20/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il film di Clooney fa riferimento a persone reali e fatti veramente accaduti. Ve li sveliamo
Syriana, il film che ha fruttato a George Clooney l’Oscar come miglior attore non protagonista, denuncia gli intrecci e gli intrighi della politica estera degli Stati Uniti raccontando storie apparentemente immaginarie, verosimili ma che non sembrano riferite a persone reali e a fatti veramente accaduti. Invece non è così. La sceneggiatura – che tutti sanno essere ispirata alla biografia dell’ex agente Cia, Robert Baer – prende spunto da vicende storiche ben precise. Non c’è nulla di inventato, ma solo un’operazione di camuffamento.
Questo vale per la storia dell’uccisione del giovane pretendente al trono dell’emirato del Golfo, così come per quella dei loschi affari petroliferi di una compagnia americana in Kazakistan.
 
Dal film: il principe NasirPerché il titolo ‘Siriana’? Partiamo da qui: perché hanno intitolato il film ‘Syriana’ se la Siria è uno dei pochi paesi che non viene mai citato nella storia? Le risposte a questa domanda sono vaghe e poco convincenti. Tranne una, che si trova tra le pieghe della storia recente della Siria.
Nel film il trono di un vecchio emiro è conteso tra il principe Nasir e suo fratello. Il primo, progressista, riformista, sensibile agli interessi del proprio popolo ma poco a quelli americani, viene ucciso dalla Cia con un missile lanciato contro la sua auto mentre viaggia verso il palazzo reale. Cosicché suo fratello, interessato solo allo sfarzo e al potere reale ma accondiscendente verso gli interessi Usa, eredita il trono paterno.
 
Basil AssadLa vera storia del principe buono assassinato. Questa storia è la trasposizione cinematografica di un evento reale che, seppur poco noto, ha segnato la storia della Siria. Da qui il titolo del film.
Si tratta dell’omicidio, ancora oggi avvolto nel mistero, di Basil Assad, figlio dell’ex presidente siriano Hafez destinato alla sua successione e fratello dell’attuale presidente, Bashar Assad.
Basil, bello, carismatico e amato dal suo popolo, era stato avviato sin dalla giovane età alla carriera militare ed era il rampollo della famiglia Assad predestinato alla successione. Godeva dell’appoggio della gerarchia militare e le sue innate capacità di governo erano esaltate in tutta la propaganda del regime di Damasco. Suo fratello Bashar, invece, era stato mandato a Londra a studiare oftalmologia. Basil venne ucciso nel 1994 mentre guidava la sua auto sportiva sulla strada che collega Damasco all’aeroporto cittadino.
L’identità dei mandanti dell’omicidio non è mai stata accertata.
La pista più pubblicizzata fu quella della rivalità personale che individuava il mandante dell’assassinio nel capo delle forze di sicurezza siriane Asef Shawkat, il quale aspirava a salire ai vertici del regime e a sposare la sorella di Basil, Bushra. Entrambe ipotesi osteggiate da Basil, che per questo sarebbe stato eliminato. Morto lui, Shawkat sposò Bushra e divenne capo dei servizi segreti siriani. Una carica che ancora occupava il 12 febbraio del 2005, quando proprio su mandato dei servizi siriani, sul lungomare di Beirut venne ucciso Rafiq Hariri.
Ma a Damasco circolava con insistenza anche l’ipotesi di un complotto ordito da potenze straniere per impedire la continuazione del regime della famiglia alawita degli Assad, tant’è che alla morte del padre Hafez, il fratello di Basil, Bashar, dovette formarsi in tutta fretta alla carriera militare così da poter ereditare la leadership del paese.
 
Dal film: Danny Dalton parla all'avvocatoPetrolio, corruzione e Cia. Altro asse portante del film è l’inchiesta per corruzione che il Dipartimento della Giustizia conduce sulla sospetta acquisizione dei diritti di sfruttamento di un ricchissimo giacimento petrolifero in Kazakistan da parte di una piccola compagnia petrolifera texana, la Killen. L’artefice dell’operazione economica è il personaggio più enigmatico e oscuro del film: il cinico Danny Dalton, consulente della Killen ben introdotto negli ambienti politici di Washington. E’ lui che, corrompendo i governanti del Kazakistan con grandi quantità di denaro versate sui loro conti svizzeri, riesce a far andare in porto l’affare. Parlando con Bennet Holiday, l’avvocato di colore che cerca di insabbiare le prove di corruzione che farebbero saltare l’affare, Dalton dà una lezione teorica di machiavellismo che rappresenta una delle scene madri del film: “La corruzione – dice Dalton – è l’intrusione del governo con le sue regole nei rendimenti del mercato. Questo dice Milton Friedman.  Ha avuto un dannato Premio Nobel. Abbiamo leggi apposta per farla franca. La corruzione è la nostra protezione. La corruzione ci tiene al sicuro e al caldo. La corruzione è la ragione per cui io e te andiamo in giro dandoci delle arie invece di batterci nelle strade per degli avanzi di carne. La corruzione…. è la ragione della nostra vittoria”. Grazie all’intervento dei poteri forti di Washington interessati a garantire l’accesso americano al petrolio centrasiatico, alla fine Dalton e la Killen – diventata nel frattempo Connex-Killen dopo l’acquisizione da parte della più grande Connex – la fanno franca.
 
James GiffenIl Kazakhgate. A quanto pare, nessuno si è accorto che Danny Dalton è la trasposizione cinematografica di un personaggio reale, citato tra l’altro nel libro dell’ex agente Cia da cui il film è tratto. E che tutta la vicenda giudiziaria della Killen e dei suoi loschi affari in Kazakistan fanno riferimento a eventi realmente accaduti. Eventi che sono stati al centro di un grosso scandalo giudiziario americano che ha avuto poca pubblicità proprio per la sua scomodità. E che alla fine è stato insabbiato grazie all’intervento del governo. Parliamo del ‘Kazakhgate’ che ha coinvolto la compagnia petrolifera Mobil (la Killen del film) e il ‘mediatore’ James Giffen (il Danny Dalton di Syriana).
Nel 1996, con un colpo da maestro, la Mobil è riuscita ad aggiudicarsi il 25 per cento delle concessioni di sfruttamento del giacimento kazako di Tengiz (un tesoro da 6 miliardi di barili) grazie all’intermediazione del banchiere d’affari newyorkese James Giffen, direttore della società di consulenze Mercator Corporation e grande amico del dittatore kazako Nursultan Nazarbayev. Corrompendo i governanti del Kazakistan con una tangente di 72 milioni di dollari versati sui loro conti svizzeri, Giffen è riuscito a far andare in porto l’affare della Mobil. Nel 2003 il Dipartimento di Giustizia ha accusato Giffen di violazione delle leggi americane sulla corruzione internazionale. Ma il procedimento contro di lui è stato bloccato dopo la discesa in campo della stessa Cia, che nel 2004 ha dichiarato che Giffen era un collaboratore dell’agenzia di spionaggio Usa fin dal 1984 e che tutte le sue operazioni sono da considerarsi legali in quanto godevano del consenso del governo degli Stati Uniti. Le indagini non hanno quindi fatto nemmeno in tempo a sfiorare la Mobil, diventata nel frattempo Exxon-Mobil dopo l’acquisizione da parte della più grande Exxon. Proprio come nel film. 
Enrico Piovesana
Naoki Tomasini 
Categoria: Risorse, Politica, Economia
Luogo: Stati Uniti
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