Ancora violenze contro gli indios di Raposa Serra do Sol. E, intanto, il riconoscimento
ufficiale della terra ancestrale stenta ad arrivare.
La gente è esasperata. Sono ormai dieci mesi che aspetta che il governo Lula
omologhi ufficialmente il territorio nel quale vive da sempre, mantenendo così
la promessa fatta nel gennaio scorso. Ma ancora nulla di concreto. Solo rassicurazioni
e continui rimandi. Un tempo lunghissimo, scandito non solo da false speranze,
bensì da efferati soprusi. A compierli i proprietari terrieri, decisi a far valere
le proprie ragioni.
Martedì mattina, al levar del sole, uno dei villaggi indigeni della zona è stato
completamente raso al suolo. Un branco di fazendeiros e rizicultores, supportati da alcuni indios assoldati dai coloni, hanno assaltato l’aldeia Jawari, depredando ogni capanna e dando fuoco a tutto: case, piantagioni, orticelli.
Non solo: qualcuno armato di pistola ha iniziato a sparare all’impazzata da dentro
un’auto. Intere famiglie, fra cui molti bambini, si sono riparate in rifugi di
fortuna. Risultato: un indio risulta tuttora scomparso e un altro è stato gravemente
ferito. Si tratta di un macuxi, Jocivado Constantino. “E’ stato colpito da due
pallottole – ha raccontato il fratello, Junio Costantino – una alla testa e l’altra
al braccio. Poi lo hanno preso a bastonate, caricato in auto e buttato come un
sacco davanti agli uffici della Fondazione nazionale indigena (Funai)”. Ma la
furia degli anti-ingedenisti non si è placata. Non ancora soddisfatti, hanno attaccato
un’altra comunità, chiamata Homologaçao, incendiandola. Poi è stata la volta di Brilho do Sol e di Retiro, nella comunità
del Lilas. E ogni volta hanno lanciato anatemi, minacciando di tornare. “La prossima
volta toccherà alla comunità di Pedra Branca. La distruggeremo”, hanno promesso.
“La situazione è grave e non è soltanto per la paura e il panico che questa azione
efferata ha provocato, bensì per le conseguenze”, spiegano dal Consiglio indigenista
di Roraima (Cir). “Gli indios sono rimasti senza provviste, senza i raccolti,
senza le case, senza più nulla. Una situazione al limite, che va trascinandosi
per colpa del ritardo del presidente Lula nel riconoscere la terra. Così facendo
non fa che cedere alle pressioni dei settori anti-indigenisti di Roraima, dando
loro tutto il tempo di scorrazzare indisturbati, minacciando, distruggendo”. Si
tratta di gente senza scrupoli, molto collusa con i poteri forti della zona. Personaggi
ricchi e facoltosi che non rispettano i diritti indigeni e hanno tutto l’interesse
a mantenere le proprie piantagioni abusive.
“Ma non rimarranno impuniti, perché questa volta li abbiamo riconosciuti. Li
abbiamo visti tutti e sappiamo chi li comandava”, spiega Junio. Si tratterebbe
di Paulo Cesar, il più grande latifondista della regione e neo sindaco di Pacaraima.
Questo attacco, l’ennesimo, arriva proprio come esplicita risposta alla dichiarazione
che il ministro della giustizia Marcio Thomaz Bastos ha rilasciato durante la
visita ufficiale a Boa Vista (capitale di Roraima): “L’omologazione di Raposa
Serra do Sol è
confermata”. Una frase che ha scatenato perfino manifestazioni di protesta di
fronte al Palazzo “Helio Campos”, sedate dalle forze dell’ordine.
“I latifondisti sono sempre stati pronti a tutto pur di scongiurare la demarcazione
della terra indigena – spiegano dal Cir – incluso l’uso della violenza”. E ancora
una volta lo hanno dimostrato.
“E’ da giugno che le autorità brasiliane sono state avvisate dell’imminenza di
un vero e proprio conflitto – aggiungono – ma non è stato fatto nulla per evitarlo”.
“Questa ondata di violenza è cominciata nel gennaio scorso, proprio contemporaneamente
alla decisione di Lula di dare agli indios quel che spetta loro per diritto naturale
– denunciano dalla diocesi di Roraima -. Il 6 gennaio invasero e distrussero la
missione Surumu e sequestrarono tre missionari. Da allora è iniziata una lunga
serie di violenze e minacce sfociate nella mattanza di sabato. Noi padri, suore,
coordinatori delle varie pastorali, dei servizi e degli organismi della diocesi
abbiamo deciso quindi di far sentire la nostra voce per gridare un basta a tutto
questo, per protestare e denunciare il disinteresse delle istituzioni del governo
di Roraima, e le continue ingiustizie, crudeltà, intimidazioni che la popolazione
indigena sta soffrendo”.
Una denuncia che la diocesi ha voluto riassumere in quattro punti fondamentali:

1. La mancata applicazione dell’articolo 31 della Costituzione della repubblica
del Brasile, che assicura il diritto degli indigeni alla terra.
2. La manipolazione e la parzialità della stampa locale che attraverso lo
stravolgimento dei fatti, le bugie e le informazioni false sta alimentando nella
società roraimese uno spirito anti-indigeno e di incitazione alla violenza addirittura
di indios contro indios.
3. Il ritardo del Governo federale nel risolvere la questione e il conseguente
cedimento alle pressioni della classe politica locale, che si è approfittata della
situazione.
4. La mancanza di volontà degli organi di pubblica sicurezza di far rispettare
la legge che garantisce i diritti di tutti indistintamente.
“In questo tragico momento – concludono – vogliamo fortemente ribadire il nostro
compromesso e la nostra fedeltà alla causa indigena, a quella dei piccoli agricoltori
e agli esclusi dalla società. Chiediamo che il Governo federale e lo Stato proteggano
questa gente e le istituzioni religiose presenti sul territorio”.