02/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Seconda parte del diario ghanese di Elisa Finocchiaro
scritto per noi da
Elisa Finocchiaro
 

Un trampoliere al festival Fetu Afaye di Cape Coast
Il festival Fetu Afahye prende il nome dall’impero Fetu del XVII secolo, collocato nell’area di Cape Coast. Principalmente consiste nel rito di purificazione e nell’offerta di Yam agli Dei. C’è inoltre un rito di propiziazione della pesca . Nel giorno clou del festival, la strada viene invasa da chiefs in portantina col loro séguito e da bambini dai vestiti colorati con maschere di cartapesta. Sfilano gruppi provenienti da diversi luoghi, molti vestiti interamente alla maniera tradizionale: suonano, cantano, ballano, ridono e fanno baccano. Il chief di ogni città viene condotto su eleganti portantine, alcune a forma di coccodrillo, altre con il simbolo “except god”. Alcuni chiefs - tutti agghindati mentre brandiscono un crine - bevono da una calebasse e poi soffiano l’acqua sulla gente che da sotto li acclama, li sorregge, li applaude, danza e canta in loro onore. Molti sembrano aver perso la solita compostezza. Pelle imperlata di sudore per lo sforzo concentrato sulle pelli di tamburo,e altra pelle di donna dipinta. Sotto i portici già da ore la gente ha occupato le sedie per godersi il passaggio del corteo al riparo dal sole, che brucia le teste ed aumenta l’euforia. Una vecchia sventola un fazzoletto, in adorazione del chief dalle pesanti catene d’oro, sorretto da una palanchina che poggia sulla testa di quattro persone.
 
Trasporti. Il momento più bello è quando il vento entra nei tro-tro (i mezzi di trasporto più comuni, pulmini che partono quando sono pieni), il viaggio ricomincia e il sudore si asciuga. Finalmente seduta posso guardare la strada con le sue insegne e pubblicità dipinte: immagini che vanno dai tagli di capelli alla pubblicità della compagnia telefonica o del phone center,  con Bush e Bin Laden che parlano al telefono. C’è sempre un ragazzo nel tro-tro: ritira i soldi dei passeggeri e li fa sedere, urla la destinazione alle fermate, fa salire la gente che aspetta sui marciapiedi e risale sul pulmino sempre quando questo è già partito, reggendosi alla carrozzeria scassata con un braccio solo. Un medicine man ambulante ha scorpioni vivi che gli camminano sulla testa. Mostra una strana pietra antidoto contro gli scorpioni. Vende anche semi per il mal di stomaco, cordicelle per il mal di schiena… Sale sul pulmino e comincia a fare le dimostrazioni. Parla, si muove, gesticola, sempre incurante degli scorpioni che gli camminano addosso. La gente rimane esterrefatta ad ammirarlo e metà dei passeggeri gli compra il sassolino magico. Poi sale un ragazzo sui 17, alle sue spalle il parabrezza pieno di orsacchiotti colorati e pacchiani appesi con le ventose. Si schiarisce la voce e con tono rauco e apocalittico comincia a parlare della Bibbia. Con una mano si passa in continuazione un fazzoletto sulle guance, per asciugare il sudore, ma il gesto fa piuttosto parte della pantomima. Con l’altra mano gesticola e sapientemente afferra il corrimano prima delle frenate brusche. A predica finita, raccoglie una bella manciata di soldi e se ne va.
 
Il grande lago. Yapei queen, la nave che percorre il lago Volta, la seconda classe ha una decina di panche. Sono state prese tutte d’assalto, la gente ha cominciato ad aprire delle buste nere e a tirare fuori da mangiare, per riprendersi dalla corsa col bagaglio in testa. Siamo partiti con un’enorme palla di fuoco nel cielo, tra canoe di legno che attraccavano al porto. Accanto a me c’è un grande uomo dallo sguardo languido, con la maglietta dei Chicago Bulls. Ha messo sullo sporco pavimento un fazzoletto di stoffa usato e stropicciato, con sopra una busta d’acqua. Ora si china su di essa in ginocchio, guarda l’orizzonte e lo punta con l’indice, comincia a sussurrare placidamente la sua preghiera, assorto, incurante degli schiamazzi dei bambini che gli giocano attorno. Poi china il busto in avanti,fino a baciare terra, e continua a sussurrare parole all’orizzonte e a guardarlo solennemente…
 
Il Kejetia Market di KumasiKumasi. A Kumasi, cuore dell’Ashanti, c’è il mercato più grande dell’ Africa occidentale: è il  Kejetia market, una città avvolta da lamiera. I tetti di latta si perdono a vista d’occhio. Coda per raggiungere qualsiasi luogo. Il lorry park adiacente rende tutto più caotico, con macchine e tro-tro. Caos. Una montagna di colorate stoffe wax, batik, kente e adinkra, il tessuto dai motivi simbolici. Rifiuti, tanti rifiuti, ma anche tanti colori. Uno stormo di pipistrelli solca il cielo. Sento il suono delle sirene dei treni e vedo ad un metro da me, tra banchi e bancarelle di lamiera, nel bel mezzo del mercato, un treno sfrecciare a tutta velocità.Il mercato è solcato dalle rotaie ma i venditori, noncuranti, continuano il loro lavoro come se niente fosse. La gente aspetta che il treno riparta, poi ricomincia a camminare sulle rotaie. File e file di scarpe : Nike , Adidas, ciabatte di plastica, scarponi nuovi e usati. Cantano il prezzo e strofinano buste, dando il ritmo. Altri suonano tamburi con il loro banchetto di ciabatte contornato di gente. Caldi sorrisi dai dentoni bianchi e urla gutturali di sorpresa. Poi c’è l’area delle collane dalle perline di vetro, quella dei capelli finti e fino ad arrivare alla zona più verace. L’odore di pesce secco, carne, pomodori acidi, e dei vecchi cascami in terra fa mancare il respiro. Dai solo una boccata ogni tanto, tanto per non  morire. Zampe, zamponi e scarti di animali: ti rendi conto dei colori grotteschi di certi animali che mangi, dei loro odori acri e del loro aspetto così lontano da qualcosa di gradevole.La carne assume tinte giallognole e verdastre, non riconosci le parti che stanno vendendo; tante interiora. E poi di nuovo pomodori, cipolle, scatole e scatolette…
 
Bosumwti, il lago sacroBosumtwi lake. E’ sceso dalla montagna un gruppo di ragazzi del seminario per lavarsi, si strofinano energicamente con la spugna e diventano tutti bianchi di schiuma. Le anime degli Ashanti finiscono qui dopo la morte. Per questo il lago è sacro. Vedi i pescatori insieme alle reti, a cavalcioni sopra tronchi d’albero, che pagaiano con le mani, oppure aiutandosi con delle piccole palette di plastica .Rumore pacato di zattera che increspa la superficie dell’acqua. I ragazzi del seminario non riescono a capire come sia possibile che non crediamo in alcun Dio. “Chi ha dato vita al creato?”. “Il big bang”, rispondo io. Mi dicono che non è così, perché la Bibbia spiega la Genesi e parla di Adamo ed Eva. Bosumtwi vuol dire spirito dell’antilope. Narra la leggenda che circa quattrocento anni fa un cacciatore qui, dove vi era solo una foresta e una piccola pozza, sparò ad un’antilope. Ma questa non morì. Il cacciatore seguì le sue orme insanguinate e la vide tuffarsi nella pozza. L’antilope sparì, diventando così lo spirito del lago. 
 
continua 
Categoria: Popoli, Religione, Costume
Luogo: Ghana