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Imputati di lusso. Secondo quanto riferito dalle forze di sicurezza
locali, a capo del complotto figurerebbero alcune personalità di spicco del Movement for Democratic Change, il
principale partito di opposizione dello Zimbabwe: tra loro i due
parlamentari Giles Mutsekwa e Roy Bennett, quest’ultimo già imprigionato per
otto mesi nel 2004 a séguito di una rissa in Parlamento e resosi irreperibile
per sfuggire all’arresto. Tra gli imputati figura anche Peter Hitschmann,
ex-membro delle forze di sicurezza rhodesiane e presunto leader del gruppo
ribelle Zimbabwe Freedom Movement.
Proprio la scoperta, avvenuta la scorsa settimana, di un ingente quantitativo
di armi a casa Hitschmann avrebbe fatto scattare le indagini. E ora gli
accusati rischiano la pena di morte, come ha dichiarato senza mezzi termini il
Ministro per la Sicurezza, Didymus Mutasa.
Le accuse. Al momento gli imputati si trovano in carcere, e
mercoledì appariranno per la seconda volta davanti al giudice. Secondo
l’accusa, i golpisti avrebbero tenuto numerosi incontri tra il 2001 e il 2006
per organizzare il colpo di stato, che avrebbe dovuto aver luogo durante le
celebrazioni dell’82esimo compleanno di Mugabe, tenutesi lo scorso mese nello
stadio della città di Mutare, nell’est del Paese. Secondo l’accusa, i golpisti
avrebbero acquistato tra le altre cose un ingente quantitativo di olio da
versare sulla strada verso lo stadio, per far sbandare le auto del convoglio
presidenziale. Una ricostruzione subito sembrata più fantasiosa che
convincente, e che i portavoce del Mdc
liquidano come una messinscena per ostacolare il congresso del partito, che si
terrà in settimana, e a cui il Mdc
arriva già a pezzi per i recenti scontri che hanno opposto il suo leader Morgan
Tsvangirai a una consistente ala di parlamentari dissidenti, che vorrebbero un
cambio al vertice del gruppo.
Politico
controverso. Al potere dal 1980, da quando cioè lo Zimbabwe si è
affrancato dalla guida politica della minoranza bianca di Ian Smith, la vita
politica di Mugabe si identifica alla perfezione con quella del giovane stato
africano. Politico controverso, amato in Africa per il suo stile aggressivo e
irriverente nei confronti dell’Occidente, Mugabe si è però fatto nemici in quasi
tutti i Paesi che contano a livello internazionale. Dopo essere stato espulso
dal Commonwealth (a séguito di
pesanti contrasti con la Gran Bretagna), lo Zimbabwe si è guastato anche i rapporti
con il Fondo Monetario Internazionale, anche se le recenti aperture commerciali
alla Cina hanno permesso a Mugabe di uscire dall’isolamento internazionale. Matteo Fagotto