L'esercito israeliano attacca il carcere di Gerico. Rapiti cooperanti a Gaza
La rabbia dei palestinesi per l’assalto al carcere di Gerico
esplode come una bomba a Gaza.In seguito all'irruzione israeliana nel carcere,
miliziani
delle
Brigate dei Martiri di al Aqsa e del Fronte popolare sono entrati con la forza
negli uffici delle organizzazioni non governative internazionali di Gaza City,
sequestrando almeno otto internazionali.

Tra i cooperanti sequestrati ci sarebbero un canadese, un
olandese, due francesi, uno spagnolo e tre statunitensi. Sei italiani invece,
che lavorano per le ong Cric e Peace Brigades International sono riusciti a scappare, rifugiandosi
nell'appartamento di un palestinese.
"Siamo in un luogo sicuro - racconta uno dei cooperanti
italiani a Gaza - al momento dell'assalto non ci trovavamo nella sede della
nostra organizzazione perché poche ore prima ci avevano avvertito che la
situazione era tesa e ci avevano suggerito di andare a casa. Stavamo sul tetto
del nostro condominio, cercando di comunicare con i nostri telefoni
satellitari, quando abbiamo visto una trentina di uomini armati avvicinarsi al
palazzo dove si trovano diverse Ong internazionali".
Un altro cooperante riferisce che oltre agli otto internazionali rapiti,
sarebbero stati sequestrati anche dei giornalisti e del personale medico non
meglio precisato. "Quanto a noi - ha dichiarato - non abbiamo avuto il
tempo di fare i bagagli, ma con ogni probabilità verremo evacuati al più presto
dalla Striscia. Le rappresentanze diplomatiche stanno già organizzando il
trasferimento". Al momento la situazione a Gaza City non sembra essere
sotto controllo: la polizia palestinese cerca di presidiare le strade, ma altri
edifici di istituti internazionali sono stati attaccati. "La sede del
British Council e di un albergo sono state attaccate, dalle finestre vediamo il
fumo che proviene dal palazzo dell'istituto britannico e si sentono ancora
spari ed esplosioni".

I moti di protesta sono cominciati quando l'esercito
israeliano ha fatto irruzione nel carcere palestinese di Gerico, in
Cisgiordania, sfondando i muri e uccidendo almeno un palestinese. Le truppe
israeliane chiedevano la consegna di Ahmed Saadat, leader del fronte Popolare
per la Liberazione della Palestina, ritenuto responsabile dell'uccisione del
ministro israeliano del turismo Zeevi nel 2002. La Corte di Giustizia
palestinese, il mese scorso, ha sentenziato che ‘mancano le prove di un
collegamento diretto tra Saadat e l’omicidio di Zeevi e che quindi il leader
del Fplp doveva essere rilasciato. Saadat era detenuto nel carcere di Gerico
che, secondo gli accordi internazionali, è gestito dai poliziotti dell’Autorità
Nazionale Palestinese. Israele però, in piena campagna elettorale per le
presidenziali del 28 marzo prossimo, ha ritenuto inaccettabile il rilascio di
Saadat e ha deciso di prelevarlo per rinchiuderlo in un carcere israeliano.
Circa un quarto d’ora prima che arrivassero i militari israeliani, inglesi e
statunitensi avevano abbandonato la struttura. Così è cominciata la battaglia
e
il carcere è sotto assedio, mentre Saadat e gli altri membri del Fronte
Popolare di Liberazione della Palestina si sarebbero rifiutati di uscire dalla
prigione per consegnarsi all'esercito israeliano.Solo 44 prigionieri
palestinesi si sono consegnati agli israeliani.

A quel punto la rabbia ha scatenato i militanti delle
Brigate e del Fplp a Gaza che hanno esortato statunitensi e britannici a
lasciare immediatamente i Territori palestinesi. E non solo a Gaza. "La
notizia non è arrivata inaspettata", dice Grazia Careccia, una cooperante
italiana da Ramallah, "da qualche giorno le sedi diplomatiche occidentali
avevano messo in allarme gli stranieri su possibili disordini e
rapimenti". Quindi sapevano, in particolare Usa e Gran Bretagna, che
Israele aveva in mente il colpo di mano a Gerico, ma hanno lasciato fare pur
sapendo che la responsabilità della prigione ricadeva anche su di loro.
"Non è vero che, come hanno scritto, l'esercito israeliano ha tentato di
entrare a Ramallah", raccontano dagli uffici di al-Haq, l'organizzazione
non governativa che si batte per il rispetto dei diritti umani, "qui l'eco
dei fatti di Gerico si è sentito al mattino, quando un corteo improvvisato si
è
prima radunato nella piazza al-Manar e ha poi proseguito verso la Muqata".
Ma la rabbia della gente verso gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, rei agli
occhi dei palestinesi di aver lasciato agire liberamente Israele a Gerico, ha
avuto i suoi effetti anche a Ramallah. "I manifestanti hanno occupato la
sede del British Council e danneggiato una banca inglese, ma è finita così,
salvo qualche colpo sparato in aria e le manifestazioni bloccate dalla polizia
palestinese. La situazione è tranquilla e il consolato italiano ha rassicurato
noi italiani in città”.
Christian Elia
Naoki Tomasini