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L’accusa. Secondo il rapporto, tutti i 13 embarghi imposti dal Consiglio di sicurezza
dell’Onu negli ultimi dieci anni non sono stati rispettati, e solo alcuni dei
violatori sono stati perseguiti. La responsabilità ricadrebbe sui singoli Stati,
molti dei quali non hanno promosso leggi per rendere punibile penalmente la violazione
degli embarghi. Altri Stati, si legge nel documento, hanno chiuso un occhio sul
commercio d’armi o vi hanno addirittura partecipato, per denaro o per assecondare
i loro interessi strategici. “Nell’ultimo decennio, individui e organizzazioni
in almeno 30 Paesi sono stati implicati nella rottura degli embarghi”, dice il
rapporto. “Commercianti d’armi senza scrupoli continuano a farla franca dopo essersi
resi protagonisti di gravi abusi dei diritti umani, e prendono in giro gli sforzi
dell’Onu”, ha detto Irene Khan, segretario generale di Amnesty International.
Cosa non va. Al momento, nel mondo sono – o dovrebbero essere – in vigore sette embarghi
sul commercio delle armi, tutti in Paesi africani (Costa d’Avorio, Liberia, Somalia,
Repubblica democratica del Congo, Ruanda, Sierra Leone e Sudan). Sono bandite
anche le vendite d’armi ai membri di al Qaida e ai talebani in Afghanistan. Il
documento presentato all’Onu identifica quattro grandi mancanze nell’attuazione
di questi divieti. Oltre alla mancanza in molti Paesi del reato di “violazione
dell’embargo”, le missioni Onu non dispongono di risorse adeguate e non riescono
a controllare tutti gli arrivi di merci. I documenti di import-export sono inoltre
spesso contraffatti e i funzionari fanno parte del traffico d’armi.
Verso un trattato. L’obiettivo della Control Arms Campaign è di premere sul Consiglio di sicurezza affinché stabilisca controlli più efficaci.
Ma il fine ultimo è un Trattato sul commercio delle armi. “Gli embarghi, oltre
a essere decisi troppo tardi per salvare delle vite, sono spesso imposti dal Consiglio
su basi politiche e non seguendo i princìpi”, dice Barbara Stocking, direttrice
di Oxfam.”Il mondo ha urgentemente bisogno di un Trattato sul commercio delle
armi, se vogliamo che queste non finiscano più nelle mani sbagliate”. A questo
proposito, nei prossimi 100 giorni gli attivisti di Control Arms si impegneranno in vista della conferenza Onu sulle armi leggere, prevista per
giugno. Una raccolta di ritratti fotografici chiamata “petizione del milione di
volti”, tanti quanti sono le persone uccise dalle armi dall’ultima conferenza
Onu del 2001, ha già raggiunto quota 800mila. Alessandro Ursic