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Una fondazione di pace. La condivisione del pericolo,
la fatica e l’azione comune finalizzata al raggiungimento di un obiettivo sono,
secondo la fondazione no-profit Breaking the Ice (nata in Israele e con
sede a Berlino), il miglior antidoto alla violenza, al razzismo e alla guerra.
L’idea è nata nel 2003 e, l’anno successivo, si è concretizzata nel primo
progetto della fondazione: scalare un picco inesplorato dell’Antartide,
raggiungendolo dal Cile meridionale, in nave attraverso il Passaggio di Drake,
che è considerato uno dei tratti di mare più pericolosi al mondo. A realizzare
l’impresa, quattro palestinesi e quattro israeliani. L’iniziativa, testimoniata
da un bel documentario, è stata un successo e la fondazione (sostenuta dalle
donazioni private e da personaggi importanti come Shimon Peres, il Dalai Lama
e
Kofi Annan) ha deciso di organizzare un altro evento. Questa volta la sfida è
quella di un viaggio da Gerusalemme a Tripoli, in Libia, a bordo di una vecchia
autobotte dei pompieri, ristrutturata per l’occasione, simbolo della necessità
di ‘spegnere’ i conflitti. A percorrere più di 5mila chilometri, su un terreno
accidentato attraverso alcune tra le zone più ‘calde’ del mondo contemporaneo,
un gruppo di 9 persone. Due statunitensi, un ucraino, un iracheno, un afgano,
due israeliani, un palestinese, un’iraniana. Sette uomini e due donne che,
molto probabilmente, non si sarebbero mai potuti incontrare prima.
Il coraggio di parlarsi. E’ proprio questa la cosa
più importante dell’iniziativa, che la differenzia da altri eventi finalizzati
al dialogo e alla pace che, pur con tutte le migliori intenzioni, finiscono per
coinvolgere magari persone già schierate in favore della soluzione pacifica dei
conflitti. Breaking the Ice invece, come era già accaduto nel 2004, coinvolge nell’iniziativa individui che
hanno vissuto sulla propria pelle i traumi e l’orrore della guerra e che
avrebbero tutto il diritto di non aver nessuna voglia di ascoltare le ragioni
dell’altro. Nel 2004, per esempio, facevano parte della spedizione alcuni
palestinesi che avevano conosciuto il carcere in Israele e militari israeliani
dei corpi speciali. Anche questa volta le scelte degli organizzatori sono state
coraggiose. Tra i viaggiatori c’è per esempio Yevgen Petrovich Kozhushko,
ucraino di 30 anni, che dal 2003 al 2005 ha combattuto in Iraq con il
contingente del suo Paese. Al suo fianco siederà Latif Yahia, un iracheno che
per anni è stato la guardia del corpo di uno dei figli di Saddam Hussein ed è
un veterano della guerra tra Iran e Iraq. Un altro esempio è quello di Mohammed
Azzam Alarja, un palestinese che durante l’Intifada ha visto uccidere davanti
ai suoi occhi il cugino: viaggerà con Gil Fogiel, un pilota militare israeliano
abbattuto nella guerra del Libano nel 1982 e che, catturato dall’esercito
siriano, ha passato due anni in carcere. Accanto a loro ci sarà anche Galit
Oren, una delle due donne del gruppo, israeliana che è sempre stata una
pacifista impegnata, anche dopo che sua
madre è morta su un autobus squarciato da un attentatore suicida. O ancora
Patrick Sheridan, capitano dei pompieri di New York, che nell’inferno dell’11
settembre 2001 ha perso il suo miglior amico e che affronterà in viaggio con un
afgano.Christian Elia