Ha vinto Prodi, o ha vinto Berlusconi?
Sulla guerra, sulla pace, sui diritti
non è venuto un cenno che possa soddisfare chi crede nei valori
espressi dalla Costituzione Italiana e dalla Dichiarazione Universale
dei diritti umani.
Hanno perso tutti e due.
Avremmo voluto sentire cose diverse dai
due candidati. Sui diritti dei migranti, ad esempio, sono stati a dir poco
elusivi.
C'è di che scegliere tra chi è
orgoglioso del lavoro svolto (Berlusconi) e chi dice che "non si
possono chiamare al lavoro i migranti di notte e ricacciarli via di
giorno" (Prodi). Ma c'è da scegliere non il migliore, bensì il meno
peggio.
Non una parola sui Centri di permanenza temporanea (Cpt) sul territorio italiano,
né
su quella "esportazione della barbarie" (lo dice il
direttore del Sisde,
Mario Mori) che sono i campi di
concentramento studiati e impiantati con la consulenza e i soldi
italiani nei paesi in cui i clandestini vengono ricacciati.
Perfino imbarazzati, i due candidati, quando hanno
dovuto affrontare la questione Iran. Un conflitto più che
probabile, vista l'attitudine guerreggiante dei protagonisti in
campo, che nelle parole dei due candidati alla presidenza del
Consiglio italiano è stato trasformato in una eventualità
remota.
Non è remota affatto, salvo per
chi non vuole sbilanciarsi a un mese dal voto. Sarebbe stato il
caso di sapere, per chi si appresta a votare, cosa pensano di fare i
due candidati in caso di conflitto.
Berlusconi non ha proprio detto nulla,
e visti i precedenti non c'è da sperare in meglio.
Prodi invece ha detto che solo con un
mandato delle Nazioni Unite l'Italia potrebbe prendere parte ad un
eventuale conflitto. Qualche cosa in più: si salva il diritto
internazionale, ma non è detto che il diritto internazionale
(soprattutto con queste Nazioni Unite, il cui consiglio di sicurezza
è formato dagli stessi stati che sono in testa alle
classifiche dei produttori di armi) sia meglio della nostra Costituzione e della
Dichiarazione Universale.
Tutti gli esperti di questioni nucleari
sanno benissimo che l'Iran non può per ora arrivare alla
produzione di armi atomiche. E che non ha violato nessun trattato in materia.
Ma nonostante questo i guardiani del nuovo modello
di "libertà e democrazia" (costruite e basate sul
sangue del resto del mondo) continuano imperterriti a ringhiare. E lo
spettro di una nuova guerra si avvicina.
E, peggio ancora, non una parola sul
macello iracheno. Certo, responsabilità dei giornalisti in
studio che non hanno chiesto nulla, ma una parola poteva scapparci,
visto quante volte sono andati fuori tema entrambi.
Forse, i candidati alla presidenza del
Consiglio dovrebbero studiare di più la Costituzione italiana
e ascoltare di più l'opinione della gente, prima di chiedere il voto ai
cittadini.
Perché non ci può essere
giustizia, non ci può essere equità, non ci può
essere soprattutto felicità senza la pace.
Aspettiamo una parola su questo il
prossimo tre aprile. Ancora una volta fiduciosi.