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Fine della lotta armata. La svolta è avvenuta nel weekend, durante
una visita del leader delle Fnl,
Agathon Rwasa, in Tanzania. L’incontro avuto con il locale Ministro degli
Esteri Asha-Rose Migiro è stato più fruttuoso di quanto si potesse immaginare,
visto che alla fine della visita Rwasa ha dichiarato senza mezzi termini alle
agenzie di stampa che “la lotta armata non è più un’opzione percorribile”. Le
Fnl offrono quindi, in maniera
unilaterale per ora, un ramoscello d’ulivo al governo burundese, dopo averlo additato
come un pupazzo della comunità internazionale fin dal suo insediamento, nello
scorso agosto.
Integrazione. Molto probabilmente lo schema che seguiranno le
trattative sarà lo stesso che ha permesso la firma degli accordi di pace nel
2003, a cui presero parte tre dei gruppi ribelli Hutu che combattevano contro
il governo dominato dalla minoranza Tutsi: sarà quindi permesso a parte dei
contingenti delle Fnl di entrare nel
nuovo esercito, mentre il resto dei combattenti verrà reintegrato nella società
civile. E le Fnl potranno diventare
un partito politico, come già a loro tempo le Forces Democratiques de Defence, l’ex-gruppo ribelle che lo scorso
agosto ha visto il proprio leader, Pierre Nkurunziza, eletto alla presidenza.
Difficile invece che ottengano posti di governo, non avendo partecipato alle
elezioni.
Guerra senza senso. E proprio l’arrivo al potere della maggioranza Hutu, a séguito del
processo di pace, è per Alexis Sinduhije, direttore di Radio Publique Africaine, il principale motivo per l’apertura delle
Fnl. “Ormai i ribelli non hanno più
ragione di esistere” dichiara a PeaceReporter,
“perché, oltre a essere stati indeboliti militarmente, hanno perso consenso tra
la popolazione, che non sente più sua la battaglia”. Con Nkurunziza infatti gli
Hutu (circa l’85 percento della popolazione) hanno ottenuto un riconoscimento
politico che mancava praticamente dall’indipendenza, visto che le redini del
potere politico e militare sono sempre rimaste in mano ai Tutsi. “Ci sarà
bisogno della volontà politica di entrambe le parti per proseguire nei colloqui”
continua Sinduhije, “senza contare che a livello militare da qui all’inizio
delle trattative molte cose possono cambiare. Ma siamo fiduciosi”. E dopo 13
anni di guerre, morti, e tentativi di pace abortiti, non è poca cosa. Matteo Fagotto