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La meta è raggiungibile. “Questa è una dimostrazione chiara che gli
investimenti sul controllo della tubercolosi funzionano” ha affermato
il direttore generale dell’Oms,
Lee Jong-wook. Anche nei Paesi con basso
reddito e limiti economici enormi, i programmi sono stati efficaci e
hanno prodotto risultati. Lo stesso impegno va replicato nei
Paesi africani e in altre aree, dove il finanziamento e la priorità del
controllo della tubercolosi rimane debole”. I successi riportati
dall’Oms sono stati raggiunti in 26 Paesi, che hanno già ottenuto nel 2005 la
meta auspicata per il 2006, con un anno di anticipo dunque. Fra questi
vi sono anche le Flippine e il Vietnam, due zone ove la tubercolosi
era particolarmente diffusa. A questi 26 Paesi potrebbero aggiungersene altri
cinque, per i quali
mancano ancora i risultati definitivi del 2005: Cambogia, Cina, India,
Indonesia e Mynamar.
Africa indietro, ma anche Europa. In base alle ultime valutazioni disponibili,
nel solo 2004 la tubercolosi ha ucciso 1,7 milioni di persone e sono
stati registrati quasi nove milioni di nuovi casi di malattia. In Africa si
calcola un aumento dell’un percento ogni anno del numero di persone
con tubercolosi. L'aumento nella diffusione
di questa patologia infettiva viene attribuito, almeno in parte, alla infezione
contemporanea con il virus dell’Aids e ai sistemi sanitari
insufficienti. Nonostante sia possibile il controllo della tubercolosi,
in termini di costi da sostenere, a fronte di risultati ottenibili, in
Africa non vi sono ancora investimenti adeguati e il rapporto dell’Oms
pubblicato oggi sottolinea la necessità di una risposta rapida ed
energica da questo continente. Finora solo il Kenya ha messo in atto
“azioni urgenti e straordinarie” nei confronti dell’infezione
tubercolare e della coinfezione tubercolosi/Hiv. Ma vi è anche un’altra
zona che preoccupa gli esperti: l’Europa dell’Est, dove la tubercolosi
è diffusa e resistente al trattamento farmacologico.
Valeria Confalonieri