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L’arresto. Il fatto risale a giovedì 9 marzo: la famiglia Abney stava andando in vacanza
nel Nevada. Intanto Abney è ancora dietro le sbarre, senza la possibilità di comunicare
con i suoi. Nel frattempo gli è morto pure il fratello, ma lui non lo sa ancora.
“Non posso credere che si sprechi tempo e denaro per dare la caccia a dei quasi
sessantenni che hanno vissuto in pace negli ultimi quarant’anni”, ha detto la
moglie Adrienne. Trentotto anni fa, come migliaia di altri giovani statunitensi,
Abney si rifugiò in Canada per evitare il Vietnam. Allora era in vigore la leva
obbligatoria e scappavano prima ancora di arruolarsi. Lui, nato negli Usa ma cresciuto
in Canada, invece era già entrato a far parte dei Marines. Aveva partecipato all’addestramento,
ma poco prima di partire per il Vietnam, a 19 anni, ritornò di nascosto nella
sua patria adottiva. Nel 1977 ottenne la cittadinanza canadese. Nello stesso anno
il presidente Jimmy Carter aveva offerto un’amnistia per i renitenti alla leva
e un’opportunità ai disertori di chiedere l’annullamento dei procedimenti nei
loro confronti, che Abney però non sfruttò.
L’accusa. “Sapevo che pensava molto a questa storia e che fu difficile per lui”, ha spiegato
la figlia Jessica. “Credeva di aver preso la decisione giusta”. Tuttavia, da allora
era entrato e uscito dagli Usa centinaia di volte, senza problemi. Il sospetto
di molti, ora che gli Usa devono fronteggiare il problema dei disertori che vogliono
evitare l’invio in Iraq (8.000 casi finora, in un esercito di volontari), è che
si sia voluto dare un segnale. La pensa così anche la figlia di Abney. “Vogliono
creare un precedente rivolto ai giovani americani che vogliono rifugiarsi in
Canada. Credo proprio che ci sia un disegno dietro, e che mio padre sia solo una
parte del puzzle”, ha detto.
Una sorte incerta. L’accusa è però respinta dai Marines. “Queste insinuazioni sono sbagliate, imprecise
e prive di fondamento”, ha spiegato un portavoce. Intanto, Abney aspetta il suo
destino: in teoria, c’è la possibilità che finisca davanti alla corte marziale
e venga condannato fino a 5 anni di prigione, ma potrebbe anche cavarsela con
un “congedo non onorevole”. Ieri il corpo dei Marines ha fatto sapere che ritiene
“probabile” il suo rilascio nel giro di una settimana. A come finirà il suo caso
sono interessati le migliaia di disertori del Vietnam ancora in vita: si calcola
che furono circa 55mila quelli che scapparono in Canada. La sorte di Abney riguarderà
anche i suoi emuli di questi anni: sono una decina i casi conosciuti di disertori
che hanno oltrepassato il confine. Finora si sono visti rifiutare l’asilo politico.
Di sicuro, sanno che tornare negli Usa, come ha fatto Abney, per loro equivale
a prenotarsi una cella.Alessandro Ursic