Diario di viaggio dalla Sierra Leone. Prima parte
Scritto per noi da
Alessandro Greblo, Emergency

Tra la Guinea e la Liberia si trova un minuscolo paese, dove vivono
circa 6 milioni di persone, di cui quasi 2 milioni nella sola capitale
Freetown: un paese dove spiagge da sogno si alternano a
slums e
villaggi poverissimi infestati dalla malaria, e dove elettricità, acqua
corrente, scuole, strade, ospedali sono ancora un miraggio per la quasi
totalità dei 70mila km quadrati del suo territorio.Un paese dove il
ricordo delle atrocità della guerra e dei 75mila morti e 20mila
amputati che ha portato con sé in dieci anni, è ancora fresco nella
mente di molti dei suoi abitanti sopravvissuti: così potrebbe essere
semplicemente riassunta in poche righe la Sierra Leone in una guida.
Ed è subito Africa. Per arrivare dall’aereoporto di Lungi all’ospedale di
Emergency,
presso
il villaggio di Goderich, a circa mezz’ora dal centro di Freetown, si
deve prendere un elicottero (un Mi8, di fabbricazione sovietica) che in
circa 10 minuti attraversa il golfo e mi evita un viaggio di altre tre
o quattro ore. E’ buio pesto quando arrivo all’imbarco dell’elicottero.
Qui, assieme ad Ira, il nostro contabile che è venuto a prendermi,
aspetto il mio turno con un bastoncino colorato in mano. Appena si
scende dall’aereo, il caldo, l’umidità, le zanzare, il buio ti
avvolgono immediatamente senza possibilità di ambientamento graduale.
E’ subito Africa, con tutte le sue difficoltà e contraddizioni.
Finalmente arrivo a casa e mi butto stravolto a letto,

controllando
attentamente che la zanzariera sia ben chiusa. La malaria qui è tra le
prime cause di morte, assieme a malattie che dalle nostre parti sono
ormai un ricordo del passato, come tetano, poliomielite, malnutrizione
acuta, anemia, meningite. Ce n’è per tutti i gusti e in abbondanza.
Sono loro i nemici principali di una guerra silenziosa che nel
disinteresse totale sta falcidiando i bambini dell’Africa ogni giorno.
Assieme alla strada: quasi ovunque inesistente e in condizioni assurde,
punto focale della vita quotidiana, ma al tempo stesso una delle cause
principali di ricoveri in ospedale.
Uno stillicidio inesorabile e
continuo: secondo fonti dell’
Organizzazione Mondiale della Sanità (
Oms)
sono 1,2 milioni all’anno, circa 3mila al giorno le vittime di incidenti
stradali nel mondo.
L'emergenza non è mai finita. La mattina visito l’ospedale: pulito, colorato, frenetico e pieno di
pazienti. Merja Heitto, coordinatrice finlandese del Programma di
Emergency in Sierra Leone mi accoglie all’ingresso e mi conduce in ogni
reparto, raccontandomi storie, presentandomi lo staff locale: “Siamo
sempre oltre il limite della capacità dell’ospedale, i letti (100 in
teoria, ma spesso arrivano fino a 108) non bastano mai e lo staff
lavora senza tregua. Il problema è che mancano i dottori nazionali,
promessi dal ministero della Sanità da lungo tempo (secondo dati del
2004 dell’
Oms ci sono nel paese 7,3 dottori e 33 infermieri ogni
100mila abitanti) e quello di
Emergency è l’unico centro chirurgico del
paese in questo momento. I pazienti vengono riferiti anche da altre
Organizzazioni non governative (
Médecins Sans Frontières-Msf Belgio,
Msf Olanda,
Handicap International), arrivando da tutte le province.
Sanno che

qui sono sempre accolti e che tutto è gratuito. Abbiamo
ricevuto anche pazienti ‘d’eccezione’: alcuni membri della squadra di
calcio liberiana (accompagnati dall’ex calciatore e candidato alle
recenti elezioni presidenziali, George Weah) e un membro del parlamento
sierraleonese: tutti vittime di terribili incidenti stradali. Queste
persone non hanno problemi di soldi, ma hanno scelto
Emergency perché
conoscono il livello delle altre cliniche private. Tuttavia a nessuno
di loro, come a tutti i nostri pazienti del resto, è stato fatto pagare
un leone (moneta locale: 1 euro = 3.400 leoni circa). L’altra sera -
continua Heitto - dopo una lunga giornata di lavoro, durante la quale le
nostre due sale operatorie non si sono mai fermate così come il nostro
staff, abbiamo ricevuto quattro emergenze una in fila all’altra, per
gran parte della notte, senza sosta. Ernie strozzate, ulcere perforate,
traumi cranici o spinali da incidenti stradali. E quueste notti non sono
infrequenti purtroppo”.