14/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Sventato un attentato contro Mugabe, finzione o realtà?
Quello festeggiato lo scorso febbraio dal presidente Robert Mugabe sarebbe stato un compleanno veramente “speciale”, almeno nelle intenzioni dei presunti golpisti che avrebbero organizzato un attentato contro uno dei capi di stato più longevi d’Africa. Sul banco degli imputati sono finiti in otto, tra ufficiali della polizia e membri dell’opposizione. Ma i dubbi sullo strano golpe restano molti.
 
Il presidente Robert MugabeImputati di lusso. Secondo quanto riferito dalle forze di sicurezza locali, a capo del complotto figurerebbero alcune personalità di spicco del Movement for Democratic Change, il principale partito di opposizione dello Zimbabwe: tra loro i due parlamentari Giles Mutsekwa e Roy Bennett, quest’ultimo già imprigionato per otto mesi nel 2004 a séguito di una rissa in Parlamento e resosi irreperibile per sfuggire all’arresto. Tra gli imputati figura anche Peter Hitschmann, ex-membro delle forze di sicurezza rhodesiane e presunto leader del gruppo ribelle Zimbabwe Freedom Movement. Proprio la scoperta, avvenuta la scorsa settimana, di un ingente quantitativo di armi a casa Hitschmann avrebbe fatto scattare le indagini. E ora gli accusati rischiano la pena di morte, come ha dichiarato senza mezzi termini il Ministro per la Sicurezza, Didymus Mutasa.
 
Il parlamentare di opposizione Roy BennettLe accuse. Al momento gli imputati si trovano in carcere, e mercoledì appariranno per la seconda volta davanti al giudice. Secondo l’accusa, i golpisti avrebbero tenuto numerosi incontri tra il 2001 e il 2006 per organizzare il colpo di stato, che avrebbe dovuto aver luogo durante le celebrazioni dell’82esimo compleanno di Mugabe, tenutesi lo scorso mese nello stadio della città di Mutare, nell’est del Paese. Secondo l’accusa, i golpisti avrebbero acquistato tra le altre cose un ingente quantitativo di olio da versare sulla strada verso lo stadio, per far sbandare le auto del convoglio presidenziale. Una ricostruzione subito sembrata più fantasiosa che convincente, e che i portavoce del Mdc liquidano come una messinscena per ostacolare il congresso del partito, che si terrà in settimana, e a cui il Mdc arriva già a pezzi per i recenti scontri che hanno opposto il suo leader Morgan Tsvangirai a una consistente ala di parlamentari dissidenti, che vorrebbero un cambio al vertice del gruppo.
 
Forti dubbi. PeaceReporter è riuscito a contattare la moglie di Giles Mutsekwa, uno dei parlamentari arrestati. La donna è sembrata piuttosto scossa e spaventata da quanto accaduto: “Non vedo mio marito dal giorno dell’arresto, e sono riuscita solo a fargli avere un po’ di cibo in carcere” ha dichiarato la signora Mutsekwa, “ma preferisco non fare ulteriori dichiarazioni”. I legali di Mutsekwa e degli altri accusati hanno già denunciato i maltrattamenti subiti dai loro clienti durante la detenzione. Vero colpo di stato o macchinazione per giustificare un’ulteriore giro di vite contro l’opposizione? Sebbene le indagini siano solo all’inizio, c’è da dire che finora le prove presentate contro i golpisti si sono rivelate poco consistenti, anche se il tentativo di eliminare fisicamente un politico controverso come Mugabe non può escludersi a priori.
 
Polizia in assetto antisommossaPolitico controverso. Al potere dal 1980, da quando cioè lo Zimbabwe si è affrancato dalla guida politica della minoranza bianca di Ian Smith, la vita politica di Mugabe si identifica alla perfezione con quella del giovane stato africano. Politico controverso, amato in Africa per il suo stile aggressivo e irriverente nei confronti dell’Occidente, Mugabe si è però fatto nemici in quasi tutti i Paesi che contano a livello internazionale. Dopo essere stato espulso dal Commonwealth (a séguito di pesanti contrasti con la Gran Bretagna), lo Zimbabwe si è guastato anche i rapporti con il Fondo Monetario Internazionale, anche se le recenti aperture commerciali alla Cina hanno permesso a Mugabe di uscire dall’isolamento internazionale. 

Matteo Fagotto

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