13/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il regno giordano contro i fondamentalisti
Una corte militare ha condannato il 12 marzo 2006 cinque uomini a pene che vanno da 10 anni di reclusione fino all’ergastolo. Uno dei 5, Muhammad Ratib Qtaisha, è latitante ed è stato condannato all’ergastolo in contumacia. I 5 sono solo gli ultimi di una serie di personaggi arrestati e processati in Giordania in una lotta strisciante tra la monarchia al potere, che pure è ritenuta dagli islamisti troppo filo-statunitense, e il governo che vuole stroncare il fondamentalismo che ha generato gli attentati di novembre dello scorso anno, costati la vita a 67 persone. Un reportage da Amman racconta il clima del regno di Abdallah II.


Scritto per noi da
Rosarita Catani

Il regno Hascemita di Giordania è generalmente riconosciuto come uno dei paesi più moderni dell’area medio orientale, sia in ragione di un approccio meno rigorista alla religione dell’Islam, sia per i buoni rapporti diplomatici e commerciali con i Paesi occidentali.
 
il re abdullah II Tuttavia molte sono ancora le violazioni dei diritti umani che Amnesty International registra annualmente e che spesso sono favorite da una legislazione incline a concedere l’impunità a chi si macchi di determinati reati. La situazione generale è sembrata tendere a un miglioramento con la successione al trono, nel 1999, del giovane Abdallah II. Il nuovo sovrano ha voluto inserire il Paese in un processo di modernizzazione e democratizzazione già avviato dal padre Hussein, anche se non sono mancati segnali in senso contrario proprio in materia di garanzia della libertà di espressione. Purtroppo, a causa dei conflitti presenti nell'area, i Paesi arabi hanno rafforzato le misure di sicurezza, che oltre a sacrificare ulteriormente i diritti umani fondamentali, impediscono la libera circolazione delle idee. In Giordania nel corso del 2003 decine di persone sono state arrestate e condannate dopo un processo iniquo, per aver cercato di dare spazio pubblico alla propria opinione. In altre occasioni la polizia è intervenuta a fermare alcune persone impegnate in manifestazioni contro la guerra in Iraq. E’ evidente che, anche in Giordania, si è dovuto registrare un peggioramento dei diritti a causa dell’imminente terzo conflitto iracheno. Alla fine di marzo del 2003 i servizi segreti giordani fermarono 19 persone, trattenute e rilasciate qualche giorno dopo senza accuse. Decine di persone sono state arrestate per sospetta appartenenza a gruppi terroristici. E’ in questo contesto che bisogna valutare lo "zampillo" che ha dato origine alla rivolta nel carcere di Jweida, in Giordania, poi estesasi ad altri due centri di detenzione, Swaqa e Gafgafa. La rivolta e' durata piu' di 12 ore e si è conclusa con il rilascio di tutte le guardie carcerarie, sette tra ufficiali e agenti, prese in ostaggio dai detenuti e liberate dopo 13 ore di negoziati. La rivolta e' iniziata alla 3 del mattino di mercoledì 1 marzo scorso, quando un gruppo di detenuti appartenenti alla fazione islamica ha scoperto che alcuni detenuti condannati a morte dalla Suprema Corte erano stati rinchiusi nel carcere di Jweida e che fra questi vi era anche Sajida Atrous Rishawi, la donna che il 9 novembre 2005 aveva partecipato all'attentato al Radisson Hotel Sas. 
 
una delle immagini degli attentati ad ammanI detenuti richiedevano l'immediata scarcerazione dei prigionieri politici, oppure che gli stessi non venissero giustiziati. Durante la rivolta alcuni tra poliziotti e detenuti sono stati feriti. Il ministro degli Interni giordano Eid al-Fayez, ha dichiarato che «la situazione è stata affrontata saggiamente, senza ricorrere alla forza».  Secondo un portavoce della polizia giordana uno dei capi della rivolta e' Azmi Jayussi associato ad Al Zarqawi. Jayussi, era stato condannato a morte a febbraio per aver ideato un attacco chimico contro il quartier generale dell'intelligence giordana, ed era stato detenuto nella prigione di Swaiqah in attesa di essere giustiziato. Jayussi partecipo', unitamete al libico Salem Bin Suweid, detenuto nella stessa prigione, all'agguato e all'uccisione di un diplomatico statunitense.  Nella stessa giornata di mercoledì le forze di sicurezza giordane sventano un attacco terroristico contro un abitazione civile a seguito della confessione rilasciata da un cittadino iracheno, Saad Fakhri Younis Nueimi, di 40. Durante le ricerche la polizia arresta un cittadino libico e due iracheni sospettati di appartenere ad Al Qaeda.  In Giordania dall'inizio della guerra in Iraq sono state arrestate e detenute numerose persone, fra queste anche liberi professionisti e giornalisti. Il giornalista Muhammad Mubaidin, dopo la pubblicazione di un articolo apparso sul settimanale Al Hilal, fu arrestato e condannato dalla Suprema Corte di Sicurezza a febbraio del 2004 ed ha scontato una sentenza di sei mesi proprio nella prigione di Jweidah. Le aumentate tensioni con i Paesi limitrofi dovute al conflitto iracheno, hanno condotto le Autorità a perseguire con maggiore determinazione anche su quei giornalisti ed editori che hanno espresso la propria opinione sulle relazioni internazionali tenute dalla Giordania.
Categoria: Politica, Popoli, Religione
Luogo: Giordania