21/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



I ribelli delle Fnl aprono al governo dopo 13 anni di guerra
E se fosse la volta buona? Dopo 13 anni di guerra e 300 mila morti le Forces Nationales de Libération, l’ultimo gruppo ribelle ancora attivo in Burundi, hanno deciso di aprire al governo e di avviare i colloqui di pace per la fine del conflitto. E anche se a Bujumbura per ora si preferisce andare con i piedi di piombo, i mediatori internazionali sono ottimisti sull’esito delle trattative.
 
Un campo profughi in BurundiFine della lotta armata. La svolta è avvenuta nel weekend, durante una visita del leader delle Fnl, Agathon Rwasa, in Tanzania. L’incontro avuto con il locale Ministro degli Esteri Asha-Rose Migiro è stato più fruttuoso di quanto si potesse immaginare, visto che alla fine della visita Rwasa ha dichiarato senza mezzi termini alle agenzie di stampa che “la lotta armata non è più un’opzione percorribile”. Le Fnl offrono quindi, in maniera unilaterale per ora, un ramoscello d’ulivo al governo burundese, dopo averlo additato come un pupazzo della comunità internazionale fin dal suo insediamento, nello scorso agosto.
 
Le reazioni. Per ora a Bujumbura prevale la calma. Le autorità burundesi hanno apprezzato il gesto dei ribelli, ma hanno reso noto che l’iniziativa dovrà essere presa dal gruppo di mediatori internazionali, che ha a capo il presidente ugandese Yoweri Museveni. Solo così sarà possibile sedersi al tavolo delle trattative. I tempi sono quindi prematuri per cantar vittoria, anche se il neoeletto presidente tanzaniano Jakaya Kikwete si è sbilanciato, dichiarando che la pace potrebbe essere raggiunta in pochi mesi.
 
Il presidente burundese Pierre NkurunzizaIntegrazione. Molto probabilmente lo schema che seguiranno le trattative sarà lo stesso che ha permesso la firma degli accordi di pace nel 2003, a cui presero parte tre dei gruppi ribelli Hutu che combattevano contro il governo dominato dalla minoranza Tutsi: sarà quindi permesso a parte dei contingenti delle Fnl di entrare nel nuovo esercito, mentre il resto dei combattenti verrà reintegrato nella società civile. E le Fnl potranno diventare un partito politico, come già a loro tempo le Forces Democratiques de Defence, l’ex-gruppo ribelle che lo scorso agosto ha visto il proprio leader, Pierre Nkurunziza, eletto alla presidenza. Difficile invece che ottengano posti di governo, non avendo partecipato alle elezioni.
 
Un soldato burundeseGuerra senza senso. E proprio l’arrivo al potere della maggioranza Hutu, a séguito del processo di pace, è per Alexis Sinduhije, direttore di Radio Publique Africaine, il principale motivo per l’apertura delle Fnl. “Ormai i ribelli non hanno più ragione di esistere” dichiara a PeaceReporter, “perché, oltre a essere stati indeboliti militarmente, hanno perso consenso tra la popolazione, che non sente più sua la battaglia”. Con Nkurunziza infatti gli Hutu (circa l’85 percento della popolazione) hanno ottenuto un riconoscimento politico che mancava praticamente dall’indipendenza, visto che le redini del potere politico e militare sono sempre rimaste in mano ai Tutsi. “Ci sarà bisogno della volontà politica di entrambe le parti per proseguire nei colloqui” continua Sinduhije, “senza contare che a livello militare da qui all’inizio delle trattative molte cose possono cambiare. Ma siamo fiduciosi”. E dopo 13 anni di guerre, morti, e tentativi di pace abortiti, non è poca cosa. 

Matteo Fagotto

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