17/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un giornalista israeliano commenta l’assalto a Gerico
“Nelle ultime settimane emergevano chiaramente, dalle dichiarazioni e dalle azioni, le intenzioni di Hamas. Volevano liberare alcuni dei detenuti simbolo della stagione di lotta allo Stato d’Israele”. Menachem Gantz, corrispondente dall’Italia per il quotidiano israeliano Ma’ariv non ha dubbi: l’assalto al carcere di Gerico era preventivabile.
 
un manifesto di saadat e una donna palestinese armataUna storia controversa. Quando il ministro del Turismo del governo israeliano Rehavam Zeevi venne ucciso, il 17 ottobre 2001, dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina come rappresaglia per l’omicidio mirato del leader del Fplp, Abu Ali Mustafa, il successore di quest’ultimo si rifugiò nella Muqata, la fortezza di Arafat a Ramallah. L’esercito israeliano gli dava a caccia e pose l’assedio al quartier generale dell’Autorità Nazionale Palestinese. Era il 2002 e la situazione sembrava sempre più critica. L’Anp e Israele, con la mediazione di Usa e Gran Bretagna, si accordarono per far imprigionare Saadat a Gerico e i mediatori si ponevano come garanti dell’accordo. Gli avvenimenti sono precipitati piuttosto in fretta. L’Alta Corte palestinese aveva ritenuto, a giugno 2005, che il processo a Saadat  era invalido perché non erano stati garantiti i diritti della difesa, visto che era stato processato e condannato da una corte militare mentre la Muqata era sotto assedio. L’Anp non l’aveva mai liberato, ma nei giorni scorsi, da Damasco, il leader di Hamas Khaled Mashaal aveva annunciato che liberare Saadat era un dovere. “Liberare dei terroristi che si sono macchiati di crimini gravi in Israele”, spiega Gantz, “era inaccettabile per il governo israeliano che ha seguito ogni mossa di Hamas in questo senso. Il ministro Mofaz era stato molto chiaro al riguardo dichiarando che Israele avrebbe colpito se alcuni prigionieri fossero stati rilasciati. Con l’Autorità Nazionale Palestinese c’era un accordo, che prevedeva la presenza di osservatori internazionali nelle carceri come Gerico, in modo che i detenuti non fossero liberi di girare per la strada. Faccio fatica a definire quello di Gerico un carcere, sembrava più un ‘villino’, dove i detenuti godevano di un regime privilegiato e potevano ricevere chi volevano, ma almeno non erano a piede libero”.
 
prigionieri palestinesi del carcere di gerico in fuga sotto le bombeIl futuro del conflitto. I detenuti di quel carcere, secondo gli accordi internazionali, ricadevano sotto la responsabilità della comunità internazionale, ma i tre osservatori britannici che erano in servizio presso il penitenziario hanno abbandonato il carcere poco prima dell’arrivo dei carri armati e degli elicotteri israeliani. Tutti gli interessati negano, ma è davvero credibile che non sapessero dell’operazione? “Il problema non è se lo sapevano o meno”, risponde Gantz, “ma mi chiedo per quale motivo il governo britannico doveva esporre i suoi funzionari a dei rischi? Credo che, quando la scarcerazione di certi elementi era ormai decisa, e l’irruzione prossima, i britannici abbiano pensato che non c’era nessuna ragione per far uccidere i suoi osservatori”. Secondo molti osservatori e secondo i palestinesi, l’azione di Gerico è una specie di spot elettorale. Ehud Olmert e il partito Kadima, pur orfani di Sharon, sono saldamente in testa ai sondaggi. L’unico argomento dell’opposizione di estrema destra è quello della sicurezza. Saadat in libertà sarebbe stato un duro colpo per Olmert. “Tutti parlano delle elezioni”, commenta Gantz, “ma nessuno considera che ci sono anche altri valori e che il rilascio di Saadat era inaccettabile a prescindere. Comunque proviamo a rovesciare la situazione per un momento: a nessuno conveniva che Saadat fosse rilasciato in vista delle elezioni. Né i palestinesi del Fatah, né la comunità internazionale hanno interesse a veder vincere in Israele l’estrema destra, e un uomo come lui libero, magari a due giorni dalle elezioni, non avrebbe giovato di certo ai moderati d’Israele”. Ma non crede che questa azione finisca però per indebolire i moderati palestinesi? Non crede che Abu Mazen, dopo Gerico, sia ancora più debole agli occhi dell’opinione pubblica interna? “Israele ha lanciato un segnale: non tollereremo che non vengano rispettatti gli accordi. Adesso tocca a loro. Credo che la maggioranza del popolo palestinese abbia votato Hamas per punire il Fatah più che per adesione al programma dei vincitori”, conclude il giornalista israeliano. “Il problema è un altro: i palestinesi devono prendersi le loro responsabilità di governo. Dopo la batosta elettorale, il Fatah non vuole entrare nel governo per riorganizzarsi, ma Hamas non si aspettava un trionfo di queste proporzioni e puntava solo a ottenere alcuni ministeri d’interesse sociale. Ma chi deve governare? Hamas, secondo me, non cambierà in breve tempo. E’ un processo lungo”. 

Christian Elia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità