17/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Tomás Hirsch racconta un Cile di cui nessuno parla mai: povero e ingiusto, 'tutto da rifare'
Tomás Hirsch, Juntos Podemos Mas“Il Cile? E’ un paese fantastico, straordinario, un esempio di sviluppo economico… ammesso che tu sia ricco, che tu faccia parte di quel dieci per cento che ha soldi e potere. Per tutti gli altri è semplicemente proibitivo, tutto da rifare”. Tomás Hirsch, candidato alla presidenza nelle scorse presidenziali sotto la bandiera di Juntos Podemos Mas, coalizione che comprende fra gli altri i Comunisti, gli Umanisti e i Cristiano Sociali, è affabile e simpatico. Parla snocciolando esempi semplici e chiari uno dietro l’altro. Sorride spesso. “Nel mio Paese se sei ricco percorri le strade migliori, arrivi dall’aeroporto di Santiago al centro in quindici minuti, hai un’assistenza sanitaria d’eccezione e un’istruzione delle più avanzate – riprende, gesticolando – Se sei uno qualunque, invece, e non hai soldi, percorri la stessa distanza in un’ora e mezzo, arrivi a malapena a permetterti i libri per frequentare le scuole pubbliche, non hai assistenza sanitaria e tanto meno la pensione. Il Cile è un paese per pochi”.
 
Michelle BachletNuovo ma non troppo. “Il sistema cileno è tremendamente violento, figlio di una dittatura che ha frantumato la società, annientando la classe media”, spiega, “Certo abbiamo appena vissuto una grossa trasformazione, sintomo che qualcosa si sta muovendo, ma non basterà a cambiare il sistema”. Parla del nuovo presidente, Michelle Bachelet. “Per la prima volta nella storia del Cile una donna sale al potere. E che donna: divorziata, ragazza madre, non cattolica. Per un Paese in cui l’Opus Dei ha fatto e disfatto per decenni – sottolinea - è sicuramente un fenomeno interessante. Ma nonostante le sue buone intenzioni, non le permetteranno mai di scalfire il sistema neoliberale che sta alla base di tutto. Il modello economico non si discute, tanto che i soliti poteri forti le hanno già imposto l’uomo giusto al dicastero giusto: all'Economia e Finanze è andato l'economista Andres Velasco, un liberale indipendente laureato a Yale e docente a Harvard. È un tecnico imposto dagli Stati Uniti”. E dalle multinazionali che in Cile hanno trovato ricchezze senza fine da sfruttare “Gratis - incalza Hirsch – Ci stanno portando via tutte le risorse senza sborsare un centesimo. Parlo principalmente del rame, la nostra principale risorsa. Che vengano pure gli stranieri in Cile, ma come soci, non come padroni”. Il discorso si fa complesso. Parla degli intrecci fra società cilene e estere, del connubio con i legislatori e i poteri forti: “A fare le leggi sono gli stessi che controllano l’economia. Ogni senatore e deputato risponde a interessi precisi. Niente è lasciato al caso. E la matassa è così ingarbugliata, che non si risolve certo dicendo: fuori le multinazionali dal Cile. No, non è realistico. Oggi non ci sono più multinazionali estere: le relazioni sono complesse, molte aziende cilene sono immischiate. È difficile, occorrerebbe un piano economico graduale e alternativo. Una profonda trasformazione. Ma cambiamo discorso che mi deprimo”.
 
Indigeni mapucheIl record. Il Cile è fra i primi dieci paesi al mondo per la peggiore distribuzione del reddito. “E’ un record e continuando così ce la facciamo a ottenere il primo posto – sottolinea ironico - Dicono che in molti Paesi c’è una corsa alla privatizzazione – sorride amaramente – ma non dicono lo stesso del Cile, perché nel mio Paese è già stato privatizzato tutto. E poi la struttura tributaria è ridicola: chi guadagna di più paga meno tasse, mentre i salari e le pensioni sono miserabili. Tanti esportano all’estero l’immagine di un Cile dai grandi numeri macroeconomici, ma con la macroeconomia non si mangia. E’ la piccola e media impresa da considerare. E quella langue, versa lacrime amare”.
 
Nessun dorma. “Le proteste sociali sono sempre così poche – va avanti spiegando Hirsch – C’è una vera e propria latitanza delle organizzazioni sociali, soffocate dalla repressione. Gli indigeni, i più attivi e organizzati, vengono puntualmente incarcerati. Gli studenti sono imbavagliati. E i sindacati poi! Quanti lavoratori vengono licenziati perché osano prender parte a riunioni sindacali. Succede ogni giorno”. Quello descritto da Hirsch è il Cile di cui nessuno parla mai, è il Cile che i grandi massmedia non raccontano, “perché controllati da un potere economico che ha bisogno di manovrare l’informazione per continuare imperterrito a fare e disfare”, sottolinea il leader umanista.   
 
Il passato che non passa. “Il sistema attuale è figlio di un compromesso storico con l’esercito – precisa – in cambio della sua inerzia sono state mantenute le stesse leggi di cui godeva durante la dittatura. Compresi gli alti stipendi e i privilegi pensionistici. C’è anche il sistema giudiziario a proteggerli. Per questo i processi contro i militari torturatori vanno a rilento. Dopo tutto questo tempo sono solo 31 i condannati. Tutti gli altri sono ancora impuniti. Ma anche se a piccoli passi, ci stiamo avvicinando alla giustizia. Non molleremo finché tutti gli assassini non avranno pagato per le loro colpe”. Poi un accenno alla Costituzione: “Non dimentichiamoci che, nonostante le revisioni, vige ancora quella dettata da Pinochet”.
 
Miniere di rameLa speranza. È in questo Cile che va inserito Juntos Podemos e il suo suo 7 percento nelle presidenziali. “Per essere la nostra prima volta siamo soddisfatti. Abbiamo racimolato centinaia di migliaia di voti e in un sistema elettorale quale quello cileno è un bel risultato”, sorride. “Abbiamo persino preso il maggior numero di voti fra i giovani. Adesso andrebbe risolto il problema delle iscrizioni elettorali: è qui che sta il nocciolo del cambiamento”. In Cile, chiunque voglia esercitare il proprio diritto di voto deve iscriversi alle apposite liste comunali, con un inghippo però: una volta iscritti sono obbligati a votare, pena 110 euro di multa. Una bella somma per i cileni, dato che corrisponde alla metà dello stipendio di un lavoratore medio. “Per questo molti giovani preferiscono evitare – spiega Hirsch – Ho dovuto pregare persino mia figlia. E se penso a quante volte il Parlamento ha discusso l’iscrizione automatica e il voto volontario. Il problema è che ogni volta la votazione viene preceduta da sondaggi del tipo: ‘Chi voterebbero i giovani?’, e i risultati spingono i soliti noti a bocciare la legge per paura di perdere potere e privilegi. Arriveremo a un momento in cui i più giovani votanti saranno i sessantenni. Forse solo allora, nel pieno di una gerontocrazia, qualcuno capirà che è ora di cambiare sistema”.
 

Stella Spinelli

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