Venti anni di lotta per salvare l'Amazzonia, diciotto dalla morte del padre di questa battaglia
scritto per noi da
Julia Kendlbacher

Sono venuti dalla più profonda foresta, si sono riuniti nei porti
di Porto Velho in Rondônia e a Belém in Pará e infine hanno raggiunto
il centro
dell’Amazzonia, Manaus. Sono venuti insieme per celebrare la ventesima
conferenza
annuale del
Conselho Nacional dos Seringueiros (Cnc) (i
seringueiros sono i
lavoratori dell’albero di caucciù, nella selva amazzonica. NdT.),
l'organizzazione del famoso Chico Mendes che fino a oggi sta lottando per i
lavoratori delle piantagioni di caucciù e per i diritti degli abitanti indigeni
della foresta pluviale. Più di 350 rappresentanti delle riserve amazzoniche si
sono uniti per fare fronte alle sfide, presenti e future.
Venti anni di cammino. Quando Chico e i suoi compagni fondarono il Cns nel 1985, sotto
la legge militare, nessuno pensava allo sviluppo sostenibile. Quando fu ucciso
nel 1988, non esistevano ancora riserve estrattive in Amazzonia: la sola
idea era profondamente rivoluzionaria e si dovette scontrare con una forte
resistenza. Molto è successo negli ultimi venti anni.
I traguardi. Chico fu il primo a
promuovere le riserve estrattive (Resex). In queste piccole comunità, si
vive e si lavora collettivamente secondo un piano ben strutturato di uso ed
estrazione sostenibile, e senza danno per l’ambiente, per le risorse della
foresta.
La terra rimane di
proprietà collettiva, comunque, il suo uso è definito da una associazione di
comunità locali e agenzie del governo. Le Resex offrono una varietà di
prodotti, tra cui gomma, cocco e altre noci, il frutto di açai, medicina
alternativa, pesci e pregevoli artefatti ricavati dai semi, legno scartato e
altro materiale naturale, il profitto ritorna direttamente alle comunità.
Buone nuove. Al giorno d’oggi, circa
un terzo dell’Amazzonia è stata dichiarata area protetta, per la maggior parte
riserva indigena. Inoltre, 19 riserve estrattive e 14 riserve marine hanno
conquistato uno status legale e il loro numero è in costante aumento.
Atanagildo “Gatão” Matos, uno dei primi attivisti, è felice di vedere sempre
più comunità organizzarsi indipendentemente per proteggere la loro terra e
lavorare collettivamente e con sostenibilità. Le riserve sono diventate parte
integrante della politiche per l’Amazzonia del governo brasiliano: la
conferenza annuale di Manaus 2005 accolse, tra gli altri, il governatore dello
stato d’Amazzonia e il Ministro dell’Ambiente, Marina Silva.
Lacrime di gioia. Quindi, c’è una ragione
per festeggiare a Manaus. Gatão piange, quando i suoi compagni annunciano che
nel 2005, a due decadi dall’inizio della sua lotta per la creazione delle aree
protette, la sua comunità natale ha raggiunto finalmente lo status di
riserva. Dona Raimunda, la “madre” del movimento, è felice nel vedere i frutti
del suo lavoro di anni, le donne forti e decise a lottare per i propri diritti
e per participare ai lavori.
Sotto silenzio. Ma non si vede solo gioia nell’evento. È
misto a rabbia e dispiacere. Il mondo
vide Chico
Mendes e
sorella Dorothy brutalmente assassinati perché vivevano e
lavoravano
per preservare la foresta pluviale. Ma il mondo non ha visto gli altri
settecento uccisi perché credevano in una maniera sostenibile di vivere
con la natura, perché credevano nella nostra responsabilità di fronte
alla
comunità e alle generazioni future. Non avevano né fama internazionale
né un
passaporto straniero. Ma qui erano conosciuti, tutti sanno del loro
dolore,
della loro forza, del loro coraggio. Fino ad oggi gli attivisti sono
stati
minacciati, perseguiti e ammazzati. Nella lista nera dei grandi
allevatori, dei
produttori di soia e dei loro
pistoleiros, ci sono centinaia di nomi. Tre
settimane dopo la conferenza, per Natale, da quella lista fu tolto un altro nome:
João Batista , morto in Rondônia con quattro pallottole in petto. La polizia non
ha ancora iniziato le indagini. Rondônia è lo stato con la più alta percentuale
di deforestazione in Brasile.
C’è ancora molto da fare.
Non sono solo i lavoratori del legno che perseguono la distruzione della
foresta. Un intero
settore industriale trae profitto da questo radicale sfruttamento. Dopo che gli
alberi
vengono tagliati e venduti, l’industria del bestiame usa il terreno sgombrato
per le proprie mandrie. Dopo che gli allevatori se ne sono andati lasciando il
terreno sfruttato, i coltivatori di soia terminano lo sfruttamento, lasciando
il suolo assolutamente esausto. In un terreno come questo, non è molto quello
che può crescere. È difficile immaginare che una volta c’era una spessa foresta
con milioni di insetti, uccelli, gatti selvatici e altre specie, alcune delle
quali non sono state ancora scoperte. In numeri, nel 2004, 27,200 chilometri quadrati
di foresta
sono stati abbattuti (circa
4.5 milioni di campi da calcio), molti di questi illegalmente. In percentuale,
è
la seconda più grande deforestazione della storia del Brasile
*1. Ma c’è di più: mega progetti come la diga e
l’autostrada transamazonica, raramente considerano aspetti sociali o
ambientali, minacciando comunità, vita animale e foresta
*2.
Persino quelli che vivono
nelle riserve già create devono difenderle continuamente dalle invasioni
illegali, contro cui le autorità statali reagiscono lentamente, se reagiscono.
Lo stato del Pará, nel nord, è ancora in mano a proprietari terrieri, il suo
sistema di giustizia è corrotto e la vita vale poco. Ma ci sono difficoltà
anche
all’interno delle stesse comunità. In
molte non ci sono scuole né servizi sanitari adeguati e le comunità faticano a
mantenere l’accesso al mercato e il budget. Non sono pochi coloro che devono
lavorare in tuguri senza elettricità, altro che computer.
Niente è impossibile. Quindi, a parte la gioia,
l’orgoglio, la speranza e il ricordo, la conferenza è piena soprattutto di una
cosa: cose da fare! I partecipanti imparano la biopirateria, la bioprospezione
e a sviluppare una strategia per affrontare i temi della riserva. Lavorano
sulle petizioni, suggeriscono e reclamano diritti. Ci sono molti testi e
informazioni che devono essere esaminati, in molti casi da persone che sanno a
malapena leggere e scrivere. Sarebbe un compito impossibile, se non fosse per
i
leaders del Cns e per la loro straordinaria capacità di unire il
brainstorming
della città con la cultura e la tradizione amazzonica.
Gatão come nessun altro
sa tradurre argomenti complessi nella lingua del suo popolo. “Ragazzi, questo
è
un argomento difficile per tutti, dobbiamo fare molta attenzione. Andate a
prendere tutti gli assenti, fateli sedere e concentratevi.”
Dona Raimunda si alza tra
la folla e inizia a cantare le canzoni che tutti hanno nei loro
cuori: “E’
una dura lotta, ma è la nostra lotta e insieme ce la faremo!” .
Ballano, cantano, battono le mani e fanno scherzi al pubblico.
Venti anni di Cns significa anche 20 anni di convincimento, all’esterno
della foresta, che gli abitanti della selva amazzonica non sono poveri e
ignoranti agricoltori, che non hanno idea di cosa siano lo sviluppo e le
politica. Conoscono bene, e forse meglio di tutto, qual è il bene per le
comunità e per la foresta dove vivono. Non hanno bisogno di simpatia, né di
compassione; hanno bisogno viceversa di rispetto, riconoscimento e supporto per
continuare a servire il Brasile e il resto del mondo: proteggendo e preservando
questa meravigliosa e unica riserva di vita chiamata Amazzonia.