28/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Diario di viaggio dalla Sierra Leone. Prima parte
Scritto per noi da
Alessandro Greblo, Emergency

Ospedale di Emergency, Sierra Leone. Foto di Sandro Greblo Tra la Guinea e la Liberia si trova un minuscolo paese, dove vivono circa 6 milioni di persone, di cui quasi 2 milioni nella sola capitale Freetown: un paese dove spiagge da sogno si alternano a slums e villaggi poverissimi infestati dalla malaria, e dove elettricità, acqua corrente, scuole, strade, ospedali sono ancora un miraggio per la quasi totalità dei 70mila km quadrati del suo territorio.Un paese dove il ricordo delle atrocità della guerra e dei 75mila morti e 20mila amputati che ha portato con sé in dieci anni, è ancora fresco nella mente di molti dei suoi abitanti sopravvissuti: così potrebbe essere semplicemente riassunta in poche righe la Sierra Leone in una guida.
 
Bambina ammalata di malaria, in cura all'ospedale di Emergency, Sierra Leone. Foto di Sandro GrebloEd è subito Africa. Per arrivare dall’aereoporto di Lungi all’ospedale di Emergency, presso il villaggio di Goderich, a circa mezz’ora dal centro di Freetown, si deve prendere un elicottero (un Mi8, di fabbricazione sovietica) che in circa 10 minuti attraversa il golfo e mi evita un viaggio di altre tre o quattro ore. E’ buio pesto quando arrivo all’imbarco dell’elicottero. Qui, assieme ad Ira, il nostro contabile che è venuto a prendermi, aspetto il mio turno con un bastoncino colorato in mano. Appena si scende dall’aereo, il caldo, l’umidità, le zanzare, il buio ti avvolgono immediatamente senza possibilità di ambientamento graduale. E’ subito Africa, con tutte le sue difficoltà e contraddizioni. Finalmente arrivo a casa e mi butto stravolto a letto, Donne davanti all'ospedale di Emergency, Sierra Leone. Foto di Sandro Greblocontrollando attentamente che la zanzariera sia ben chiusa. La malaria qui è tra le prime cause di morte, assieme a malattie che dalle nostre parti sono ormai un ricordo del passato, come tetano, poliomielite, malnutrizione acuta, anemia, meningite. Ce n’è per tutti i gusti e in abbondanza. Sono loro i nemici principali di una guerra silenziosa che nel disinteresse totale sta falcidiando i bambini dell’Africa ogni giorno. Assieme alla strada: quasi ovunque inesistente e in condizioni assurde, punto focale della vita quotidiana, ma al tempo stesso una delle cause principali di ricoveri in ospedale.
Uno stillicidio inesorabile e continuo: secondo fonti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sono 1,2 milioni all’anno, circa 3mila al giorno le vittime di incidenti stradali nel mondo.

Un piccolo paziente dell'ospedale di Emergency, Sierra Leone. Foto di Sandro GrebloL'emergenza non è mai finita. La mattina visito l’ospedale: pulito, colorato, frenetico e pieno di pazienti. Merja Heitto, coordinatrice finlandese del Programma di Emergency in Sierra Leone mi accoglie all’ingresso e mi conduce in ogni reparto, raccontandomi storie, presentandomi lo staff locale: “Siamo sempre oltre il limite della capacità dell’ospedale, i letti (100 in teoria, ma spesso arrivano fino a 108) non bastano mai e lo staff lavora senza tregua. Il problema è che mancano i dottori nazionali, promessi dal ministero della Sanità da lungo tempo (secondo dati del 2004 dell’Oms ci sono nel paese 7,3 dottori e 33 infermieri ogni 100mila abitanti) e quello di Emergency è l’unico centro chirurgico del paese in questo momento. I pazienti vengono riferiti anche da altre Organizzazioni non governative (Médecins Sans Frontières-Msf Belgio, Msf Olanda, Handicap International), arrivando da tutte le province. Sanno che Pazienti in attesa all'ospedale di Emergency, Sierra Leone. Foto di Sandro Grebloqui sono sempre accolti e che tutto è gratuito. Abbiamo ricevuto anche pazienti ‘d’eccezione’: alcuni membri della squadra di calcio liberiana (accompagnati dall’ex calciatore e candidato alle recenti elezioni presidenziali, George Weah) e un membro del parlamento sierraleonese: tutti vittime di terribili incidenti stradali. Queste persone non hanno problemi di soldi, ma hanno scelto Emergency perché conoscono il livello delle altre cliniche private. Tuttavia a nessuno di loro, come a tutti i nostri pazienti del resto, è stato fatto pagare un leone (moneta locale: 1 euro = 3.400 leoni circa). L’altra sera - continua Heitto - dopo una lunga giornata di lavoro, durante la quale le nostre due sale operatorie non si sono mai fermate così come il nostro staff, abbiamo ricevuto quattro emergenze una in fila all’altra, per gran parte della notte, senza sosta. Ernie strozzate, ulcere perforate, traumi cranici o spinali da incidenti stradali. E quueste notti non sono infrequenti purtroppo”.
 
continua 

Categoria: Bambini, Salute
Luogo: Sierra Leone
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