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Natalka è una giovane attivista democratica bielorussa
dell’opposizione anti-Lukashenko.
“Ci stanno arrestando tutti”. “Qui le cose vanno di
male in peggio. Dio mio, ci stanno arrestando tutti! Io stessa sono stata
arrestata due volte solo nell’ultima settimana: per fortuna mi hanno
rilasciata. Ci minacciano, dicono che ci espelleranno dal paese. Il loro scopo
è intimorirci e disorientarci privandoci dei nostri capi. Quelli infatti non li
rilasciano: in questi giorni tutti i leader dell’opposizione sono stati
arrestati dalla polizia con i pretesti più improbabili: dal divieto di sosta
alla targa illeggibile e altre simili infrazioni. Credetemi: è così! Molti di
loro sono stati condannati con accuse ridicole a dieci giorni di prigione,
giusto il tempo per impedire loro di ‘disturbare’ questa farsa elettorale.
Quello che George Orwell immaginava nel suo ‘1984’, qui è diventato realtà. Per
chi non vive qui può sembrare incredibile, ma è così!”
“Senza capi siamo disorientati”. “L’altra mattina
eravamo in riunione nella nostra sede, qui a Brest, quando alcuni agenti di
polizia hanno fatto irruzione senza alcun motivo. Si sono segnati tutti i nomi
dei presenti e hanno arrestato quelli che non avevano con loro i documenti. Ma
hanno preso anche i nostri leader locali. La sera stessa la polizia è venuta a
casa di ognuno di noi a fare domande, minacciare e intimidire. Ieri, il capo
dell’opposizione a Brest è stato condannato a dieci giorni di carcere per
‘riunione non autorizzata’. La stessa sorte è toccata ad almeno una quarantina
di
attivisti qui a Brest.
“Domenica bisogna andare a Minsk”. “Ma
adesso il vero problema è cosa fare domenica, e come farlo. Non abbiamo idea di
quello che succederà. Per ora sappiamo soltanto che, nonostante i divieti e le
minacce del regime, la sera del voto, alla chiusura dei seggi, la gente si
riunirà in piazza a Minsk. Qualcuno di noi è già partito in treno per la
capitale. Altri sono ancora indecisi. Altri ancora semplicemente parteciperanno
alla manifestazione organizzata qui a Brest, quella che abbiamo pubblicizzato
ieri con i volantini. Il problema è che non ci sarà organizzazione perché tutti
i nostri dirigenti sono in prigione. E nemmeno possiamo parlare con loro perché
non possono ricevere visite né telefonate. In questa situazione d’incertezza,
penso
che la cosa migliore sia andare tutti a Minsk, perché è lì che si gioca la
partita. Più saremo, più la gente stessa di Minsk si farà coraggio e scenderà
in piazza. Sempre che la polizia non si metta a sparare…”
Enrico Piovesana