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I numeri. Pompieri, soccorritori, poliziotti, volontari, manovali, ma anche semplici residenti
delle zone circostanti. La lista delle persone che sono venute in contatti con
i fumi è lunga, ma lo è ancora di più quella delle sostanze che componevano quella
polvere tossica. Le due Torri non erano semplici edifici, erano una città nella
città. Nel loro crollo sono andati polverizzati 56mila metri quadrati di finestre,
465mila mq di superfici verniciate, 650mila mq di pavimenti. Al loro interno c’erano
50mila computer, ognuno dei quali conteneva quasi due chili di piombo. Sotto l’edificio
numero 7 del Wtc, adiacente alle Torri e anch’esso crollato, c’era una centralina
elettrica con dentro quasi 500mila litri di petrolio: il fuoco nell’incendio che
seguì al crollo covò sotto le macerie fino a dicembre. Non si contano le tonnellate
di plastica bruciata, l’amianto, il mercurio, i pesticidi che aleggiarono su Ground
Zero e, grazie al vento che soffiava da nord-ovest, si spostarono su Brooklyn.
I problemi di salute. Nei mesi successivi, molti newyorchesi sostengono di aver iniziato ad avere
problemi respiratori. Nell’ultimo anno due soccorritori di Ground Zero e un poliziotto,
che lavorò sul posto 16 ore al giorno dopo il disastro, sono morti per gravi malattie
polmonari. David Worby, un avvocato newyorchese che rappresenta 6.000 lavoratori,
sostiene di aver identificato 21 decessi riconducibili alla nube tossica. Non
esistono statistiche ufficiali che possano confermare la sua tesi. Ma un programma
di controllo e di cura per i problemi respiratori è stato istituito al Mount Sinai
Medical Center di New York, con esami gratuiti per chiunque tema di soffrire di
“tosse dell’11 settembre”: finora sono stati esaminati 16mila casi. “Il problema
è che è difficile distinguere tra problemi originati da quei fumi tossici o da
altro”, spiega a PeaceReporter la dottoressa Mary Stelluti, “quindi è difficile prevedere cosa succederà in
futuro, se i sintomi di queste persone peggioreranno o no”. Anche per questo,
molti pazienti si sono visti negare i risarcimenti richiesti: dimostrare che si
era nelle vicinanze di Ground Zero, che la propria malattia sia stata causata
da quegli eventi, è difficile.
La risposta delle autorità. La scorsa settimana l’amministrazione Bush, ascoltando le richieste di alcuni
politici dello stato di New York, ha nominato uno “zar” che coordinerà le attività
relative alla tosse maledetta. Ma Washington ha stentato a riconoscere il problema.
Aveva anche sottovalutato le potenzialità della nube tossica. Christie Whitman,
l’allora responsabile dell’Environmental Protection Agency (l’ente governativo per l’ambiente), pochi giorni dopo l’11 settembre assicurò
che l’aria di New York “era sicura”, si poteva respirare senza preoccupazioni.
La sensazione di molti era che le direttive dall’alto imponevano di tornare presto
alla normalità, di mostrare coraggio, determinazione. Il conto potrebbe però arrivare
nei prossimi anni. “Abbiamo paura che finora si sia vista solo la punta dell’iceberg”,
dice Donald Faeth, un sindacalista che rappresenta molti lavoratori malati. Come
la tosse che li perseguita, anche per loro è stato trovato un nome: the walking dead, i morti che camminano. Alessandro Ursic