22/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Israele solleva l’embargo imposto da 2 mesi sulla Striscia di Gaza, ma solo per mezzora
A partire dalle elezioni palestinesi di gennaio Israele ha deliberatamente usato il suo controllo sulle vie di comunicazione dei Territori Occupati e, in particolare, dei valichi che collegano la Striscia di Gaza al mondo esterno, per mettere pressione sull’Autorità Palestinese.
  Fila di Tir in attesa di entrare nella Striscia di Gaza
Confini chiusi. Per oltre due mesi il valico di Karni, “la spina dorsale dell’economia della Striscia” secondo il responsabile dei valichi palestinese, è stato tenuto chiuso da Israele per timore di attacchi terroristici. Questo ha reso ancor più grave del solito la situazione dell’economia locale, che è stata portata all’asfissia dall’impossibilità di ricevere dall’esterno le scorte necessarie alla sopravvivenza e di esportare i prodotti locali.
In questi due mesi i generi di prima necessità sono entrati solo a singhiozzo, mentre l’importazione di tutti gli altri prodotti è stata bloccata. Sabato scorso la situazione è giunta al limite, con i panificatori della Striscia che dichiaravano di dover fermare la produzione per mancanza di farina e il panico della gente che si affrettava a fare scorte di cibo. Israele premeva perché la sola via di accesso fosse il valico di Kerem Shalom (che sta nel punto in cui si incontrano Israele, la Striscia e l’Egitto) ma i palestinesi lamentavano l’insufficienza della sua capacità rispetto alle esigenze del territorio. Gli appelli dell’Autorità Palestinese, insieme alle pressioni degli Stati Uniti, del Quartetto e di diverse organizzazioni per i diritti umani, hanno fatto sì che domenica le parti si incontrassero in presenza dell’ambasciatore Usa Richard Jones, per concordare una pausa nella serrata.
 
Bambini palestinesi protestano contro la serrata dei valichiMezz'ora. Il risultato dell’incontro è stata una concessione minima, cioè l’apertura di Karni ( che collega la Striscia col territorio israeliano ) per un giorno intero, per consentire l’accesso alla striscia di un centinaio di tir da giorni in attesa di consegnare gli alimenti. Ma Israele, non è un segreto, punta a mantenere il regime di chiusure fino alle elezioni di settimana prossima. Martedì mattina il terminal di Karni è stato dunque aperto, ma il transito dei mezzi pesanti è durato solo mezz'ora, giusto il tempo di far transitare alcune tonnellate di farina, patatine fritte e un carico di diet coke. Dopodiché i vertici dell’esercito israeliano hanno ordinato nuovamente la chiusura, sospettando un attacco imminente contro il valico. La minaccia era probabilmente infondata, ma la polizia Israeliana è in stato di massima allerta da settimana scorsa, per il timore di ritorsioni dopo l’attacco alla prigione di Gerico e la cattura di Saadat. Pochi minuti dopo la chiusura del transito di Karni l’esercito israeliano ha annunciato di aver fermato, sulla strada tra Gerusalemme e Tel Aviv, un gruppo di palestinesi con una bomba in procinto di compiere un attentato.
  Soldati israeliani hanno chiuso il valico dopo mezz'ora
L’embargo economico. Recentemente, un rapporto delle Nazioni Unite ha accusato la politica del soffocamento, adottata da Israele a partire dalle elezioni di metà gennaio, di aver provocato un danno grave umanitario ai palestinesi. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, Ocha, sostiene che le chiusure dei valichi, insieme alla scelta di Israele di trattenere le tasse sull’export dei Territori Occupati, hanno portato l’Autorità Palestinese sull’orlo del collasso, limitando la sua capacità di fornire i servizi essenziali alla popolazione. Tra i settori che hanno risentito del taglio forzato dei fondi ci sono le scuole, le strutture sanitarie, le forniture di acqua e corrente elettrica, la raccolta dei rifiuti e soprattutto la polizia, i cui 73 mila salari non pagati hanno certamente contribuito all’esasperazione della violenza e all’aumento di criminalità e rapimenti delle ultime settimane. Dov Weisglass, consigliere del premier israeliano Olmert, ha recentemente scherzato sulle sanzioni israeliane verso l’Ap sostenendo che “è come un appuntamento col dietologo: i palestinesi dimagriranno parecchio, ma non moriranno”, una battuta fuori luogo se si considera che il 40 percento dei bambini della Striscia oggi soffre di malnutrizione. Nell’agosto 2005 il 65 percento dei palestinesi di Gaza viveva sotto la soglia della povertà con meno di 2 dollari al giorno, mentre oggi, otto mesi dopo il disimpegno israeliano, sotto quella soglia si trova oltre il 70 percento della popolazione (Statistiche dalla Banca Mondiale ). 

Naoki Tomasini

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