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Il 24 novembre, in 140 seggi, sono cominciate le operazioni di registrazione
degli elettori interessati al voto del 10 febbraio 2005. Le iscrizioni si chiuderanno
il 22 dicembre 2004. Seguiranno due altre tornate elettorali a Marzo e ad Aprile
del 2005. Le elezioni erano state annunciate per ottobre 2004, ma sono state rinviate
prima a novembre e poi a febbraio dell'anno prossimo. Definitivamente. Forse.
Questo è il primo passo verso le prime elezioni municipali della storia del regno
dell'Arabia Saudita dal 1960 a oggi.
Ha così risolto la questione legale che si era aperta quando, ad Agosto del 2004, non essendoci precedenti visto che elezioni in Arabia Saudita non si erano mai tenute, un decreto regio chiamava tutti i cittadini che hanno compiuto i 25 anni alle urne per eleggere la metà dei membri dei 178 consigli municipali. Senza specificare se le donne potevano andarci oppure no.
Molte donne in Arabia Saudita hanno creduto che, le pressioni interne e internazionali che chiedono riforme a Riyadh, potevano ottenere una svolta storica completa. Alcune di loro si sono anche candidate, ma la delusione è stata totale, quando alle parole del ministro degli Interni si sono aggiunte anche quelle di Abdul Aziz bin Mohammed al-Muqarran, segretario generale per l'area ubrana di Riyadh, che ha sottolineato come “le donne non possono né votare né candidarsi. Tra quattro anni ne riparleremo. Nessuno voterà al posto loro, questa possibilità di delega elettorale l'abbiamo concepita solo per i portatori di handicap, non per le donne”. Testuale.
Altra categoria di cittadini sui quali la legge elettorale non faceva chiarezza era quella dei detenuti. Possono votare oppure no? Il dubbio lo risolve il generale Ali al-Qahtani, direttore del carcere di Riyadh e degli istituti penitenziari sauditi in generale. “Potranno votare tutti coloro che devono scontare meno di 5 anni di reclusione. Perchè direttamente interessati dall'esito del voto”. Più delle donne, evidentemente.
Sembra (visto che di spiegazioni ufficiali non ne arrivano) che il problema sia
tecnico. Se problema tecnico si può definire la mancanza di un numero sufficiente
di donne preparate a gestire le operazioni di voto, visto e considerato che mai
una donne elettrice, che si rechi in un seggio elettorale, potrebbe avere a che
fare con uno scrutatore uomo. Inoltre, sempre a livello tecnico, resta l'ostacolo
che poche donne hanno un documento d'identità con una foto che le renda riconoscibili.
Il principe al-Muqarran ha sgombrato il campo anche dal dubbio sulla presenza o meno di osservatori internazionali. “Non ci saranno osservatori internazionali, perchè non ne abbiamo bisogno. Possiamo cavarcela da soli”. Il funzionario, piuttosto pragmatico, rigetta così quella presenza internazionale che voleva essere un controllo di regolarità democratica delle operazioni di voto, non certo un sostegno logistico.
Alle donne, che in Arabia Saudita non possono guidare, tocca aspettare. Almeno quattro anni. Aspettano da sempre in Arabia Saudita, ma il clima sta lentamente cambiando. Il 18 novembre 2004, una petizione è stata consegnata alle autorità saudite. Sono state raccolte 8 mila firma da Nasser al-Abdali, un attivista kuwaitiano che si batte per il rispetto dei diritti umani nei paesi del Golfo. La petizione chiede il rilascio di Ali al-Dumeini, Matrouk al-Faleh e Abdullah al-Hamid, tre riformisti sauditi arrestati 8 mesi fa e da allora tenuti in carcere.
“Il messaggio è diretto a re Fahd”, ha dichiarato al-Abdali, “sono 8 mila firme, in massima parte raccolte in Kuwait. Il re non può ignorale. La raccolta delle firme è cominciata all'inizio del sacro mese del Ramadan (15 ottobre 2004 ndr) e volevamo arrivare a 100 mila. Alla fine però, visto l'avvicinarsi delle elezioni, abbiamo deciso di presentarle”.
Le elezioni appunto. La casa reale si trova ad affrontare una sempre più forte
richiesta di riforme di una monarchia assoluta e rigida. La famiglia Saud è stretta
nel mezzo tra i fondamentalisti che puntano a fare dell'Arabia Saudita la culla
del wahabismo integralista, versione più rigida dell'Islam, e le riforme volute da una popolazione
civile assetata di libertà. Le elezioni sono il primo passo in questo senso, il
primo tentativo di dare del regime un'immagine più aperta e progressista.
Questo per sottolineare, se necessario, la straordinarietà dell'evento. Hanadi ha realizzato il suo sogno, per il momento sulle rotte commerciali, ma arriverà anche a quelle civili. Questo è un successo, ma di pilotare un aereo sono capaci in pochi, di votare hanno il diritto tutti.
Christian Elia