17/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli Usa lanciano una grande offensiva a Samarra, per rispondere alle critiche
“Siamo rimasti sorpresi dall’operazione statunitense a Samarra. Mentre in Parlamento si discuteva delle difficoltà attuali e del futuro dell’Iraq, mentre insomma si cercava una soluzione politica al conflitto, ecco che gli Stati Uniti decidono per un’opzione militare di queste proporzioni”. Questo il commento di Saleh al-Mutleq, un politico sunnita di lungo corso.
 
gli elicotteri dell'operazione swarmer pronti a partireIn grande stile. Al-Mutleq non è l’unico a essere stupito dall’operazione e, in particolare, quello che lascia perplessi è la pubblicità data all’attacco dai militari Usa. Non era mai accaduto prima che il comando militare statunitense in Iraq desse tanta pubblicità a un’operazione e ne fornisse tanti dettagli. Ieri i generali Usa hanno diffuso un comunicato alle testate giornalistiche dove specificavano, con una certa enfasi, che sarebbe cominciata l’Operazione Swarmer, per rendere l’idea di un covo di termiti da sterminare, “la più grande offensiva in Iraq dall’inizio della guerra nel marzo 2003. L’azione è finalizzata a stanare i guerriglieri, in particolare quelli stranieri che si nascondono nei villaggi attorno alla città di Samarra, e arrestarli, oltre a distruggere i loro nascondigli e i loro depositi di armi e munizioni. L’offensiva è destinata a durare diversi giorni”. A questo scopo, è stata approntata una forza d’assalto composta da circa 70 elicotteri, formata  dagli UH-60 Black Hawk, dai Chinook per il trasporto truppe e dagli AH-64 Apache d’assalto. La copertura aerea garantirà il trasporto nella zona di 1500 militari, Usa e iracheni, e di 200 veicoli, in massima parte Humvee. La Cnn ha interrotto le trasmissioni per un’edizione speciale, con immagini delle truppe Usa che partivano all’assalto. In particolare è stata trasmessa la partenza della squadriglia di elicotteri che si alzavano in volo all’unisono, come in una scena di Apocalypse Now, il grande film di Francio Ford Coppola sulla guerra del Vietnam.
 
gli elicotteri si alzano in voloCaccia a Zarqawi. Obiettivo dell’attacco è la zona di Hamreen, a nord – ovest di Samarra, la città che rappresenta il vertice alto del famigerato ‘triangolo sunnita’ (gli altri due sono Baghdad e Ramadi). Secondo il comando Usa in Iraq, è qui che si nasconde l’Organizzazione di al-Qaeda per la Jihad nella terra dei due Fiumi, quella comandata, secondo Washington, da Abu Musab al-Zarqawi. Il centro da dove si muovono i cosiddetti ‘arab fighters’, cioè gli stranieri che sono affluiti in Iraq nel 2003 per combattere la loro guerra santa contro gli invasori. L’attentato alla moschea sciita al-Askarya del 22 febbraio scorso, a Samarra, è stato il detonatore di una serie di brutali rappresaglie tra sunniti e sciiti. Le violenze interconfessionali non erano una novità, ma la distruzione di un simbolo del credo sciita ha peggiorato la situazione, portando il Paese sull’orlo di una guerra civile. In questo senso non aiuta la paralisi del Parlamento iracheno che, a tre mesi dalle elezioni, non è riuscito ancora a eleggere un Presidente dell’Assemblea, un governo e un Primo Ministro.
 
i marines si lanciano sul terrenoRiflettori sull’attacco. Tutte le informazioni fornite dal comando statunitense in Iraq rispetto a questa operazione, iniziata in contemporanea con la prima fallimentare seduta del parlamento iracheno, sembrerebbe fornire una spiegazione allo stupore di Saleh al-Mutleq: dare all’opinione pubblica, soprattutto interna, un segnale forte di risolutezza. Proprio ieri un sondaggio della Gallup constatava che l’appoggio dell’opinione pubblica alla guerra in Iraq è ai minimi storici. La paralisi del Parlamento iracheno, la cui elezione era il fiore all’occhiello dell’amministrazione Bush e rappresentava il più grande successo dell’operazione Iraqi Freedom, ha fatto aumentare ancora di più la pressione sull’amministrazione Bush da parte degli elettori Usa, che vedono aumentare il numero dei morti statunitensi in Iraq, ma non vedono risultati. In particolare è Donald Rumsfeld, il capo del Pentagono, a essere nell’occhio del ciclone, essendo diventato l’obiettivo degli attacchi dei neo-con Usa. Gli intellettuali di destra che hanno voluto il rovesciamento di Saddam ritengono Rumsfeld il principale artefice di quello che, nel terzo anniversario dell’inizio della guerra, sembra sempre più un fallimento. Questo spiegherebbe la grande pubblicità data all’attacco, al contrario di operazioni come l’assedio di Falluja, molto più dure, sulle quali è stato imposto un vero e proprio black-out dell’informazione. Questa volta bisognava dimostrare che gli Usa si danno da fare e soprattutto bisognava farlo vedere in tv, il mezzo decisivo per vincere le battaglie contemporanee. Quelle elettorali. 

Christian Elia

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