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Accuse pesanti. Arrestato nel febbraio 2005, poco dopo l’uccisione
di 9 caschi blu della Monuc (la
missione Onu in Congo), Lubanga ha atteso in carcere il compimento del proprio
destino: le autorità di Kinshasa avevano evitato di incriminarlo proprio per
non ostacolare il lavoro della Cpi, che lo scorso 10 febbraio, dopo mesi di
indagini, ha emesso un mandato di cattura contro l’ex-leader miliziano.
Trasportato su un aereo militare francese, Lubanga è arrivato lo stesso venerdì
all’Aja, dove dovrà discolparsi di numerose accuse. Probabile infatti che, con
il prosieguo delle indagini, altri capi di imputazione si aggiungano a quelli
già
emessi. Grande soddisfazione è stata espressa dalle organizzazioni per i
diritti umani, che fanno però notare come molti dei responsabili dei massacri
della guerra congolese siano ancora a piede libero. A cominciare da alcuni
ex-signori della guerra, entrati nelle istituzioni di transizione secondo gli
accordi di pace.
Due pesi e due misure. L’incriminazione di Lubanga non ha dato
molti problemi, visto lo scarso peso da sempre rivestito dalle milizie
dell’Ituri a livello politico. Per lo stesso motivo a l’Aja potrebbe arrivare
a
breve anche Floribert Njabu, leader del Front
Nationaliste Integrationiste, la milizia Lendu che dal 1999 si scontra con
l’Upc per il controllo dell’Ituri.
Nel 2004 i combattimenti tra le due fazioni provocarono la morte di più di
mille civili, e la fuga di altri 100 mila. Molto più difficile sarà far
rispondere dei loro crimini i leader del Rcd-Goma,
il principale gruppo ribelle filo-ruandese, e quelli del Mouvement pour la Liberation Congolaise, vicino all’Uganda. I loro
rispettivi leader siedono infatti a Kinshasa come vice-presidenti, e
incriminarli vorrebbe dire mettere in pericolo l’intero processo di pace, già
in bilico a causa del ritardo nell’organizzare le prime elezioni del dopoguerra,
che si dovrebbero tenere il prossimo giugno. I margini di manovra della Cpi
sono ridotti anche dal fatto che potranno essere perseguiti solo i crimini
commessi dopo il 1 luglio 2002, quando la Corte fu istituita.
Precedenti
importanti. Importante è anche il fatto che sia passato il
principio per cui l’utilizzo dei bambini soldato è considerato un crimine di
guerra. Per lo stesso reato infatti venerdì scorso un maggiore dell’esercito è
stato condannato a cinque anni di prigione, visto che durante il conflitto i
bambini furono arruolati da tutte le parti in guerra. Sarebbe bello che gli
arresti della scorsa settimana divenissero dei precedenti per perseguire tutti
i responsabili di crimini di guerra in Congo. Una possibilità al momento
remota, visto che punire i pesci grossi vorrebbe dire aprire un vaso di Pandora
in un momento troppo delicato per il Paese. Lubanga pagherà, forse non per
tutti, ma sicuramente per molti che meriterebbero di sedere assieme a lui sul
banco degli imputati di un freddo tribunale olandese.
Matteo Fagotto