17/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



A Papua 4 morti in scontri fra polizia e manifestanti che protestavano contro una compagnia Usa
  Dopo gli scontri
Un conflitto latente, che rischia di esplodere ogni qualvolta si verifichino tensioni sociali. Così si possono spiegare i fatti di oggi a Jayapura, capoluogo della provincia indonesiana di Papua occidentale, quando tre poliziotti e un ufficiale dell'areonautica sono stati picchiati a morte da un gruppo di studenti che stavano manifestando contro l’industria mineraria statunitense Freeport McMoran. Da febbraio scorso  intorno alla miniera d’oro e rame di ‘Grasberg’ , la più grande al mondo sfruttata dal gigante Usa, ci sono state proteste da parte di minatori e cercatori, licenziati perché senza permessi legali. Ma questa volta, alle rivendicazioni di centinaia di famiglie, che campano con i guadagni di questi impieghi irregolari, si sono aggiunte le aspirazioni indipendentiste che infiammano la parte ovest dell’isola di Papua dagli anni Sessanta.
 
Gli scontri. Circa 500 studenti hanno bloccato la strada che porta all’università e risposto con la violenza ai proiettili di gomma, ai lacrimogeni e ai blindati utilizzati dalle forze dell’ordine per disperderli. Fino a quando la situazione è precipitata con il linciaggio, mediante bastoni e pietre, dei quattro da parte della folla inferocita. I loro corpi sarebbero stati poi bruciati, mentre i manifestanti sono fuggiti sulle montagne dietro il campus.
 
Studenti fuori dall'universitàI retroscena. Questa manifestazione violenta per la chiusura della Freeport McMoran, che sfrutta le risorse locali arricchendo il governo indonesiano, è stata dunque scatenata da un contesto di malcontento decennale. Nel 1962 Papua è stata dichiarata indipendente dagli olandesi, ma solo un anno più tardi gli indonesiani si sono sostituiti ai vecchi colonizzatori europei. Il Movimento per la Papua libera ha così cominciato la sua lotta secessionista contro l’esercito di Giacarta e decine di migliaia di persone sono cadute vittime del conflitto e dei gravi abusi perpetrati dai soldati governativi. I civili sono stati colpiti da esecuzioni extragiudiziali, torture, stupri e rapimenti, e dalla politica di ‘trasmigrazione’ che ha spinto masse di coloni musulmani dal resto dell’Indonesia verso la regione per farli mischiare ai papuasi, che sono invece cristiani o animisti. A partire dal 2001, Giacarta ha concesso più poteri a Papua per gestire le proprie risorse, stabilendo che alla provincia va l’80 per cento dei profitti della vendita di minerali e prodotti agricoli. Le tensioni, tuttavia, non si sono placate. Forse perché i papuasi sono in gran parte poveri.: non hanno accesso a un’educazione base e a cure mediche adeguate, e sono sempre di più quelli che si ammalano di Aids.
 

Francesca Lancini

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