Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.5 - 2004 dal 19/11 al 26/11
Iraq – Il 18 novembre nei pressi di Mosul, quattro iracheni sono stati uccisi dall'esplosione di una bomba collocata su una strada a Baiji, teatro di scontri
tra forze Usa e insorti che hanno causato almeno 15 morti. L’esplosione ha investito una macchina di civili dove due donne, un uomo e
un bambino sono morti. A Kirkuk una bomba diretta contro un convoglio militare
americano ha ucciso due civili iracheni. E' di due morti e nove feriti il bilancio degli scontri avvenuti la mattina del 19 novembre alla moschea Abu
Hanifa, nella parte nord occidentale di Baghdad, all'uscita della preghiera del
venerdì; un'incursione. Secondo alcuni fedeli, 300 soldati della Guardia nazionale
irachena hanno fatto irruzione arrestando l'imam della moschea, lo sceicco Moayed al Adhami. Durante la preghiera del venerdi', l'imam aveva
criticato l’operato delle forze Usa e affermato che il prossimo obiettivo delle
forze americane, dopo Falluja, sarebbe stata Latifiya, altra citta' ribelle del
'triangolo sunnita'. Sempre il 19 una consulente del ministero dei lavori pubblici
iracheno, Amal Abdel Hamid al Maamalji, è stata uccisa a Baghdad con altri tre
suoi dipendenti. Il 20 novembre cinque persone sono state uccise e altre dieci ferite durante gli scontri nella città ribelle di Ramadi, cento chilometri ad ovest
di Baghdad; lo riferiscono fonti ospedaliere. Il 21 sempre a Ramadi sette persone sono morte quando l'autobus sul quale viaggiavano e' stato colpito dai militari Usa. Il
23 novembre a Baqua, una rapina ai danni di un gruppo di lavoratori che avevano
appena ritirato il denaro dei loro stipendi dalla banca ha causato tre morti e
sei feriti. Sempre il 23 cinque persone, tra cui tre bambini, sono rimaste uccise in seguito alla caduta di tre colpi di mortaio americani su una abitazione nei
pressi del centro della citta' di Samarra. Secondo i dati resi noti da Reporters
Sans Frontiers in Iraq, dal marzo 2003, sono stati uccisi 46 giornalisti e 14
collaboratori dei media.
Israele – Palestina: Il 21 novembre, nella striscia di Gaza, un palestinese armato e' stato ucciso dopo che aveva aperto il fuoco contro alcuni coloni. Lo hanno annunciato due
gruppi
radicali palestinesi con un comunicato congiunto. La notte del 18 novembre una cannonata israeliana ha accidentalmente ucciso tre poliziotti egiziani; l'incidente e' avvenuto vicino a Rafah. Nella stessa area, tre palestinesi
sono morti nello smottamento di un tunnel sotterraneo che stavano scavando per
contrabbandare armi e materiale dall' Egitto. Il 21 novembre nella zona di Bitunya,
un quartiere periferico di Ramallah, si e' sviluppato un aspro scontro a fuoco.
Il quotidiano Yediot Ahronot riferisce che al termine della battaglia sono rimasti
uccisi tre militanti di al-Fatah, mentre un soldato israeliano e' rimasto ferito.
Il 22 novembre è stato deferito davanti alla giustizia militare l'ufficiale israeliano accusato dai suoi soldati di avere crivellato di colpi, il 5 ottobre scorso, una ragazzina palestinese di 13 anni,
Iman al Hamas. L'ufficiale e' stato incriminato per ''uso illegittimo
della sua arma'', tentativo di depistaggio delle indagini e violazione
dell'etica militare. Una prima indagine invece, condotta dalle
autorita' militari della regione di Gaza, era giunta alla
conclusione che non c'era stato nulla di irregolare.
Madagascar - Gruppi di oppositori del governo del presidente Marc Ravalomanana hanno attaccato
diverse sedi governative in segno di protesta contro l’aumento generale dei prezzi
e il pesante tasso di inflazione che ha scosso l’economia e le tasche della gente.
Gli attacchi – l’ultimo dei quali avvenuto lo scorso fine settimana nella provincia
di Toamasina – sarebbero stati perpetrati a colpi di granata, ma non avrebbero
causato vittime, solo danni materiali
Togo – Tredici persone sono rimaste uccise e 216 ferite durante una manifestazione indetta per festeggiare la riapertura dei rapporti
tra Unione europea e Togo nel palazzo presidenziale. L’eccessivo numero di persone
festanti, accalcatesi nei cortili della residenza del presidente Gnassigbe Eyadema,
avrebbe creato il caos e il conseguente fuggi-fuggi, nel quale molte persone sono
rimaste schiacciate
Uganda – Sono cominciati con non poche difficoltà i tentativi di trovare un accordo
di pace tra governo e ribelli del nord del Lords’ Resistance Army (Lra), che si
oppongono con la forza al potere centrale della capitale Kampala e al presidente
Yoweri Museveni. Dopo una settimana di cessate-il-fuoco, le autorità sostengono
che i ribelli, a cui fa capo il sanguinario Joseph Kony, non abbiano dato segno
di voler realmente porre fine a un conflitto che in 18 anni ha causato la morte
di decine di migliaia di persone (forse 100mila) e creato un disastro umanitario.
Si attende ora di sapere cosa farà Kony, presumibilmente nascosto in Sudan, che
ha
dichiarato di voler sedersi al tavolo delle trattative, richiedendo 100 giorni
di tempo.
Brasile - Continuano le occupazioni dei terreni improduttivi dei latifondi brasiliani.
Ma questa volta la diatriba tra Senza terra e fazeinderos è sfociata in tragedia.
Sabato 20 novembre cinque contadini sono stati uccisi a colpi di pistola da un gruppo al soldo del proprietario terriero. Incappucciati
e armati fino ai denti hanno sparato all’impazzata sulle famiglie dell’accampamento.Cinque i morti e una ventina i feriti, tra i quali un bambino di dodici anni. Finora, il governo Lula ha registrato
un picco altissimo di conflitti per la terra. Lo scorso anno si sono verificate
più di 1600 occupazioni che hanno coinvolto un milione di persone. Durante il
primo
anno di Lula, 73 persone hanno perso la vita durane questi scontri: il numero
più alto negli ultimi dieci anni. Eppure il presidente è da sempre vicino ai Senza
Terra e la Costituzione brasiliana prevede e garantisce la distribuzione delle
terre improduttive ai coltivatori che non ne hanno. Tutto questo, quindi, si spiega
con il fatto che il presidente operaio ha creato grandi aspettative, difficili
da
rispettare concretamente: aveva promesso che in quattro anni avrebbe dato la terra
a 400 mila famiglie contadine. Alla vigilia della scadenza del secondo anno, sono
in 21mila ad averla ricevuta.
Colombia - Nonostante i propositi di pace del governo Uribe, la guerra civile in Colombia,
ormai arrivata al quarantesimo anno, continua a mietere vittime. Nell’ultima settimana,
i soldati colombiani hanno ucciso il numero due del commando "Teofilo Forero" delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), insieme
ad altri quattro guerriglieri della stessa organizzazione. Tra guerriglieri, paramilitari,
forze
governative e civili i morti sono ormai oltre 350mila, 35mila solo nell’ultimo
decennio. Migliaia gli sfollati.
Bolivia - Un ordigno è esploso
lunedì sera di fronte al ministero della Difesa di La Paz, senza
provocare vittime. Si tratta del terzo attentato dinamitardo in 9
giorni, dopo quelli avvenuti al circolo degli ufficiali dell’esercito
in occasione del 194° anniversario dell’arma, e all’esterno
dell’edificio che ospita ‘Periodistas Asociados Televisión’ (Pat), la
tv di proprietà del presidente boliviano Carlos Mesa. Nei giorni scorsi
alcuni politici hanno denunciato minacce e intimidazioni: tra questi, i
senatori Leopoldo Fernández (Azione democratica nazionalista, destra) e
Filemón Escóbar (Movimento al socialismo, sinistra) che hanno
raccontato del lancio di candelotti di dinamite, rimasti inesplosi,
contro le loro abitazioni. La tensione è alta in Bolivia, soprattutto
perché la nuova legge sugli idrocarburi è ferma in Parlamento dalla
scorsa estate e osteggiata dalle multinazionali che continuano a
controllare l’estrazione del gas naturale. Secondo il dirigente
indigeno del Movimento al socialismo, Evo Morales, dietro agli attacchi
contro il governo si celerebbe la mano degli Stati Uniti. Accusa
respinta dall’ambasciatore statunitense in Bolivia, David Greenlee.
Cecenia - Il governo del Belgio ha impedito che si tenesse a Bruxelles il primo incontro
tra Akhmed Zakayev, rappresentante degli indipendentisti ceceni rifugiato politico
in Gran Bretagna, e Valentina Melnikova, dirigente dell'Unione dei Comitati delle
Madri dei Soldati Russi. Doveva trattarsi di un primo passo di 'diplomazia popolare'
per avviare un processo di pace in Cecenia. A Zakayev è stato detto che sarebbe
stato arrestato e rispedito a Londra, mentre alla Melnikova è stato negato il
visto. Ha riaperto nei giorni scorsi il sito internet filo-indipendentista radicale
Kavkaz.org, chiuso per ordine di Putin dopo i fatti di Beslan. I suoi server si
trovano in Lituania. E proprio da questo sito tornano a filtrare alcune notizie
sui combattimenti. Il 19 novembre 5 soldati russi sono stati uccisi in un attacco dei guerriglieri indipendentisti nei pressi del villaggio di Elistanji.
Nella notte successiva l'artiglieria russa (seguita all'alba dall'aviazione) ha
bombardato alcune strade usate dai guerriglieri nelle zone di Day, Ulus-Kert,
Janni-Vedeno e Ersenoy. Il 20 novembre 4 miliziani collaborazionisti (i cosiddetti 'kadyroviti') e un guerrigliero ceceno sono morti nel corso di uno scontro a fuoco nel villaggio di Mahketi. Lo stesso
giorno un commando ceceno ha assaltato una pattuglia di forze speciali russe,
uccidendo 5 Spetznaz.
Afghanistan - Sono stati liberati, dopo quasi un mese di prigionia, i tre operatori Onu
rapiti da un gruppo talebano a Kabul lo scorso 28 ottobre. Il governo afgano nega
che ci sia stata una contropartita, ma sembra che ci sia stato il pagamento di
un riscatto, oltre alla liberazione di oltre una ventina di prigionieri di guerra
talebani. Intanto, dietro le quinte della messa in scena dell'Afghanistan pacificato
e normalizzato, la guerra continua a mietere vittime. Il 20 novembre 4 miliziani talebani sono stati uccisi durante un raid delle forze Usa nei pressi di
Jalalabad, nell'est del paese. Il 22 novembre, per rappresaglia, i talebani hanno
attaccato una pattuglia Usa nella stessa zona: ne è seguito uno scontro a fuoco
terminato con la morte di un talebano. Il 23 novembre un dirigente di polizia e due agenti sono stati uccisi in un agguato della guerriglia talebana nella provincia centrale di Uruzgan.
Nelle stesse ore cinque razzi sparati dai talebani contro la base Usa di Orgun,
nella provincia orientale di Paktika: uno è finito sulla periferia della città
uccidendo un civile. Il 24 novembre 2 soldati Usa sono morti nell'esplosione del loro veicolo, saltato su una bomba telecomandata mentre attraversava
il letto di un fiume in secca nella provincia di Uruzgan. Le vittime di questa
settimana fanno salire a 1.076 il numero dei morti dal 1° gennaio 2004 a causa
del teoricamente concluso conflitto afgano. La maggior parte dei morti sono guerriglieri
della resistenza talebana (506), seguono i militari e i poliziotti afgani (294),
i civili (175), gli operatori umanitari internazionali (47), i soldati statunitensi
(45) e quelli del contingente Isaf della Nato (5).
Waziristan (Pakistan) - Proseguono le operazioni militari pachistane nella zona di Wana (Warizistan
del Sud) contro le roccaforti dei guerriglieri integralisti filo-talebani guidati
da Abdullah Mahsud, ex prigionieri di guerra a Guantanamo. Il 22 novembre l'esercito
pachistano ha assaltato la madrasa (scuola coranica) di Lalejai, sospetto covo
di miliziani, uccidendo 9 'terroristi'. Nello stesso giorno i soldati hanno attaccato un campo d'addestramento dei
guerriglieri nella zona di Karam-Manzai Chund Khel: nei combattimenti sono morti
12 miliziani. Dallo scorso marzo, quando 70 mila soldati pachistano hanno occupato
le Aree Tribali a caccia di terroristi, sono morti circa 340 guerriglieri e 200
soldati, oltre a decine e decine di civili uccisi nei bombardamenti dei villaggi
e nelle sparatorie tra le due parti.
Pakistan: giovedì 25 novembre, un attentato dinamitardo 250 chilometri a sud di Quetta
ha ucciso un soldato e ferito altre 14 persone. All’inizio di novembre un’altra bomba era esplosa nella capitale del Balochistan
vicino all’ufficio del governatore della provincia. Ci sono dubbi sulla matrice
dell’attentato. Quetta è una roccaforte talebana, ma nello stesso tempo i sospetti
cadono sia su gruppi nazionalisti che si oppongono al governo centrale, sia sui
radicali sciiti e sunniti.
Kashmir (India) - In un gesto simbolico di distensione, l'India ha ritirato la scorsa settimana
3mila delle 400mila truppe che stazionano nel Kashmir indiano. E il 23 e 24 novembre
il primo ministro pachistano Shaukat Aziz si è recato per la prima volta in visita
dal suo omologo indiano, Manmohan Singh, a Nuova Delhi. Ma nonostante queste mosse
diplomatiche, il conflitto continua a mieter vittime. Il 19 novembre tre soldati
indiani sono stati uccisi in un attacco della guerriglia nel distretto settentrionale
di Poonch. Il 22 novembre, nel villaggio di Dangiwachi, distretto di Baramulla,
un poliziotto indiano è stato ucciso in un attacco della guerriglia separatista. Lo stesso giorno 2 civili sono morti
durante uno scontro armato nella città di Sapore, e un soldato
indiano è stato ucciso nel distretto meridionale di Anantnag. Il 24 novembre i
separatisti hanno ucciso tre civili accusati di tradimento e di collaborazionismo con gli indiani nel distretto
di Rajouri. Nelle stesse ore tre
guerriglieri sono stati uccisi in uno scontro armato con l'esercito indiano nel
distretto di Doda. Il 25 novembre 3 guerriglieri kashmiri sono stati uccisi dai soldati indiani in una battaglia nel distretto di Pulwama. Lo stesso giorno
2 agenti della polizia indiana sono stati uccisi in un agguato nel villaggio di
Kachdora, poco a sud di Srinagar. In quindici anni, la guerra tra i separatisti
sostenuti dal Pakistan e le forze di sicurezza indiane, ha causato (secondo le
stime ufficiali) almeno 66 mila morti, in maggioranza civili kashmiri. Fonti kashmire
stimano invece un numero di vittime compreso tra gli 80 e i 100 mila morti.
Nepal: tre giorni di scontri (da sabato 20 a lunedì 22) nel distretto occidentale di
Kailali causano la morte di decine di ribelli maoisti e di militari dell’Esercito
governativo. I rapporti sulle vittime di entrambe le parti in conflitto sono contrastanti.
L’Esercito, in quest’ultima offensiva, avrebbe anche distrutto diverse basi della
guerriglia.
Indonesia: nuovi scontri nella provincia settentrionale dell’Aceh. Mercoledì 24 novembre
le truppe governative avrebbero ucciso sette guerriglieri del Movimento per l’Aceh libero (Gam). Nella regione la scorsa settimana è stato riconfermato lo stato d’emergenza
per altri sei mesi.
Myanmar (ex Birmania): il 18 novembre la giunta militare birmana ha annunciato la liberazione di
quasi 4mila prigionieri. Attualmente altri 1300 dissidenti si trovano agli arresti,
tra cui il premio Nobel per la pace e leader per la democrazia in Birmania Aung
San Suu Kyi.