Un elicottero verde militare sorvola Flamengo, uno
dei quartieri residenziali più borghesi di Rio de Janeiro. Un altro si
intravede in lontananza: sta pattugliando il centro della Cidade Maravilhosa, il Centro della città del samba, del carnevale
e della Garota de Ipanema. Il centro
perché lì a un tiro di schioppo si trova il Morro da Providença, una
delle favelas più misere di Rio de Janeiro, cronologicamente l’ultima delle
nove occupate in questi giorni dall’esercito brasiliano.

Già, un tiro di schioppo, proprio come quello che
qualche giorno fa ha ferito un anziano pensionato che passeggiava per le vie
del centro. O come quello che ieri ha ucciso il sedicenne Eduardo dos Santos,
perché il suo ombrello assomigliava maledettamente troppo a un fucile.
Siamo alle porte di una vera e propria guerra
civile nel cuore della città: i fucili usati sia da militari che da
narcotrafficanti sono fucili di precisione – Fal i primi, Ar-15 gl’altri - con
velocità di tiro, grande potenza di penetrazione e soprattutto azione dalla
lunga distanza. Niente di più pericoloso per la popolazione accalcata nelle
favelas.
E sono proprio dei fucili la causa di questa
occupazione estemporanea, imprevista. Undici miseri fucili sottratti da un
quartier generale militare.

I colpevoli? I soliti ignoti. Per ora le indagini
parlano di narcotrafficanti senza identità o residenza. Ma il punto è che
questo furto ha scatenato un dispiegamento di forze militari incredibile: 1500
unità, più delle 1200 presenti in Haiti come forza di pace di appoggio all’ONU.
Un’operazione simile ha sette precedenti negli ultimi dieci anni nella sola Rio
de Janeiro. Una situazione che comporta preoccupanti problematiche nelle
relazioni stato-esercito e stato-società in un paese che è uscito solo alla
fine degli anni Ottanta da un ventennio di dittatura militare.

La decisione è stata presa in poche ore dal
segretario alla sicurezza e dal comandante del
Comando Militar do Leste con
poche, probabilmente nessuna, consultazione né col governatore dello stato di
Rio de Janeiro né tanto meno col presidente Lula. Inoltre, come afferma il
sociologo Glàucio Soares dell’Instituto Universitario de Pesquisas do Rio de
Janeiro ( Iuperj ) “se le persone criticavano la polizia, ora hanno molte più
ragioni per biasimare l’azione dell’esercito, perché è profonda l’inadeguatezza
della preparazione della missione rispetto all’azione. Inoltre un’occupazione
temporanea non è sostenibile e non sortisce effetti di lungo periodo, il
contributo di questa operazione alla riduzione della criminalità è praticamente
nulla. Anzi non solo è inefficiente, ma può addirittura contribuire a una certa
sfiducia nelle Forze Armate”.
E mentre lo stesso
colonnello PM Josè Vicente da Silva Filho, ex-segretario nazionale alla
Sicurezza Pubblica, ribadisce che ai soldati mancano addestramento specifico e
preparazione psicologica per operare nelle favelas, gli ordini si susseguono e
le forze militari ultimano l’occupazione anche della favela di Mangueiras -
sede della più antica scuola di samba di Rio - che solo una settimana fa aveva
dato vita ad un’accesa sfida: unica arma una succinta e luccicante
fantasìa e come campo di battaglia un
Sambodromo in festa.