In nottata tutti gli internazionali hanno lasciato la Striscia, per Gerusalemme. E l'aviazione israeliana bombarda Gaza
Scontri armati tra miliziani delle Brigate dei Martiri di al
Aqsa e la polizia palestinese, sono ancora in corso per le strade di Gaza
città. L'aviazione israeliana è intervenuta e sta bombardandi intensamente diverse
parti nel nord della Striscia di Gaza.

La situazione. In questo momento la situazione è particolarmente pericolosa
per i cittadini internazionali che si trovano nella Striscia di Gaza: è in
corso una specie di caccia all’occidentale, con l’obiettivo di sequestrarne
quanti più possibile. Un cooperante da Gaza racconta: “Ci troviamo nella
centrale della polizia di Gaza insieme a tutti gli altri volontari
internazionali, meno gli undici che risultano rapiti. Ci hanno portato qui
perché la polizia non era più in grado di proteggerci nel luogo dove eravamo
stati accolti. Già questa mattina mi ero reso subito conto di come la
situazione fosse grave, dal fatto che per le strade della città non ci si
poteva muovere con sicurezza. Si incontravano cortei un po’ ovunque e la gente
aveva rovesciato i bidoni della spazzatura per bloccare le strade. Quando ci
hanno trasferito qui alla centrale la nostra auto è stata assalita da altri miliziani
che tentavano di rapirci e c’è stata una sparatoria. Fortunatamente eravamo
scortati dalla polizia che ha risposto al fuoco e ci ha coperto le spalle. Il
tragitto l’abbiamo passato accucciati sui sedili procedendo col cofano alzato
per proteggerci, ma per questo motivo non sono riuscito a farmi un’idea precisa
di quanto accadesse tutto intorno. Si sentiva solo un gran clamore. Adesso
siamo chiusi in questa centrale mentre fuori si intuisce molto movimento, spari
ed esplosioni. Evidentemente tutti sanno
che siamo qui dentro.”

L'intervento del Sismi. “Appena arrivati alla stazione
abbiamo appreso che tutti i cittadini internazionali, tranne gli italiani,
stavano per essere evacuati dalla Striscia di Gaza, verso Gerusalemme, passando
a nord della Striscia per il valico di Eretz. Noi italiani siamo invece stati
radunati da uomini dei servizi segreti militari italiani che avevano già
organizzato il nostro trasferimento direttamente in Italia, passando a sud per
il valico di Rafah e quindi l’Egitto. Abbiamo protestato perché ci sembrava un
provvedimento eccessivo, non che non sia in gioco la nostra sicurezza, ma
perché, come tutte le altre Ong, anche la nostra organizzazione ha delle sedi
a
Gerusalemme, dove saremmo stati al sicuro senza dover lasciare il Paese.
Insomma, ci pareva che farci ritornare subito in Italia fosse più che altro una
mossa politica, spinta forse dal clima elettorale o dalla presenza del
presidente egiziano Mubarak in Italia. Fortunatamente dopo una lunga
discussione con i servizi siamo riusciti a spuntarla e nelle prossime ore
dovremmo spostarci insieme a tutti gli altri verso Gerusalemme.”