Scritto per noi da
Paolo Lezziero
La Shoah degli ebrei coi suoi milioni di morti ha lasciato un segno profondo,
una cicatrice storica che mai potrà rimarginarsi. Basta passare da Roma al Portico
di Ottavia, vicino alla Sinagoga, e leggere i nomi dei 1900 deportati con la forza,
ovviamente tutti, uomini, vecchi, donne e bambini. L’immagine del quartiere e
l’elenco dei poveri nomi ti entrano nella coscienza e ti scavano per sempre. Anche
perché adesso storici (?) revisionisti come Irving, per fortuna incarcerato, negano
tutto, erano solo campi di lavoro quelli come Auschwitz e Mauthausen.
Un altro genocidio però, inferiore solo per milioni di morti, ( 1,6 contro i
sei della Shoah), rischia di passare quasi inosservato. A metà della prima guerra
mondiale, dal 1916 i Giovani Turchi, al potere a Istambul, nazionalisti fanatici
alleati dei tedeschi, cominciano il massacro degli armeni, una delle tante popolazioni
dell’impero turco, quella più colta e più forte.
Anche adesso, come per gli ebrei, esistono i revisionisti turchi che negano tutto
o tendono a sdrammatizzare e a ridurre il tutto a qualche scaramuccia.
C’è però il libro scritto da Fayez- el-Ghossein, “Il beduino misericordioso,
testimonianze di un arabo musulmano sullo sterminio degli armeni”, a ricostruire la storia vista in presa diretta. E’ un diario che produce un
libro piccolo di dimensione ma con contenuti grandi e impressionanti, raccontati
quasi con distacco, senza enfasi e con l’emozione del racconto ridotta ed essenziale.
Beduino musulmano dell’Hauran, alto funzionario arabo, condannato dai turchi
prima a morte, come presunto capo di un movimento rivoluzionario e poi all’esilio,
è proprio durante questi spostamenti che Fayez- el-Ghossein vede e raccoglie tutte le testimonianze delle barbarie commesse contro innocenti
armeni, come al solito donne, vecchi e bambini, selezione tipica di tutti i massacratori
del mondo.
“Penso che sia mia dovere pubblicare questo libro per servire la verità e la
nazione che è stata perseguitata dai turchi e specialmente per difendere la religione
musulmana, affinchè non venga accusato di fanatismo dall’Europa”, scrive nelle
prime pagine del suo diario scritto a Bombay, India, nel 1916.
Capitoli agghiaccianti si susseguono dopo quello della storia degli Armeni, i
quali vengono sistematicamente eliminati assieme a Protestanti, Caldei, Siriaci.
Sembrano le sequenze di tutti i documentari dei campi di concentramento tedeschi.
Le vittime hanno la stessa dignità di fronte alla morte sicura. Un capo di villaggio
racconta all’autore di aver visto donne armene andare con coraggio verso il carnefice
mangiando pezzi di pane e fumando sigarette. Un bambino di tre anni cadere morto
dopo aver visto la madre sgozzata. Una bambina armena correre verso i suoi genitori
già morti rifiutando si salvarsi dicendo “ mio padre e mia padre sono già morti,
non voglio nessun’altro come genitore.”
“ Qual è dunque la ragione che spinse i turchi allo sterminio di tutti gli armeni
?”, si chiede Fayez – el- Ghossein, visto che qualche anno prima li consideravano
sudditi fedeli che avevano combattuto al loro fianco nella guerra dei Balcani.
Una volta preso il potere contro l’autoritario Sultano Abdul Hamid, essi hanno
capito che il dispotismo era l’unico mezzo per conservare quel potere assoluto
per l’egemonia su tutte le altre razze. Quella Armena , superiore per istruzione
e capacità ( ricorda molto gli ebrei in Europa), padrona dell’industria del paese,
era molto vicina ormai a impadronirsi dell’esercito ( quasi tutti gli ufficiali
erano armeni). I Giovani Turchi passano allora all’eliminazione fisica, un’occasione
facilitata anche dalla guerra in corso. E nemmeno la Germania di allora, alleata,
non fa nulla per evitare tutto quanto sarebbe successo.
“ Di quali diritti si sono avvalsi i turchi per sterminare tutta una nazione,
se i suoi membri hanno pagato tutti i tributi e osservato le leggi dell’Impero
e combattuto per esso?
E’ la domanda che ci poniamo ancora adesso sul nazismo e sulla Shoah. E solo
di recente qualche storico turco ha ammesso la verità di quanto successo in quei
lontani anni in Armenia.
Il volume è tutto un documento vero e reale di un uomo che ha scritto non per
sentito dire ma per aver assistito direttamente o per essersi informato sul momento,
essendo per fortuna ( della verità storica) dolorosamente presente.