Il colore delle manifestazioni è il blu, bue jeans. Una giovane bielorussa ci racconta queste giornate

Il generale Sukharenko, capo del Kgb del regime bielorusso,
aveva minacciato di reprimere con la forza ogni manifestazione di piazza dopo
il voto. Per ora, forse per la massiccia presenza di giornalisti stranieri, non
è successo.
In compenso ci ha pensato il ‘generale inverno’ a disperdere
le proteste delle opposizioni democratiche che contestano la legittimità della
vittoria
elettorale di Aleksandr Lukashenko. Il freddo polare e le tormente di neve
hanno smorzato gli animi della gente: le 10-20 mila persone scese in piazza a
Minsk domenica sera sono diventate 7 mila lunedì e poche centinaia sono rimaste
a dormire nella tendopoli allestita in Piazza Ottobre.
A resistere al gelo sono rimasti i più giovani e motivati,
quelli che ancora credono nella ‘rivoluzione di jeans’: gli irriducibili del
movimento Zubr.
I giovani del Bisonte. Zubr significa
‘bisonte’, l’animale simbolo della Bielorussia. Questo movimento rappresenta la
sezione bielorussa di quella che potremmo ben chiamare ‘l’Internazionale delle
rivoluzioni colorate’, creata dal multimiliardario americano Gorge
Soros e sostenuta dalla sua potente fondazione internazionale, l’
Open Society
Institute (oltre che dal Dipartimento di Stato Usa).
Di questa Internazionale fanno, o ne hanno fatto, parte il
movimento serbo Otpor (Resistenza) che nel 2000 abbatté il regime di
Slobodan Milosevic con le proteste di Belgrado, il movimento georgiano Kmara
(Basta) che con la ‘rivoluzione delle rose’ del 2003 spodestò il governo di
Eduard Shevardnaze e, sopra tutti, il movimento ucraino Porà (E’ora) che travolse il regime di Leonid Kuchma con la ‘rivoluzione del 2004’.
Come dimostrano le manifestazioni di Minsk, la forza di
mobilitazione dello Zubr bielorusso non è paragonabile a quella dimostrata dai loro omologhi ucraini
e georgiani. Per il semplice motivo che
gli è mancato il sostegno della sezione locale dell’Open Society Institute di
Soros, chiusa dal ‘lungimirante’ regime di Lukashenko già nel 1998.
I blue jeans come simbolo di libertà. Ciò nonostante,
sono stati i giovani attivisti del Bisonte a stabilire la tinta, blu, di questa
nuova ‘rivoluzione colorata’, trasformando la rivoluzione di velluto in
rivoluzione di jeans: blue jeans. I giovani manifestanti bielorussi indossano
pantaloni, camice e giacchetti di jeans; agli alberi, alle ringhiere e ai pali
delle città bielorusse sono annodati nastri di tessuto jeans. Perfino il
candidato presidenziale dell’opposizione, Aleksandr Milinkevic, indossa sempre
i jeans.
Le origini di questa scelta, che potrebbe suonare un po’
demodé, risalgono a una manifestazione dello Zubr
di qualche mese fa. Quando la polizia sequestò le bandiere dei
manifestanti, uno dei
giovani leader del movimento, rimasto con il bastone denudato dalla sua
vessillo, si è tolto la camicia di jeans e ce l’ha annodata, sventolandola in
faccia ai poliziotti. Così la rivoluzione bielorussa si è messa in
jeans.
Il racconto di Natalka: domenica a Brest. La giovane
ragazza bielorussa di Brest, Natalka – di cui abbiamo già pubblicato
una
testimonianza – ci ha raccontato come sta vivendo questi giorni di lotta.
“Domenica, il giorno delle elezioni, i miei genitori non mi
hanno fatta andare a Minsk: avevano paura che mi succedesse qualcosa dopo le
minacce del regime. Mio padre ha detto che sarebbe andato lui al posto mio.
Così sono rimasta nella mia città, a Brest. La manifestazione locale dell’opposizione
era prevista per le otto, dopo la chiusura dei seggi. Io sono andata con un
quindicina di miei amici: ognuno di noi portava dieci palloncini blu, il colore
della nostra lotta. Ma abbiamo trovato la piazza presidiata dalla polizia.
Appena abbiamo iniziato a distribuire i nostri palloncini, una trentina di
agenti è corsa verso di noi, ci ha preso e ci ha portato alla stazione di
polizia. Lì abbiamo visto arrivare autobus pieni di persone arrestate: gente
presa dalla piazza e dalle strade vicine che magari nemmeno stava andando a
manifestare. Noi siamo stati rilasciati dopo un’ora. Ma molti altri sono stati
trattenuti per la notte e il giorno dopo sono stati condannati a una settimana
di prigione per adunanza sediziosa e manifestazione non autorizzata”.
…e lunedì in Piazza Ottobre, a Minsk. “Visto che
invece a Minsk le cose erano andate meglio – continua Natalka –, lunedì
ho
perso il treno e sono andata a raggiungere mio padre. E’ stato
splendido!
Piazza Ottobre era strapiena di gente, anche se mi hanno detto che il
giorno
prima ce n’era ancora di più. Il blu era il colore dominante della
manifestazione, eccetto il bianco e rosso della vecchia bandiera della
Bielorussia, quella che Lukashenko ha rimpiazzato con il vessillo
d'epoca sovietica. C’era un’atmosfera stupenda: era pieno di giovani
dello
Zubr, del
Kraj e del
Maladi, tutti movimenti
democratici giovanili in cui militano ragazzi e ragazze pieni di coraggio e di
iniziativa. Con loro abbiamo montato le tende per la notte, la prima notte di
presidio! Faceva un freddo tremendo. Per fortuna c’era un bellissimo concerto
di gruppi rock venuti appositamente per la manifestazione, per farci ballare e
riscaldare: suonavano Liavon Volski, Varashkevich, Vajciushkevich. Alle 11 di
sera il
concerto è finito. Ma subito sono spuntate fuori le chitarre e abbiamo
continuato a cantare e ballare così. Intanto la gente di Minsk portava bevande
bollenti e qualcosa di caldo da mangiare: una solidarietà commovente! Ci sono
state diverse provocazioni della polizia che circondava la piazza, ma sono tutte andate a vuoto grazie
all’intervento della nostra sicurezza: i ragazzi dell’
Achova. Dio che
belli che sono! Sarà il romanticismo della situazione, ma in questi giorni sembrano
tutti più belli! All’una di notte –
faceva un freddo insopportabile – io e mio padre ce ne siamo venuti via:
abbiamo preso il treno e siamo tornati qui a Brest. Per tutto il viaggio ho
pensato a quelle centinaia di coraggiosi che sono rimasti a dormire nelle
tende”.
“E’ solo l’inizio: appuntamento a sabato 25”. “Sbaglia chi pensa che la nostra lotta per la democrazia si stia già
spegnendo: questo è solo l’inizio”, scrive Natalka. “E’ chiaro che la paura
della polizia, il freddo e il fatto che lunedì e martedì erano giorni
lavorativi hanno ridotto il numero delle persone scese in piazza. Ma
il bello verrà sabato 25, giorno della Festa della Libertà che commemora
l’indipendenza della Bielorussa dalla Russia bolscevica ottenuta il 25 marzo del
1918. Il regime di Lukashenko ha abolito questa festa e vietato le
celebrazioni. Ma sabato torneremo a Minsk e saremo in tanti, a lottare di
nuovo per la libertà”.