22/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il colore delle manifestazioni è il blu, bue jeans. Una giovane bielorussa ci racconta queste giornate
La tendopoli a MinskIl generale Sukharenko, capo del Kgb del regime bielorusso, aveva minacciato di reprimere con la forza ogni manifestazione di piazza dopo il voto. Per ora, forse per la massiccia presenza di giornalisti stranieri, non è successo.
In compenso ci ha pensato il ‘generale inverno’ a disperdere le proteste delle opposizioni democratiche che contestano la legittimità della vittoria elettorale di Aleksandr Lukashenko. Il freddo polare e le tormente di neve hanno smorzato gli animi della gente: le 10-20 mila persone scese in piazza a Minsk domenica sera sono diventate 7 mila lunedì e poche centinaia sono rimaste a dormire nella tendopoli allestita in Piazza Ottobre.
A resistere al gelo sono rimasti i più giovani e motivati, quelli che ancora credono nella ‘rivoluzione di jeans’: gli irriducibili del movimento Zubr.
                       
Il logo dello ZubrI giovani del Bisonte. Zubr significa ‘bisonte’, l’animale simbolo della Bielorussia. Questo movimento rappresenta la sezione bielorussa di quella che potremmo ben chiamare ‘l’Internazionale delle rivoluzioni colorate’, creata dal multimiliardario americano Gorge Soros e sostenuta dalla sua potente fondazione internazionale, l’Open Society Institute (oltre che dal Dipartimento di Stato Usa).
Di questa Internazionale fanno, o ne hanno fatto, parte il movimento serbo Otpor (Resistenza) che nel 2000 abbatté il regime di Slobodan Milosevic con le proteste di Belgrado, il movimento georgiano Kmara (Basta) che con la ‘rivoluzione delle rose’ del 2003 spodestò il governo di Eduard Shevardnaze e, sopra tutti, il movimento ucraino Porà (E’ora) che travolse il regime di Leonid Kuchma con la ‘rivoluzione del 2004’.
Come dimostrano le manifestazioni di Minsk, la forza di mobilitazione dello Zubr bielorusso non è paragonabile a quella dimostrata dai loro omologhi ucraini e georgiani. Per il semplice motivo che gli è mancato il sostegno della sezione locale dell’Open Society Institute di Soros, chiusa dal ‘lungimirante’ regime di Lukashenko già nel 1998.
 
La bandiera fatta con una camicia di jeansI blue jeans come simbolo di libertà. Ciò nonostante, sono stati i giovani attivisti del Bisonte a stabilire la tinta, blu, di questa nuova ‘rivoluzione colorata’, trasformando la rivoluzione di velluto in rivoluzione di jeans: blue jeans. I giovani manifestanti bielorussi indossano pantaloni, camice e giacchetti di jeans; agli alberi, alle ringhiere e ai pali delle città bielorusse sono annodati nastri di tessuto jeans. Perfino il candidato presidenziale dell’opposizione, Aleksandr Milinkevic, indossa sempre i jeans.
Le origini di questa scelta, che potrebbe suonare un po’ demodé, risalgono a una manifestazione dello Zubr di qualche mese fa. Quando la polizia sequestò le bandiere dei manifestanti, uno dei giovani leader del movimento, rimasto con il bastone denudato dalla sua vessillo, si è tolto la camicia di jeans e ce l’ha annodata, sventolandola in faccia ai poliziotti. Così la rivoluzione bielorussa si è messa in jeans.
 
Un manifestante a MinskIl racconto di Natalka: domenica a Brest. La giovane ragazza bielorussa di Brest, Natalka – di cui abbiamo già pubblicato una testimonianza – ci ha raccontato come sta vivendo questi giorni di lotta.
“Domenica, il giorno delle elezioni, i miei genitori non mi hanno fatta andare a Minsk: avevano paura che mi succedesse qualcosa dopo le minacce del regime. Mio padre ha detto che sarebbe andato lui al posto mio. Così sono rimasta nella mia città, a Brest. La manifestazione locale dell’opposizione era prevista per le otto, dopo la chiusura dei seggi. Io sono andata con un quindicina di miei amici: ognuno di noi portava dieci palloncini blu, il colore della nostra lotta. Ma abbiamo trovato la piazza presidiata dalla polizia. Appena abbiamo iniziato a distribuire i nostri palloncini, una trentina di agenti è corsa verso di noi, ci ha preso e ci ha portato alla stazione di polizia. Lì abbiamo visto arrivare autobus pieni di persone arrestate: gente presa dalla piazza e dalle strade vicine che magari nemmeno stava andando a manifestare. Noi siamo stati rilasciati dopo un’ora. Ma molti altri sono stati trattenuti per la notte e il giorno dopo sono stati condannati a una settimana di prigione per adunanza sediziosa e manifestazione non autorizzata”.
 
Tra le tende dei manifestanti a Minsk…e lunedì in Piazza Ottobre, a Minsk. “Visto che invece a Minsk le cose erano andate meglio – continua Natalka –, lunedì ho perso il treno e sono andata a raggiungere mio padre. E’ stato splendido! Piazza Ottobre era strapiena di gente, anche se mi hanno detto che il giorno prima ce n’era ancora di più. Il blu era il colore dominante della manifestazione, eccetto il bianco e rosso della vecchia bandiera della Bielorussia, quella che Lukashenko ha rimpiazzato con il vessillo d'epoca sovietica. C’era un’atmosfera stupenda: era pieno di giovani dello Zubr, del Kraj e del Maladi, tutti movimenti democratici giovanili in cui militano ragazzi e ragazze pieni di coraggio e di iniziativa. Con loro abbiamo montato le tende per la notte, la prima notte di presidio! Faceva un freddo tremendo. Per fortuna c’era un bellissimo concerto di gruppi rock venuti appositamente per la manifestazione, per farci ballare e riscaldare: suonavano Liavon Volski, Varashkevich, Vajciushkevich. Alle 11 di sera il concerto è finito. Ma subito sono spuntate fuori le chitarre e abbiamo continuato a cantare e ballare così. Intanto la gente di Minsk portava bevande bollenti e qualcosa di caldo da mangiare: una solidarietà commovente! Ci sono state diverse provocazioni della polizia che circondava la piazza,  ma sono tutte andate a vuoto grazie all’intervento della nostra sicurezza: i ragazzi dell’Achova. Dio che belli che sono! Sarà il romanticismo della situazione, ma in questi giorni sembrano tutti più belli! All’una di notte –  faceva un freddo insopportabile – io e mio padre ce ne siamo venuti via: abbiamo preso il treno e siamo tornati qui a Brest. Per tutto il viaggio ho pensato a quelle centinaia di coraggiosi che sono rimasti a dormire nelle tende”.
 
“E’ solo l’inizio: appuntamento a sabato 25”. “Sbaglia chi pensa che la nostra lotta per la democrazia si stia già spegnendo: questo è solo l’inizio”, scrive Natalka. “E’ chiaro che la paura della polizia, il freddo e il fatto che lunedì e martedì erano giorni lavorativi hanno ridotto il numero delle persone scese in piazza. Ma il bello verrà sabato 25, giorno della Festa della Libertà che commemora l’indipendenza della Bielorussa dalla Russia bolscevica ottenuta il 25 marzo del 1918. Il regime di Lukashenko ha abolito questa festa e vietato le celebrazioni. Ma sabato torneremo a Minsk e saremo in tanti, a lottare di nuovo per la libertà”. 

Enrico Piovesana

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