21/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Nasce il Fronte della Salvezza Nazionale, un alleanza delle opposizioni siriane
Il 17 marzo, diciassette esponenti dell’opposizione siriana in esilio si sono dati appuntamento in un albergo di Bruxelles per fondare un’alleanza che ha preso il nome di Fronte della Salvezza Nazionale. Lo scopo? Preparare un cambio pacifico del regime in Siria
  Ritratto sfregiato di Bashar Assad
Un progetto pacifico. Nella stanza erano presenti esponenti del partito nazionalista, di quello comunista e quello liberale, assieme a Fratelli musulmani e movimenti curdi. I due giorni di confronto hanno portato alla stesura di un “progetto nazionale di mutamento politico”, che dovrebbe concretizzarsi grazie a una crisi interna al regime di Bashar Assad prevista nei prossimi mesi. Il Fronte della Salvezza Nazionale ha promesso la formazione di un governo transitorio in esilio e ha previsto la nascita di un movimento interno di protesta dei cittadini residenti in Siria. La proposta politica del Fronte prevede la separazione dei poteri legislativo ed esecutivo -oggi nelle mani del presidente - e l’abolizione delle leggi di emergenza che tengono fuori legge i partiti islamici e curdi. Gli esponenti dei Fratelli musulmani hanno annunciato che il loro progetto punta a conciliare il carattere laico del Paese col rispetto del pluralismo confessionale. Pur negando la possibilità dell’imposizione della sharia, parte del movimento spera di conquistare il Paese, agganciandosi alla “marea islamica” che ha vinto le elezioni in Egitto e in Palestina.
  Bayanouni e Khaddam
Due esuli eccellenti. I due esponenti più rappresentativi di questa coalizione sono Abdel Halim Khaddam, ex vice presidente sotto il governo di Hafez Assad (padre dell’attuale presidente ) in esilio da giugno scorso, e il leader dei Fratelli Musulmani, Ali Bayanouni, da 25 anni in esilio a Londra. Entrambi concordano che il cambio di regime dovrà essere pacifico perché, come ha dichiarato Bayanouni, “Europa e Stati Uniti devono chiudere l’ombrello della protezione internazionale del regime, che senza di loro collasserà perché non ha l’appoggio della gente”. Anche l’ex vicepresidente ha ribadito l’ipotesi di un rovesciamento non violento, dichiarando di avere molti sostenitori anche tra l’alta nomenclatura del partito Baath e nell’esercito: “saranno parte attiva del cambio di regime -ha annunciato - non ci sarà nessun massacro”. Khaddam sostiene profeticamente che “una serie di nuove circostanze porteranno i siriani alla sollevazione”. A suo avviso, il cambio del regime sarà provocato, entro la fine dell’anno, dai molti errori del presidente Assad, ma anche dalla crisi economica del Paese, che diventerebbe intollerabile se la Siria dovesse subire anche delle sanzioni da parte delle Nazioni Unite. Cosa che potrebbe avvenire al termine dell’inchiesta sulla morte di Hariri.
  Manifestazione a Beirut
Svolta nell’inchiesta. L’inchiesta sull’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri intanto è arrivata al terzo resoconto ufficiale, a redigerlo è stato Serge Brammertz, che ha sostituito il procuratore tedesco Detlev Mehlis. Per la prima volta il rapporto della commissione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato lodato dalla stampa ufficiale siriana per l’ammorbidimento dei toni: Brammertz vi sostiene che la Siria sta collaborando con le indagini e consentirà l’interrogatorio del presidente Assad e del suo vice. Dietro queste nuove posizioni, commenta il giornalista della Stampa ed esperto della questione siriana, Lorenzo Trombetta, “c’è chi legge l’ombra di un accordo tra la Siria e la comunità internazionale”. Per salvare se stesso e il suo governo, Assad sarebbe pronto a consegnare al procuratore alcuni rappresentanti del suo regime in Libano: il responsabile dell’intelligence siriana nel paese dei Cedri Rostum Ghazale e il suo luogotenente Jamaa Jamaa, che secondo la stampa libanese sarebbero prossimi a comparire nella lista di Bayanouni delle persone da arrestare. Un altra pedina vacillante del controllo siriano sul Libano è il premier Emile Lahoud, l’acerrimo nemico di Hariri ormai delegittimato dall’opinione pubblica libanese. Anche lui, visto dall’esilio, sembra avere le ore contate. 

Naoki Tomasini

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