02/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un ennesimo muro di separazione tra due popoli è stato fermato dalla ragionevolezza
yemen muro“I nostri due grandi Paesi hanno trovato un accordo amichevole. Dopo i colloqui di Riad, la costruzione del muro di separazione tra l’Arabia Saudita e lo Yemen sarà sospesa, ma non terminerà la collaborazione con i fratelli sauditi per combattere il terrorismo.”
Abubaker al-Qirbi, ministro degli Esteri dello Yemen, ha commentato con queste rassicuranti parole l’accordo tra i governi di Riad e di Sana’a rispetto alla barriera di sicurezza che l’Arabia Saudita stava costruendo, da un anno a questa parte, al confine con lo Yemen.
L’annuncio è stato dato dopo due giorni di colloqui, cominciati il 16 febbraio scorso, a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, tra Ali Abdullah Saleh, presidente dello Yemen, e Abdullah bin Abd al-Aziz al Saud, principe saudita erede designato al trono di re Fahd.
“I controlli di polizia al confine tra i due Paesi saranno rafforzati e gestiti in concerto tra gli apparati di sicurezza dei due governi”, ha commentato al-Qirbi, “il traffico di droga, armi e clandestini attraverso la frontiera con l’Arabia Saudita sarà combattuto con ogni mezzo.”
 
Sembra così definitivamente scongiurato l’ennesimo muro tra due Paesi che hanno invece scelto la via del dialogo, disinnescando le tensioni che si erano venute a creare dall’inizio del 2004.
Il 2 febbraio scorso, l’ambasciata dello Yemen a Riad, aveva inoltrato una protesta ufficiale al governo saudita, denunciando la costruzione della barriera di separazione tra i due stati in quanto la stessa violava un trattato internazionale tra i due Paesi che, stipulato nel 2000, aveva posto fine a una disputa di confine che durava da decenni.
 
L’accordo sanciva una zona smilitarizzata di 20 km circa al confine tra Arabia Saudita e Yemen, lasciando libero accesso nella zona solo alle mandrie al pascolo. Per lo Yemen, la barriera voluta da Riad entrava nella “no man’s land” nei pressi di Sada, nello Yemen settentrionale.
Il 9 febbraio, il governo saudita ammette che sono in corso dei lavori per erigere una barriera al confine con lo Yemen, ma dichiara assolutamente infondato ogni paragone con il muro israeliano nei Territori Occupati in Palestina.
 
Il clima era stato surriscaldato dalle accuse lanciate da alcuni giornali yemeniti che presentavano il progetto come una violazione degli accordi internazionali, ma soprattutto dalle dichiarazioni minacciose di uno dei capi della Waylah, una delle tribù nomadi che abitano il confine tra i due Paesi, che intimava all’Arabia Saudita di sospendere immediatamente i lavori della barriera, altrimenti 3000 guerrieri pronti a tutto avrebbero attaccato le postazioni saudite al confine.

Secondo il portavoce dei nomadi, che sono i primi sospettati dei traffici di droga e armi con l’Arabia Saudita, il governo di Riad, nella zona di confine tra i villaggi di Jabal Habash e Jabal al-Fara, aveva sconfinato rispetto al trattato del 2000.
La campagna stampa e le dichiarazioni dei nomadi avevano infiammato gli animi dell’opinione pubblica yemenita, provocando molte manifestazioni anti-saudite, soprattutto nella capitale Sana’a.

Per fortuna le cancellerie dei due Paesi, con la mediazione dell’Egitto, hanno scelto la via del dialogo e della ragionevolezza.  “La vicenda è stata troppo amplificata”, ha commentato il principe Ahmed, ministro saudita degli Interni, “la costruzione del filtro alla frontiera, visto che è assurdo parlare di muro, assolutamente identico a quelli già esistenti con Qatar, Kuwait e Iraq, è cominciata un anno fa, per difendere il territorio saudita dai traffici illegali e dalle infiltrazioni di terroristi.”
Il ministro saudita minimizza, ma la tensione tra i due Paesi era notevole, vista anche la diffusione sulla stampa francese della notizia di un appalto in Arabia Saudita vinto dall’azienda parigina Thales, per 8,7 miliardi di dollari. La gara si riferiva alla fornitura di un sistema di controllo elettronico della barriera, costruita con tubi di cemento riempiti di calcestruzzo uniti per formare una palizzata invalicabile per i mezzi dei contrabbandieri, simile in tutto e per tutto a quello degli israeliani in Palestina.
L’Arabia Saudita, in realtà, ha rinunciato al suo progetto solamente per le pressioni subite dai partner occidentali e dai Paesi arabi. In realtà, la monarchia dei Saud, vive un assedio sempre più stringente da parte dell’integralismo islamico nel Paese, che ha vissuto il suo momento più terribile con l’attentato del 12 maggio 2003 nella capitale Riad, quando alcuni camion carichi di esplosivo colpiscono tre lussuosi complessi residenziali abitati in maggioranza da cittadini stranieri. Più di cinquanta i morti, molti dei quali colti nel sonno.

Da quel momento la repressione poliziesca nel Paese si è fatta violenta, con centinaia di arresti e sequestri di enormi quantitativi di armi e di esplosivi. L’intelligence di Riad è convinta che il materiale passi dal poroso confine tra Arabia Saudita e Yemen, una terra di nessuno dove spadroneggiano le tribù di nomadi del deserto dedite a traffici di ogni genere.
Per ostacolare questi contrabbandieri si era deciso di erigere una barriera al confine, lungo 1300 km, fatta a tratti di sabbia e a tratti di palizzate di cemento, di cui sono stati completati circa 75 km, che per Sana’a però, sconfinano nella zona smilitarizzata istituita dal trattato del 2000.

 
Ha prevalso la ragionevolezza e i comuni interessi. Da anni, infatti, lo Yemen si avvale della consulenza di esperti statunitensi dell’anti-terrorismo, avendo il presidente Saleh, gli stessi problemi di Riad nella gestione degli integralisti islamici.
I due Paesi collaboreranno istituendo un’equipe di esperti sauditi e yemeniti, che coordineranno le operazioni congiunte di controllo alle frontiere. Un nuovo muro tra due Paesi, con tutto quello che succede nel mondo, era l’ultima cosa di cui si sentiva il bisogno.

                                                             
 
Christian Elia

   
 

 
Categoria: Muri
Luogo: Yemen