17/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Una giovane militante dell'opposizione racconta la vigilia elettorale: "Come in 1984 di Orwell"
Polizia a MinskNatalka è una giovane attivista democratica bielorussa dell’opposizione anti-Lukashenko.
Vive a Brest, la vecchia Brest-Litovsk: città al confine con la Polonia, famosa per il trattato di pace che nel marzo del 1918 sancì l’uscita della Russia sovietica dalla prima guerra mondiale.
Natalka ci ha mandato un interessante ‘spaccato’ del clima che si respira in questi giorni di vigilia elettorale sotto la dittatura del presidente Aleksandr Lukashenko. Il quale, temendo una ‘rivoluzione di velluto’ di stile ucraino in occasione delle elezioni presidenziali di domenica 19, ha scatenato una violenta campagna preventiva contro le già deboli forze d’opposizione. Arresti temporanei per tutti gli attivisti e gli oppositori – compreso il candidato presidenziale dell’opposizione Aleksandr Milinkevich, arrestato due volte negli ultimi 10 giorni; chiusura di tutti i giornali e i mezzi d’informazione dell’opposizione; divieto assoluto di manifestazione, soprattutto per domenica sera. Ieri il direttore del Kgb, Stepan Sukhorenko, ha addirittura dichiarato che chi scenderà in piazza a Minsk domenica sera, rispondendo all’appello delle opposizioni, “compirà un atto terroristico che sarà quindi punito con la pena di morte”.
 
Giovani attivisti arrestati“Ci stanno arrestando tutti”. “Qui le cose vanno di male in peggio. Dio mio, ci stanno arrestando tutti! Io stessa sono stata arrestata due volte solo nell’ultima settimana: per fortuna mi hanno rilasciata. Ci minacciano, dicono che ci espelleranno dal paese. Il loro scopo è intimorirci e disorientarci privandoci dei nostri capi. Quelli infatti non li rilasciano: in questi giorni tutti i leader dell’opposizione sono stati arrestati dalla polizia con i pretesti più improbabili: dal divieto di sosta alla targa illeggibile e altre simili infrazioni. Credetemi: è così! Molti di loro sono stati condannati con accuse ridicole a dieci giorni di prigione, giusto il tempo per impedire loro di ‘disturbare’ questa farsa elettorale. Quello che George Orwell immaginava nel suo ‘1984’, qui è diventato realtà. Per chi non vive qui può sembrare incredibile, ma è così!”
 
Aleksandr Milinkevich“Senza capi siamo disorientati”. “L’altra mattina eravamo in riunione nella nostra sede, qui a Brest, quando alcuni agenti di polizia hanno fatto irruzione senza alcun motivo. Si sono segnati tutti i nomi dei presenti e hanno arrestato quelli che non avevano con loro i documenti. Ma hanno preso anche i nostri leader locali. La sera stessa la polizia è venuta a casa di ognuno di noi a fare domande, minacciare e intimidire. Ieri, il capo dell’opposizione a Brest è stato condannato a dieci giorni di carcere per ‘riunione non autorizzata’. La stessa sorte è toccata ad almeno una quarantina di attivisti qui a Brest.
Così ieri ci siamo riuniti senza i nostri dirigenti, quindi senza istruzioni. Sembravamo i bambini sull’isola deserta del romanzo di William Golding, ‘Il signore delle mosche’: dovevamo organizzarci da soli. Abbiamo scoperto per caso che c’erano da distribuire 30 mila volantini in città per invitare la gente a scendere in piazza domenica. In tre ore avevano fatto tutto, e nessuno di noi era stato arrestato. Eravamo orgogliosi di noi!”
 
Aleksandr Lukashenko“Domenica bisogna andare a Minsk”. “Ma adesso il vero problema è cosa fare domenica, e come farlo. Non abbiamo idea di quello che succederà. Per ora sappiamo soltanto che, nonostante i divieti e le minacce del regime, la sera del voto, alla chiusura dei seggi, la gente si riunirà in piazza a Minsk. Qualcuno di noi è già partito in treno per la capitale. Altri sono ancora indecisi. Altri ancora semplicemente parteciperanno alla manifestazione organizzata qui a Brest, quella che abbiamo pubblicizzato ieri con i volantini. Il problema è che non ci sarà organizzazione perché tutti i nostri dirigenti sono in prigione. E nemmeno possiamo parlare con loro perché non possono ricevere visite né telefonate. In questa situazione d’incertezza, penso che la cosa migliore sia andare tutti a Minsk, perché è lì che si gioca la partita. Più saremo, più la gente stessa di Minsk si farà coraggio e scenderà in piazza. Sempre che la polizia non si metta a sparare…”

Enrico Piovesana

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