14/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Dai caraibi alle Ande si diffonde un metodo cubano per sconfiggere l’analfabetismo.
 
Il manifesto legato alla campagna Io PossoBuone nuove. L’ondata progressista che sta attraversando l’America Latina ha fatto sì che i paesi dell’area iniziassero una sorta di cooperazione impensabile in altri tempi. Ha iniziato Cuba portando assistenza sanitaria in diverse nazioni del continente e offrendo aiuti anche agli Usa, da sempre nemici giurati di Castro, sia in occasione del famigerato 11 settembre (attentato alle torri gemelle), quando Castro offri a Bush lo spazio aereo e gli aeroporti di Cuba per esigenze militari, sia dopo le devastanti ferite lasciate dall’uragano Katrina, che ancora oggi non si sono rimarginate.
Ma, oltre all’ormai famosissima Operacion Milagro, che prevede cure oftalmiche gratuite a Cuba per cittadini venezuelani,  e che ha addirittura fatto cambiare destinazione d’uso all’aeroporto di Camaguey, (dove fino a qualche tempo fa arrivavano orde di turisti e che adesso è utilizzato per il trasporto dei malati venezuelani), esistono altri progetti in corso.
 
Una classe all'HavanaIo posso. E’ notizia  di qualche giorno fa che gli insegnanti cubani andranno in Bolivia a sviluppare un metodo di insegnamento dal nome molto particolare ‘Yo, si puedo’ (io posso, ndr), per quella parte di popolazione che, ancora oggi, è analfabeta.
Grazie a questo favoloso metodo (dove ad ogni numero corrisponde una lettera), ideato all’Havana da una famosa pedagoga, Leonela Relys, in solo tre anni è stato sconfitto l’analfabetismo nella Repubblica Bolivariana, in alcune regioni del Messico e anche in diverse città dell’Argentina. Sono almeno 20 le nazioni che hanno adottato questo progetto. Secondo i dati forniti dalle autorità cubane, sono almeno 2,5 milioni le persone nel mondo che hanno beneficiato di questo programma. Quindi anche Evo Morales vuole riportare la Bolivia alla pari con le altre nazioni nel giro di poco tempo. Il presidente cocalero, leader degli indios Aymara e attaccatissimo alla sua gente, con questo nuovo metodo vuole, nei 30 mesi che verranno, cercare di abbassare del 13 per cento il tasso di analfabetismo, padrone incontrastato delle comunità più povere ma anche in altre fasce della popolazione.
A dar notizia della reale efficienza del progetto ci ha pensato Luis Felipe Vasquez, ambasciatore cubano in Bolivia, che ha voluto verificare di persona l’iscrizione a scuola da parte di alcune donne di origine Aymara, tutte fra i 40 e i 70 anni di età, che partecipano al progetto pilota che, se consolidato, sarà esteso anche in altre zone della Bolivia. Ma la decisione verrà presa nei prossimi giorni.
 
Un anzioni signore venezuelano alle prese con i compiti scolasticiLa strada è spianata. Che la Bolivia e Cuba siano due nazioni amiche si sa da tempo. Sin dai tempi della fornitura di armi da parte del partito Comunista Boliviano ai guerriglieri barbudos che stavano facendo la rivoluzione a Cuba, fra le due nazioni (forse sarebbe meglio dire fra le due popolazioni) c’è sempre stata amicizia (con la logica esclusione dei periodi dittatoriali boliviani). Adesso il progetto di alfabetizzazione apre nuove strade per la collaborazione fra i due paesi. Non saranno solo le persone adulte ad avere la possibilità di accedere a questo magnifico programma. Entro un brevissimo periodo saranno più di 50 le scuole di alfabetizzazione con dotazioni ultramoderne, come supporti audiovisivi e personal computer, a disposizione delle generazioni più giovani. I dati dicino che siano almeno 700mila i bambini boliviani che non sono mai andati a scuola.  Adesso la storia cambierà. Anche il ministro dell’istruzione della Bolivia, Felix Patzi, ha precisato che “oltre allo spagnolo” negli edifici adibiti all’insegnamento troveranno posto anche professori di lingue autoctone: Aymara, Quechua.
Il nuovo corso dell’America Latina, che ha visto protagonisti i progressisti, passa anche attraverso il facile accesso alla cultura e la frequenza nelle scuole, due diritti fondamentali per l’uomo.
 
 
 

Alessandro Grandi

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