“Se Dio vuole, tornerò”. Furono
queste le ultime parole di Charles Taylor, ex-presidente e signore della guerra
liberiano, prima di partire per il suo esilio nigeriano nell’estate del 2003.
La
sua partenza permise di porre fine a 14 anni di guerra civile in Liberia, ma
ora il governo di Monrovia lo rivuole indietro. Per giudicarlo sul suo pesante
passato.
Estradizione. Dopo tre anni di esilio dorato, passato (poco) a
godersi il mare di Calabar e (molto), almeno secondo i suoi detrattori, a
tentare di influenzare la politica interna liberiana, ora per Charles Taylor
potrebbe essere arrivata la resa dei conti. A sorpresa infatti il governo
liberiano ha deciso di richiederne l’estradizione, che verrà esaminata dai capi
di stato dell’Unione Africana, come comunicato dal governo nigeriano. Taylor è
ricercato dal Tribunale Internazionale per la Sierra Leone, che lo accusa di
aver sostenuto i ribelli del
Revolutionary
United Front durante la guerra civile. Ma è più probabile che venga
giudicato per i crimini commessi in patria, come signore della guerra e, dal
1997, come presidente eletto.
La preparazione. La richiesta liberiana era stata preparata con
cura dal nuovo presidente, Ellen Johnson Sirleaf, che lo scorso mese aveva
effettuato una visita ufficiale proprio in Nigeria. Molto probabile che la
Sirleaf abbia parlato della questione con il suo omologo nigeriano Olusegun
Obasanjo, il quale ha sempre dichiarato di essere disposto a estradare Taylor
solo dietro esplicita richiesta da parte delle autorità di Monrovia. Un patto
non scritto, siglato proprio nel 2003, quando la partenza per l’esilio di
Taylor (dietro esplicite garanzie) permise ai gruppi ribelli liberiani di ottenere
il controllo della capitale evitando, almeno in parte, un combattimento strada
per strada, che si sarebbe risolto in un bagno di sangue.
Il precedente Habré. La sorte di Taylor ora verrà decisa dai capi
di stato africani. Una scelta già anticipata dalla nuova leadership liberiana
qualche mese fa, quando la Sirleaf dichiarò che quella di Taylor era una questione
riguardante tutto il continente. Già l’anno scorso l’Unione Africana fu
incaricata di decidere sulla sorte dell’ex-presidente ciadiano
Hissène Habré,
esiliato in Senegal, di cui il Belgio ha recentemente richiesto l’estradizione.
I capi di stato decisero di affidare il problema a un comitato di giuristi, creando
un precedente che potrebbe essere seguito anche nel caso di Taylor.
Colpi di
coda. La richiesta di estradizione ha colto di sorpresa
la comunità internazionale, soprattutto perché la Sirleaf aveva più volte
dichiarato che il problema Taylor non era tra le priorità della sua agenda.
Cosa ancor più importante, l’ex-presidente gode ancora di un certo sostegno in
patria, sia tra la popolazione che a livello politico. Taylor è stato più volte
accusato di influenzare la vita politica liberiana da Calabar, soprattutto in
occasione delle elezioni presidenziali. Se così fosse, difficile pensare che il
vecchio leone della politica liberiana accetti passivamente il suo destino,
senza tentare qualche colpo di coda.