22/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Almeno 3400 karen si sono nascosti nella giungla birmana per gli attacchi dell'esercito
Almeno 3400 persone di etnia karen, nell’omonimo Stato all’interno del Myanmar (Birmania fino al 1989), nelle ultime settimane sono state costrette a nascondersi nella giungla per gli attacchi dell’esercito governativo. La conta degli sfollati viene da almeno due organizzazioni umanitarie che operano nella zona: la Christian Solidarity Worldwide (CSW) e il Free Burma Rangers (FBR).
  Rifugiati Karen, foto Irrawaddy
Gli ultimi attacchi. Secondo il Csw, nell’offensiva dei soldati per riappropriarsi di un’area controllata dai ribelli Karen, un numero imprecisato di civili sarebbe stato ucciso e diversi villaggi distrutti o bruciati. “L’esercito birmano sta spargendo mine e costringendo i contadini, che non sono riusciti a fuggire, a servire come portatori di munizioni”, accusa l’organizzazione. I raid contro i karen, per lo più cristiani, sarebbero iniziati il 9 marzo, quando tre battaglioni hanno attaccato il villaggio di Klaw Klee, nell’ovest dello stato Karen.  In quel caso almeno 1440 persone sono state costrette a trovare rifugio nella foresta senza la possibilità di tornare indietro, visto che l’esercito è rimasto a presidiare i villaggi. Poi è stata la volta di Kwey Der, sempre nell’ovest, con 1153 sfollati, e del distretto di Toungoo, nel nord, da dove sono scappate 700 persone. A febbraio altri 640 civili hanno cercato di superare il confine tailandese senza fortuna, mentre a dicembre è andata meglio a mille profughi che sono stati accolti nel Paese vicino.
 
Mezzo secolo di abusi. Il Free Burma Rangers, martedì 21 ha segnalato altri 400 profughi nell’area di Ler Way, e dopo aver inviato un team per assistere i profughi, ha commentato così i fatti delle ultime settimane: “Questi attacchi riflettono lo sforzo continuo dell’esercito birmano per spezzare psicologicamente questa gente e per controllarla. L’invio omicida dei portatori sui terreni minati per terrorizzare e il blocco dei rifornimenti di cibo alla popolazione sono due tattiche usate in questa strategia per dominare, assimilare e sfruttare i gruppi etnici”. Da almeno mezzo secolo il Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo, come qualche anno fa si è chiamata paradossalmente la giunta militare che guida il Myanmar, perseguita le minoranze e mantiene il Paese in una sorta di Medio Evo. Secondo dati del CSW, almeno un milione di persone è “internally displaced”, sfollato interno, e dal 1996, 2500 villaggi sono stati distrutti solo nel Myanmar orientale.
Gli ultimi saccheggi si stanno compiendo mentre la giunta si prepara a celebrare, il 27 marzo prossimo, la giornata delle Forze Armate a Pynmana, che da novembre è la nuova capitale amministrativa. Da qui i militari pensano di gestire meglio i ribelli di diversi gruppi etnici, visto che la città, di circa 100mila abitanti, si trova nel centro del Paese, a differenza della vecchia Yangon (ex Rangoon), che sorge sulla costa meridionale.
 
 
 
 
 

red

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