animale e del carico. Sulla sabbia appena compressa resta una leggera patina lucida, che fa capire da quanto è passata la carovana. I dromedari alzano in aria un pulviscolo che ne nasconde le zampe. I loro movimenti sono lenti e costanti, nella loro marcia non si fermano mai avanzando legati l'uno all'altro. A volte greggi di montoni, guidati dai ragazzi più giovani, accompagnano la carovana. Verrano scambiati con il sale e i datteri delle oasi. Il passaggio delle azalai non turba il silenzio del deserto, ma ne è parte. Solo avvicinandosi si può sentire il fruscio dei granelli di sabbia. A volte i carovanieri si lanciano qualche messaggio fischiando. Attorno, il deserto sembra immobile. Il sole della mattina porta rapidamente la temperatura da una decina di gradi a quasi quaranta. L'azalai non può fermarsi, comincia a ondeggiare alle prime luci dell'alba e si arresterà solo al tramonto.

Un Touareg guida i dromedari sulla sabbia Il taguelmoust, il turbante dei Touareg formato da una strisca di cotone colorato lunga almeno cinque metri, lascia scoperti solo una fascia di pelle scura e gli occhi. Molto spesso moderni occhiali da sole coprono anche questa parte. L'unica pelle sempre esposta al sole è quella delle mani e dei piedi. Nessuno ha scarpe, solamente i pochi apprendisti, ragazzi quasi quindicenni che imparano il mestiere dei padri, portano scarpette blu di plastica. A metà giornata la luce del sole arriva perpendicolare e non permette più di distinguere i pendii delle dune. La sabbia appare di un colore omogeneo, senza ombre. Un dromedario dà segni di stanchezza, non riesce più ad avanzare, affaticato dai molti giorni di cammino. I carovanieri lo slegano e lo alleggeriscono lasciando a terra il carico. Se così ce la farà a stare al passo degli altri, arriverà con loro all'oasi e si salverà. Altrimenti si lascerà morire e diventerà un mucchietto di ossa bianche sulla sabbia ocra.
Categoria: Popoli
Luogo: Niger