Almeno 3400 karen si sono nascosti nella giungla birmana per gli attacchi dell'esercito
Almeno 3400 persone
di etnia karen, nell’omonimo Stato all’interno del Myanmar (Birmania fino al
1989), nelle ultime settimane sono state costrette a nascondersi nella giungla
per gli attacchi dell’esercito governativo. La conta degli sfollati viene da almeno
due organizzazioni umanitarie che operano nella zona: la
Christian Solidarity
Worldwide
(CSW) e il
Free Burma Rangers (FBR).

Gli ultimi attacchi. Secondo il Csw,
nell’offensiva dei soldati per riappropriarsi di un’area controllata dai
ribelli Karen, un numero imprecisato di civili sarebbe stato ucciso e diversi
villaggi distrutti o bruciati. “L’esercito birmano sta spargendo mine e
costringendo i contadini, che non sono riusciti a fuggire, a servire come
portatori di munizioni”, accusa l’organizzazione. I raid contro i karen, per lo
più cristiani, sarebbero iniziati il 9 marzo, quando tre battaglioni hanno
attaccato il villaggio di Klaw Klee, nell’ovest dello stato Karen. In quel caso almeno 1440 persone sono state
costrette a trovare rifugio nella foresta senza la possibilità di tornare
indietro, visto che l’esercito è rimasto a presidiare i villaggi. Poi è stata
la volta di Kwey Der, sempre nell’ovest, con 1153 sfollati, e del distretto di
Toungoo, nel nord, da dove sono scappate 700 persone. A febbraio altri 640
civili hanno cercato di superare il confine tailandese senza fortuna, mentre a
dicembre è andata meglio a mille profughi che sono stati accolti nel Paese
vicino.
Mezzo secolo di abusi. Il Free Burma
Rangers, martedì 21 ha segnalato altri 400 profughi nell’area di Ler Way, e
dopo aver inviato un team per assistere i profughi, ha commentato così i fatti
delle ultime settimane: “Questi attacchi riflettono lo sforzo continuo
dell’esercito birmano per spezzare psicologicamente questa gente e per
controllarla. L’invio omicida dei portatori sui terreni minati per terrorizzare
e il blocco dei rifornimenti di cibo alla popolazione sono due tattiche usate
in questa strategia per dominare, assimilare e sfruttare i gruppi etnici”. Da
almeno mezzo secolo il Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo, come qualche
anno fa si è chiamata paradossalmente la giunta militare che guida il Myanmar,
perseguita le minoranze e mantiene il Paese in una sorta di Medio Evo. Secondo
dati del CSW, almeno un milione di persone è “internally displaced”, sfollato
interno, e dal 1996, 2500 villaggi sono stati distrutti solo nel Myanmar
orientale.
Gli ultimi saccheggi
si stanno compiendo mentre la giunta si prepara a celebrare, il 27 marzo
prossimo, la giornata delle Forze Armate a Pynmana, che da novembre è la nuova
capitale amministrativa. Da qui i militari pensano di gestire meglio i ribelli
di diversi gruppi etnici, visto che la città, di circa 100mila abitanti, si
trova nel centro del Paese, a differenza della vecchia Yangon (ex Rangoon), che
sorge sulla
costa meridionale.