17/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



E’ ufficiale: il governo liberiano vuole l’estradizione di Charles Taylor
“Se Dio vuole, tornerò”. Furono queste le ultime parole di Charles Taylor, ex-presidente e signore della guerra liberiano, prima di partire per il suo esilio nigeriano nell’estate del 2003. La sua partenza permise di porre fine a 14 anni di guerra civile in Liberia, ma ora il governo di Monrovia lo rivuole indietro. Per giudicarlo sul suo pesante passato.
 
Charles TaylorEstradizione. Dopo tre anni di esilio dorato, passato (poco) a godersi il mare di Calabar e (molto), almeno secondo i suoi detrattori, a tentare di influenzare la politica interna liberiana, ora per Charles Taylor potrebbe essere arrivata la resa dei conti. A sorpresa infatti il governo liberiano ha deciso di richiederne l’estradizione, che verrà esaminata dai capi di stato dell’Unione Africana, come comunicato dal governo nigeriano. Taylor è ricercato dal Tribunale Internazionale per la Sierra Leone, che lo accusa di aver sostenuto i ribelli del Revolutionary United Front durante la guerra civile. Ma è più probabile che venga giudicato per i crimini commessi in patria, come signore della guerra e, dal 1997, come presidente eletto.
 
La preparazione. La richiesta liberiana era stata preparata con cura dal nuovo presidente, Ellen Johnson Sirleaf, che lo scorso mese aveva effettuato una visita ufficiale proprio in Nigeria. Molto probabile che la Sirleaf abbia parlato della questione con il suo omologo nigeriano Olusegun Obasanjo, il quale ha sempre dichiarato di essere disposto a estradare Taylor solo dietro esplicita richiesta da parte delle autorità di Monrovia. Un patto non scritto, siglato proprio nel 2003, quando la partenza per l’esilio di Taylor (dietro esplicite garanzie) permise ai gruppi ribelli liberiani di ottenere il controllo della capitale evitando, almeno in parte, un combattimento strada per strada, che si sarebbe risolto in un bagno di sangue.
 
Ellen Johnson SirleafIl precedente Habré. La sorte di Taylor ora verrà decisa dai capi di stato africani. Una scelta già anticipata dalla nuova leadership liberiana qualche mese fa, quando la Sirleaf dichiarò che quella di Taylor era una questione riguardante tutto il continente. Già l’anno scorso l’Unione Africana fu incaricata di decidere sulla sorte dell’ex-presidente ciadiano Hissène Habré, esiliato in Senegal, di cui il Belgio ha recentemente richiesto l’estradizione. I capi di stato decisero di affidare il problema a un comitato di giuristi, creando un precedente che potrebbe essere seguito anche nel caso di Taylor.
 
Colpi di coda. La richiesta di estradizione ha colto di sorpresa la comunità internazionale, soprattutto perché la Sirleaf aveva più volte dichiarato che il problema Taylor non era tra le priorità della sua agenda. Cosa ancor più importante, l’ex-presidente gode ancora di un certo sostegno in patria, sia tra la popolazione che a livello politico. Taylor è stato più volte accusato di influenzare la vita politica liberiana da Calabar, soprattutto in occasione delle elezioni presidenziali. Se così fosse, difficile pensare che il vecchio leone della politica liberiana accetti passivamente il suo destino, senza tentare qualche colpo di coda.

Matteo Fagotto

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