23/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La Otra Campaña alle prese con attacchi da parte dei paramilitari e dell’esercito regolare messicano
Il Delegato Zero ad una riunioneIl rombo del motore della moto da cross nera e con la stella rossa dell’Ezln (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) sul cupolino che doveva portare il Delegato Zero (il nuovo nome del Sub Comandante Insurgente Marcos) in giro per il Messico, a spiegare ai messicani la ‘Otra Campana’, è ancora forte e deciso.
Lui non si piega alle difficoltà: basta un po’ di olio, il cambio della candela e un veloce controllo all’impianto elettrico, affinché tutto giri per il verso giusto.
Diverso è il rodaggio che è costretta a fare  la Otra Campana, l’altra campagna politica, che gli zapatisti  stanno portando in giro per il Paese “dal basso e per il basso”.
 
Il Sub Comandante MarcosI fatti. Sono partiti il 1° gennaio 2006, data simbolica per gli zapatisti che ricordano come, nel 1994, il levantamiento (la ribellione degli indios) fece conoscere al mondo intero la situazione alla quale erano soggetti gli indios Tzotzil, Chol, Tojolobal e Tzeltal che da millenni abitano in Chiapas (regione a sud del Messico al confine con il Guatemala). Lo sapeva bene il Sub Comandante Marcos che sarebbe stata una faticaccia portare in giro le idee innovative degli zapatisti senza essere oggetto di minacce e di attacchi da parte di chi non sopporta la presenza di un movimento così forte e determinato (soprattutto paramilitari e esercito regolare), ma non aveva alternative.
Sapeva bene anche che in determinate regioni messicane, come ad esempio lo Stato di Oaxaca, si sarebbero potuti verificare azioni violente, e così è stato.  “L’Esercito federale continua ad occupare le comunità indigene, non solo quelle zapatiste, ma in tutto il Chiapas”, ha detto Marcos, che durante uno dei suoi interventi ha rincarato la dose: “I militari mantengono un accerchiamento per opprimere ed intimidire le comunità che sono basi di appoggio dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln).
In nessun momento i principali quartieri dell'Esercito federale, dentro la cosiddetta 'zona di conflitto' sono scomparsi. Al contrario, hanno rafforzato le loro posizioni. L'Esercito federale non è uscito dallo stato del Chiapas né dalla zona di conflitto, semplicemente ha lasciato alcune posizioni per diventare più forte in altre, precisamente nelle valli e negli Altos del Chiapas”. Ma le minacce e gli arresti sembrano minare la base di quella che all’inizio poteva, e doveva essere, una campagna per la gente.
Il fatto più clamoroso è quello di Nicanor Salud Rasgado, aderente alla Otra Campaña a San Blas Atempa, nello stato di Oaxaca. Nicanor fu arrestato una prima volta il 19 febbraio scorso e subito rilasciato. Ma il suo piccolo calvario non era ancora finito. Il 15 marzo scorso, dopo aver partecipato con l’unione degli insegnanti ad una manifestazione di protesta, è stato nuovamente posto in stato di fermo. Il pretesto, questa volta, era un mandato di cattura vecchio di un anno, per una serie di disordini che causarono danni agli esponenti del Pri.
 
Il manifesto della 'Otra Campaña'Le testimonianze. Juana Hernández, anch’essa aderente alla Otra Campana e attivista sindacale, ha fatto sapere: “Ogni volta che il governo ci reprime ci dà più forza. Ogni volta che dice li abbiamo distrutti noi risorgiamo dalle ceneri delle braci che riprendono ad ardere”. Aristea Vicencio, insegnante in pensione, ha affermato: “Che bello che sia venuto Marcos per potere dire le sue verità al governo che ci ha tanto fregati e tanto dimenticati”. Il Segretario di Governo ha fatto sapere che esiste una situazione di libero transito in Chiapas. Di diverso avviso il Sub Comandante Marcos: “Nel suo riposizionamento, l'Esercito federale ha disseminato le comunità di gruppi paramilitari incaricati di provocare le nostre comunità" ha detto Marcos, aggiungendo "Continuano i posti di blocco e le pattuglie con veicoli blindati nei principali centri delle basi di appoggio zapatiste, i cosiddetti caracoles, sedi delle giunte di buon governo”.

Alessandro Grandi

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