18/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Venti anni di lotta per salvare l'Amazzonia, diciotto dalla morte del padre di questa battaglia
scritto per noi da
 Julia Kendlbacher
 
Chico Mendes, l'ecologista, con in bracico un bambinoSono venuti dalla più profonda foresta, si sono riuniti nei porti di Porto Velho in Rondônia e a Belém in Pará e infine hanno raggiunto il centro dell’Amazzonia, Manaus. Sono venuti insieme per celebrare la ventesima conferenza annuale del Conselho Nacional dos Seringueiros (Cnc) (i seringueiros sono i lavoratori dell’albero di caucciù, nella selva amazzonica. NdT.), l'organizzazione del famoso Chico Mendes che fino a oggi sta lottando per i lavoratori delle piantagioni di caucciù e per i diritti degli abitanti indigeni della foresta pluviale. Più di 350 rappresentanti delle riserve amazzoniche si sono uniti per fare fronte alle sfide, presenti e future.
 
Due mani che colgono semiVenti anni di cammino. Quando Chico e i suoi compagni fondarono il Cns nel 1985, sotto la legge militare, nessuno pensava allo sviluppo sostenibile. Quando fu ucciso nel 1988, non esistevano ancora riserve estrattive in Amazzonia: la sola idea era profondamente rivoluzionaria e si dovette scontrare con una forte resistenza. Molto è successo negli ultimi venti anni.
 
I traguardi. Chico fu il primo a promuovere le riserve estrattive (Resex). In queste piccole comunità, si vive e si lavora collettivamente secondo un piano ben strutturato di uso ed estrazione sostenibile, e senza danno per l’ambiente, per le risorse della foresta.
La terra rimane di proprietà collettiva, comunque, il suo uso è definito da una associazione di comunità locali e agenzie del governo. Le Resex offrono una varietà di prodotti, tra cui gomma, cocco e altre noci, il frutto di açai, medicina alternativa, pesci e pregevoli artefatti ricavati dai semi, legno scartato e altro materiale naturale, il profitto ritorna direttamente alle comunità.
 
L'Amazzonia dall'altoBuone nuove. Al giorno d’oggi, circa un terzo dell’Amazzonia è stata dichiarata area protetta, per la maggior parte riserva indigena. Inoltre, 19 riserve estrattive e 14 riserve marine hanno conquistato uno status legale e il loro numero è in costante aumento. Atanagildo “Gatão” Matos, uno dei primi attivisti, è felice di vedere sempre più comunità organizzarsi indipendentemente per proteggere la loro terra e lavorare collettivamente e con sostenibilità. Le riserve sono diventate parte integrante della politiche per l’Amazzonia del governo brasiliano: la conferenza annuale di Manaus 2005 accolse, tra gli altri, il governatore dello stato d’Amazzonia e il Ministro dell’Ambiente, Marina Silva.
 
Bacche rosse dell'AmazzoniaLacrime di gioia. Quindi, c’è una ragione per festeggiare a Manaus. Gatão piange, quando i suoi compagni annunciano che nel 2005, a due decadi dall’inizio della sua lotta per la creazione delle aree protette, la sua comunità natale ha raggiunto finalmente lo status di riserva. Dona Raimunda, la “madre” del movimento, è felice nel vedere i frutti del suo lavoro di anni, le donne forti e decise a lottare per i propri diritti e per participare ai lavori.
 
Sotto silenzio. Ma non si vede solo gioia nell’evento. È misto a rabbia e dispiacere. Il mondo vide Chico Mendes e sorella Dorothy brutalmente assassinati perché vivevano e lavoravano per preservare la foresta pluviale. Ma il mondo non ha visto gli altri settecento uccisi perché credevano in una maniera sostenibile di vivere con la natura, perché credevano nella nostra responsabilità di fronte alla comunità e alle generazioni future. Non avevano né fama internazionale né un passaporto straniero. Ma qui erano conosciuti, tutti sanno del loro dolore, della loro forza, del loro coraggio. Fino ad oggi gli attivisti sono stati minacciati, perseguiti e ammazzati. Nella lista nera dei grandi allevatori, dei produttori di soia e dei loro pistoleiros, ci sono centinaia di nomi. Tre settimane dopo la conferenza, per Natale, da quella lista fu tolto un altro nome: João Batista , morto in Rondônia con quattro pallottole in petto. La polizia non ha ancora iniziato le indagini. Rondônia è lo stato con la più alta percentuale di deforestazione in Brasile.
 
Pappagallo amazzonicoC’è ancora molto da fare. Non sono solo i lavoratori del legno che perseguono la distruzione della foresta. Un intero settore industriale trae profitto da questo radicale sfruttamento. Dopo che gli alberi vengono tagliati e venduti, l’industria del bestiame usa il terreno sgombrato per le proprie mandrie. Dopo che gli allevatori se ne sono andati lasciando il terreno sfruttato, i coltivatori di soia terminano lo sfruttamento, lasciando il suolo assolutamente esausto. In un terreno come questo, non è molto quello che può crescere. È difficile immaginare che una volta c’era una spessa foresta con milioni di insetti, uccelli, gatti selvatici e altre specie, alcune delle quali non sono state ancora scoperte. In numeri, nel 2004, 27,200 chilometri quadrati di foresta sono stati abbattuti (circa 4.5 milioni di campi da calcio), molti di questi illegalmente. In percentuale, è la seconda più grande deforestazione della storia del Brasile *1. Ma c’è di più: mega progetti come la diga e l’autostrada transamazonica, raramente considerano aspetti sociali o ambientali, minacciando comunità, vita animale e foresta *2.
Persino quelli che vivono nelle riserve già create devono difenderle continuamente dalle invasioni illegali, contro cui le autorità statali reagiscono lentamente, se reagiscono. Lo stato del Pará, nel nord, è ancora in mano a proprietari terrieri, il suo sistema di giustizia è corrotto e la vita vale poco. Ma ci sono difficoltà anche all’interno delle stesse comunità. In molte non ci sono scuole né servizi sanitari adeguati e le comunità faticano a mantenere l’accesso al mercato e il budget. Non sono pochi coloro che devono lavorare in tuguri senza elettricità, altro che computer.
 
Bambina indigena, Maranhao. Foto di Irene SocciNiente è impossibile. Quindi, a parte la gioia, l’orgoglio, la speranza e il ricordo, la conferenza è piena soprattutto di una cosa: cose da fare! I partecipanti imparano la biopirateria, la bioprospezione e a sviluppare una strategia per affrontare i temi della riserva. Lavorano sulle petizioni, suggeriscono e reclamano diritti. Ci sono molti testi e informazioni che devono essere esaminati, in molti casi da persone che sanno a malapena leggere e scrivere. Sarebbe un compito impossibile, se non fosse per i leaders del Cns e per la loro straordinaria capacità di unire il brainstorming della città con la cultura e la tradizione amazzonica.
Gatão come nessun altro sa tradurre argomenti complessi nella lingua del suo popolo. “Ragazzi, questo è un argomento difficile per tutti, dobbiamo fare molta attenzione. Andate a prendere tutti gli assenti, fateli sedere e concentratevi.”
Dona Raimunda si alza tra la folla e inizia a cantare le canzoni che tutti hanno nei loro cuori: “E’ una dura lotta, ma è la nostra lotta e insieme ce la faremo!” . Ballano, cantano, battono le mani e fanno scherzi al pubblico.
Venti anni di Cns significa anche 20 anni di convincimento, all’esterno della foresta, che gli abitanti della selva amazzonica non sono poveri e ignoranti agricoltori, che non hanno idea di cosa siano lo sviluppo e le politica. Conoscono bene, e forse meglio di tutto, qual è il bene per le comunità e per la foresta dove vivono. Non hanno bisogno di simpatia, né di compassione; hanno bisogno viceversa di rispetto, riconoscimento e supporto per continuare a servire il Brasile e il resto del mondo: proteggendo e preservando questa meravigliosa e unica riserva di vita chiamata Amazzonia.

Categoria: Ambiente
Luogo: Brasile
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