26/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Sospende le pubblicazioni la rivista più prestigiosa d'Asia.
Di James Borton,
tratto da Asia Times
 
Il settimanale pubblicato a Hong Kong ha giocato per cinquant’anni un ruolo importante nel paesaggio mediatico del Sud Est Asiatico. Da Pechino a Singapore, ha raccontato tutti gli sconvolgimenti vissuti in Asia.
“Il gruppo editoriale Dow Jones, da lontano, non ha mai veramente capito l’Asia e che cosa rappresentasse la Far Eastern Economic Review (Feer)”, dice indignato Bertil Linter, un collaboratore del settimanale che ha smesso di essere pubblicato all’inizio di novembre. L’annuncio della sospensione della pubblicazione ha sorpreso tutto il mondo. Questa rivista, che per cinquant’anni è stata una voce critica sulle questioni asiatiche, è uscita con il suo ultimo numero il 4 novembre. Al Club dei corrispondenti stranieri di Hong Kong e nei bar del quartiere di Wan Chai, i giornalisti espatriati piangevano la scomparsa del giornale: più di ottanta dipendenti hanno perso il lavoro. Un faro sull’Asia e sul Pacifico è stato costretto al silenzio non da governi autoritari della regione, ma dalla fortezza della libertà e del capitalismo: Wall Street.
 
Hong Kong non è più un centro mediatico. Dow Jones, con sede a Wall Street, ha annunciate che il settimanale verrà sostituito da un nuovo mensile che porterà lo stesso nome e avrà pagine dedicate ad analisi far eastern economic review di personalità asiatiche della politica, del business e dell’insegnamento, su  modello del Foreign Affairs, pubblicato a New York. I redattori saranno solo due e lavoreranno sotto la direzione di Hugo Restall, fino ad ora responsabile editoriale del The Asian Wall Street Journal. La sede della Far Easter, inoltre, si sposterà da Hong Kong a Pechino.
La scomparsa della Feer rappresenta un altro duro colpo per la reputazione dell’ex colonia britannica, fino ad oggi considerata un luogo in cui erano concentrati media di alto livello. Alcuni osservatori di Hong Kong, che hanno chiesto di mantenere l’anonimato, hanno dichiarato che la decisione di Dow Jones rappresenta una vittoria per la Cina e per altri governi autoritari vicini, come quelli di Singapore, del Vietnam e del Myanmar.
 
Voce indipendente dell’Asia. A più riprese, la rivista era stata censurata in questi Paesi e alcuni dei suoi reporter erano stati addirittura incarcerati, come Murray Hiebert tornato a lavorare a Washington dopo aver trascorso sei mesi in una prigione malesiana.
Quella che era una modesta rivista di settore è divenuta in seguito un punto di riferimento in asia sotto la direzione del passionale Derek Davies – oggi scomparso – dal 1964 al 1989. Davies ha trasformato un piccolo settimanale in uno dei giornali più influenti della regione con una diffusione di circa 90mila copie. Nei momenti migliori della sua storia, la Far Eastern Economic Review contava circa cento giornalisti distribuiti in 15 redazioni in tutta l’Asia. La più grande equipe mai vista per un settimanale regionale.
Davies, un gallese molto rigoroso, non esitava a sfidare i numerosi governi e le grandi imprese asiatiche in un periodo storico in cui si chiedeva di rifarsi ai valori asiatici e non tanto a quelli della democrazia occidentale e della libertà di stampa. La Feer è stata un banco di prova per giornalisti di talento: Ian Buruma, Nayan Chanda, Nate Thayer, Susumu Awanohara, Christopher Wood e Philip Bowring.
In seguito, a partire dal 1987, il controllo autoritario del Dow Jones sulla politica editoriale della rivista ha avuto l’effetto di rimpiazzare reportage economici e politici di qualità straordinaria con servizi più superficiali. La pubblicazione è diventata, insomma, una copia scialba del Wall Street Journal, il quotidiano del Dow Jones.
 
Un giornale incapace di sedurre gli inserzionisti. Nei dodici mesi successivi all’acquisto della Far Eastern da parte del Dow Jones, la diffusione ha continuato a ristagnare intorno alle 90mila copie. Riguardo ai contenuti, il giornale sembrava ormai più destinato agli uomini d’affari che prendono di tanto in tanto gli aerei della Cathay Pacific piuttosto che agli attori principali della regione.
Secondo la società di ricerca AC Nielsen e a fonti dell’ambiente della stampa di Hong Kong, la crisi finanziaria asiatica del 1997 avrebbe influito sul naufragio della rivista, facendo crollare gli investimenti pubblicitari.In questi ultimi dieci anni, le perdite subite dalla Feer hanno raggiunto i 48 milioni di dollari (37,1 milioni di euro), nonostante la fusione con il The Asian Wall Street Journal nel novembre 2001. La Far Eastern non è riuscita a trovare una formula accattivante per i suoi inserzionisti. Quanto alla casa madre, il Dow Jones & Co., era sempre più sottomesso alle pressioni degli azionisti che volevano migliorare la posizione della Feer sul mercato e contenere il deficit.
La fine di una pubblicazione è di rado un buon presagio. Diversi siti internet della regione sono nati dall’idea che il continente asiatico debba far sentire la sua voce attraverso i mezzi di comunicazione. Adesso possiamo solo sperare che i website diretti da asiatici, i blog locali e i quotidiani regionali di qualità registrino almeno un leggero aumento di lettori dopo la scomparsa della Far Eastern Economic Review.  
 
Categoria: Diritti
Luogo: Cina