26/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Fazendeiros e risicoltori distruggono quattro comunità nella Raposa do Sol
Bambini indios di Raposa Serra do SolAncora violenze contro gli indios di Raposa Serra do Sol. E, intanto, il riconoscimento ufficiale della terra ancestrale stenta ad arrivare.
La gente è esasperata. Sono ormai dieci mesi che aspetta che il governo Lula omologhi ufficialmente il territorio nel quale vive da sempre, mantenendo così la promessa fatta nel gennaio scorso. Ma ancora nulla di concreto. Solo rassicurazioni e continui rimandi. Un tempo lunghissimo, scandito non solo da false speranze, bensì da efferati soprusi. A compierli i proprietari terrieri, decisi a far valere le proprie ragioni.
 
Martedì mattina, al levar del sole, uno dei villaggi indigeni della zona è stato completamente raso al suolo. Un branco di fazendeiros e rizicultores, supportati da alcuni indios assoldati dai coloni, hanno assaltato l’aldeia Jawari, depredando ogni capanna e dando fuoco a tutto: case, piantagioni, orticelli. Non solo: qualcuno armato di pistola ha iniziato a sparare all’impazzata da dentro un’auto. Intere famiglie, fra cui molti bambini, si sono riparate in rifugi di fortuna. Risultato: un indio risulta tuttora scomparso e un altro è stato gravemente ferito. Si tratta di un macuxi, Jocivado Constantino. “E’ stato colpito da due pallottole – ha raccontato il fratello, Junio Costantino – una alla testa e l’altra al braccio. Poi lo hanno preso a bastonate, caricato in auto e buttato come un sacco davanti agli uffici della Fondazione nazionale indigena (Funai)”. Ma la furia degli anti-ingedenisti non si è placata. Non ancora soddisfatti, hanno attaccato un’altra comunità, chiamata Homologaçao, incendiandola. Poi è stata la volta di Brilho do Sol e di Retiro, nella comunità del Lilas. E ogni volta hanno lanciato anatemi, minacciando di tornare. “La prossima volta toccherà alla comunità di Pedra Branca. La distruggeremo”, hanno promesso.
 
“La situazione è grave e non è soltanto per la paura e il panico che questa azione efferata ha provocato, bensì per le conseguenze”, spiegano dal Consiglio indigenista di Roraima (Cir). “Gli indios sono rimasti senza provviste, senza i raccolti, senza le case, senza più nulla. Una situazione al limite, che va trascinandosi per colpa del ritardo del presidente Lula nel riconoscere la terra. Così facendo non fa che cedere alle pressioni dei settori anti-indigenisti di Roraima, dando loro tutto il tempo di scorrazzare indisturbati, minacciando, distruggendo”. Si tratta di gente senza scrupoli, molto collusa con i poteri forti della zona. Personaggi ricchi e facoltosi che non rispettano i diritti indigeni e hanno tutto l’interesse a mantenere le proprie piantagioni abusive.
“Ma non rimarranno impuniti, perché questa volta li abbiamo riconosciuti. Li abbiamo visti tutti e sappiamo chi li comandava”, spiega Junio. Si tratterebbe di Paulo Cesar, il più grande latifondista della regione e neo sindaco di Pacaraima.
 
Questo attacco, l’ennesimo, arriva proprio come esplicita risposta alla dichiarazione che il ministro della giustizia Marcio Thomaz Bastos ha rilasciato durante la visita ufficiale a Boa Vista (capitale di Roraima): “L’omologazione di Raposa Serra do Sol è confermata”. Una frase che ha scatenato perfino manifestazioni di protesta di fronte al Palazzo “Helio Campos”, sedate dalle forze dell’ordine.
“I latifondisti sono sempre stati pronti a tutto pur di scongiurare la demarcazione della terra indigena – spiegano dal Cir – incluso l’uso della violenza”. E ancora una volta lo hanno dimostrato.
“E’ da giugno che le autorità brasiliane sono state avvisate dell’imminenza di un vero e proprio conflitto – aggiungono – ma non è stato fatto nulla per evitarlo”.
 
“Questa ondata di violenza è cominciata nel gennaio scorso, proprio contemporaneamente alla decisione di Lula di dare agli indios quel che spetta loro per diritto naturale – denunciano dalla diocesi di Roraima -. Il 6 gennaio invasero e distrussero la missione Surumu e sequestrarono tre missionari. Da allora è iniziata una lunga serie di violenze e minacce sfociate nella mattanza di sabato. Noi padri, suore, coordinatori delle varie pastorali, dei servizi e degli organismi della diocesi abbiamo deciso quindi di far sentire la nostra voce per gridare un basta a tutto questo, per protestare e denunciare il disinteresse delle istituzioni del governo di Roraima, e le continue ingiustizie, crudeltà, intimidazioni che la popolazione indigena sta soffrendo”.
 
Una denuncia che la diocesi ha voluto riassumere in quattro punti fondamentali: Bambino di Raposa Serra do Sol
1.     La mancata applicazione dell’articolo 31 della Costituzione della repubblica del Brasile, che assicura il diritto degli indigeni alla terra.
2.     La manipolazione e la parzialità della stampa locale che attraverso lo stravolgimento dei fatti, le bugie e le informazioni false sta alimentando nella società roraimese uno spirito anti-indigeno e di incitazione alla violenza addirittura di indios contro indios.
3.     Il ritardo del Governo federale nel risolvere la questione e il conseguente cedimento alle pressioni della classe politica locale, che si è approfittata della situazione.
4.     La mancanza di volontà degli organi di pubblica sicurezza di far rispettare la legge che garantisce i diritti di tutti indistintamente.
 
“In questo tragico momento – concludono – vogliamo fortemente ribadire il nostro compromesso e la nostra fedeltà alla causa indigena, a quella dei piccoli agricoltori e agli esclusi dalla società. Chiediamo che il Governo federale e lo Stato proteggano questa gente e le istituzioni religiose presenti sul territorio”.
 
 
 

Stella Spinelli

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