15/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel duello tra Prodi e Berlusconi, gli sconfitti sono i diritti umani
Ha vinto Prodi, o ha vinto Berlusconi?
Sulla guerra, sulla pace, sui diritti non è venuto un cenno che possa soddisfare chi crede nei valori espressi dalla Costituzione Italiana e dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani.
Hanno perso tutti e due.
 
Avremmo voluto sentire cose diverse dai due candidati. Sui diritti dei migranti, ad esempio, sono stati a dir poco elusivi.
C'è di che scegliere tra chi è orgoglioso del lavoro svolto (Berlusconi) e chi dice che "non si possono chiamare al lavoro i migranti di notte e ricacciarli via di giorno" (Prodi). Ma c'è da scegliere non il migliore, bensì il meno peggio.

Non una parola sui Centri di permanenza temporanea (Cpt) sul territorio italiano, né su quella "esportazione della barbarie" (lo dice il direttore del Sisde, Mario Mori) che sono i campi di concentramento studiati e impiantati con la consulenza e i soldi italiani nei paesi in cui i clandestini vengono ricacciati.

Perfino imbarazzati, i due candidati, quando hanno dovuto affrontare la questione Iran. Un conflitto più che probabile, vista l'attitudine guerreggiante dei protagonisti in campo, che nelle parole dei due candidati alla presidenza del Consiglio italiano è stato trasformato in una eventualità remota.

Non è remota affatto, salvo per chi non vuole sbilanciarsi a un mese dal voto. Sarebbe stato il caso di sapere, per chi si appresta a votare, cosa pensano di fare i due candidati in caso di conflitto. Berlusconi non ha proprio detto nulla, e visti i precedenti non c'è da sperare in meglio. Prodi invece ha detto che solo con un mandato delle Nazioni Unite l'Italia potrebbe prendere parte ad un eventuale conflitto. Qualche cosa in più: si salva il diritto internazionale, ma non è detto che il diritto internazionale (soprattutto con queste Nazioni Unite, il cui consiglio di sicurezza è formato dagli stessi stati che sono in testa alle classifiche dei produttori di armi) sia meglio della nostra Costituzione e della Dichiarazione Universale.


Tutti gli esperti di questioni nucleari sanno benissimo che l'Iran non può per ora arrivare alla produzione di armi atomiche. E che non ha violato nessun trattato in materia. Ma nonostante questo i guardiani del nuovo modello di "libertà e democrazia" (costruite e basate sul sangue del resto del mondo) continuano imperterriti a ringhiare. E lo spettro di una nuova guerra si avvicina.

E, peggio ancora, non una parola sul macello iracheno. Certo, responsabilità dei giornalisti in studio che non hanno chiesto nulla, ma una parola poteva scapparci, visto quante volte sono andati fuori tema entrambi.

 
Forse, i candidati alla presidenza del Consiglio dovrebbero studiare di più la Costituzione italiana e ascoltare di più l'opinione della gente, prima di chiedere il voto ai cittadini.
Perché non ci può essere giustizia, non ci può essere equità, non ci può essere soprattutto felicità senza la pace.
 
Aspettiamo una parola su questo il prossimo tre aprile. Ancora una volta fiduciosi.

Maso Notarianni

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità